I LEONI DI SICILIA di Stefania Auci

I LEONI DI SICILIA di Stefania Auci

COPERTINA

Il libro rivelazione dell’anno è stato pubblicato da Editrice Nord e si chiama I leoni di Sicilia. In copertina campeggia “Ritratto di signora con due adolescenti” di Vittorio Matteo Corcos (un po’ fuori tempo rispetto al periodo descritto). La signora nell’illustrazione si fa metafora della Sicilia mentre l’adolescente che le parla è uno dei due giovani Florio sbarcati sulle sue coste. Dalla Sicilia, e in specie da Palermo, prende piede l’ascesa di questa famiglia il cui destino si intreccerà con quello del Sud Italia e, come nei migliori racconti della tradizione, toccando i toni dell’epica.
Il romanzo è diviso in diverse sezioni. Di volta in volta una “merce” differente dà il titolo a ciascuna sezione, invariabilmente introdotta da proverbi siciliani scritti in dialetto con tanto di traduzione. Ogni merce è scelta per il valore e per il protagonismo che ha avuto nel decennio/ventennio di riferimento; ogni merce è quindi correttamente posizionata ai fini della scalata al potere della famiglia Florio, evidentemente sempre in anticipo sui tempi piuttosto che al passo.

I leoni di Sicilia_Libri Senza Gloria
I leoni di Sicilia_Libri Senza Gloria

PROLOGO

16 ottobre 1799, a questa data la scrittrice trapanese Stefania Auci fa risalire la Genesi dei Florio. Data del terremoto che ha segnato la fine della loro vecchia vita e l’inizio di quella nuova. Un nuovo inizio che, come tutte le cose belle, ha luogo con un viaggio per mare. La breve odissea dei fratelli Florio, ovvero Paolo (il maggiore) e Ignazio (il piccolo), li vede abbandonare la nativa Bagnara Calabra per approdare a Palermo, dove gestiscono insieme al cognato Pietro Barbaro (ha preso in sposa Mattia, la sorella dei Florio) un magazzino ridottosi a catapecchia impolverata.

Ritratto di signora con due adolescenti di Vittorio Matteo Corcos
Ritratto di signora con due adolescenti di Vittorio Matteo Corcos

SPEZIE

Ignazio e Paolo riprendono possesso di quel che è loro. Abbandonano ogni certezza e si trasferiscono nella ostile e competitiva città siciliana. Vanno a vivere in un buco insieme alla moglie e al figlio di Paolo, Giuseppina e Vincenzo, e a Vittoria, orfana di un loro fratello morto negli antefatti. Dal 1799 al 1807 Ignazio e Paolo si fanno lentamente strada rifornendo di spezie i commercianti e gli aromatari: sin da subito si fanno nemici don Canzoneri e suo genero Carmelo Saguto, che trafficano nello stesso mercato.

Visti i primi successi dei fratelli Florio, l’invidia incrina il rapporto con il cognato Paolo Barbaro e con la sorella Mattia. Quando il tifo si porta via Paolo, il giovane Ignazio deve prendere da solo in mano gli affari, occuparsi di un bambino che ha sempre trattato come un figlio e di una cognata vedova che il suo cuore ha sempre desiderato.

SETA

Ogni sezione del romanzo è introdotta anche da brevi approfondimenti storici incentrati tanto sui (som)movimenti politici tanto sugli interessi economici. Perciò scopriamo come già alla fine del primo decennio dell’800 impazzasse la moda della seta e in generale delle cineserie (Federico I del nascente Regno delle Due Sicilie battezzerà la sua sede come Palazzina Cinese).

La Palazzina Cinese di Federico I
La Palazzina Cinese di Federico I

I Florio avanzano ma non si scollano di dosso le antipatie e le malelingue. Vincenzo prende il posto del padre, lavora insieme allo zio Ignazio, cresce, si innamora della baronessina Isabella Pillitteri ma parte per l’Inghilterra insieme al commerciante inglese e amico Benjamin Ingham.

CORTICE

Cortice è il ricavato dalle proprietà febbrifughe ottenuto dalla corteccia dell’albero della china. Questo particolare albero è disegnato in prossimità del torrente dove si abbevera un leone ferito nell’insegna dei Florio di Palermo.

Nel 1820 Vincenzo fa ritorno nella città siciliana, quasi uomo, carico delle lezioni apprese nello Yorkshire;lui testa calda e lo zio ragionevole, insieme convincono il Viceré, da lui ottengono il permesso per commerciare in tutta la Sicilia, credono per primi nell’importanza delle assicurazioni e acquisiscono quote delle imbarcazioni (l’Assunta). Soprattutto, mezza Palermo finisce per indebitarsi con i Florio accrescendone il potere, ma i nemici di sempre questi “bagnaroti” continuano a chiamarli “facchini”.

Vincenzo e Ignazio Florio
Vincenzo e Ignazio Florio

Si rischia a volte la confusione per omonimia fra personaggi principali e secondari: inizialmente sussisteva fra don Paolo Florio e il cognato Paolo Barbaro, adesso fra don Ignazio Florio e il nuovo segretario Ignazio Messina (chiamato a sostituire il precedente anziano sodale Maurizio Reggio). Nel 1828 la vecchiaia e un amore forse mai dichiarato si portano via Ignazio, quindi il giovane uomo Vincenzo acquisisce l’appellativo di “don” e da solo si ritrova a tirare le redini della ditta “Ignazio e Vincenzo Florio”.

ZOLFO

Don Vincenzo Florio ha allargato i suoi interessi alle tonnare e persino si permette di spremere i nobili indebitati di Sicilia. Forse quel che ci manca davvero è capire esattamente quali condizioni (non esterne, quelle sono chiare) abbiano trasformato Vincenzo da picciotto curioso e che s’infiamma facilmente in un affarista senza scrupoli e amante irriconoscente. Una risposta che andrebbe cercata nella metafisica, ossia in quell’anello nuziale che dalla mano della madre era passata al dito dello zio Ignazio quindi all’anulare di Vincenzo: monito della famiglia, impegno alla grandezza, anatema dei Florio.

Sono due gli eventi principali che segnano la dinastia dal 1830 al 1837. Anzitutto il ricongiungimento di Vincenzo con il cugino Raffaele Barbaro (figlio degli zii Paolo Barbaro e Mattia Florio) al quale affida i vigneti di Marsala: per distinguere il suo prodotto dal vino dozzinale per militari prodotto dagli inglesi, don Vincenzo punta a un vino pregiato da smerciare in Francia e in Piemonte. Secondo evento è la passione travolgente che scombussola le vite di Vincenzo e Giulia Portalupi, figlia del socio milanese dei Florio. A questo punto facciamo la conoscenza del lato più oscuro di don Vincenzo che, ancora sotto il giogo della madre Giuseppina nella ricerca di una moglie nobile da maritare, tenta con insistenza Giulia fino a disonorarla: l’allontana dalla famiglia e le compra una casa. Vincenzo non ha mai voluto sposarla, lo ha messo in chiaro sin da subito: Giulia sarà solo la sua mantenuta e amante, mai una moglie. Fino al giorno in cui, contro ogni previsione, Giulia gli darà non una ma due bastarde…

Le saline di Mozia, vicino Marsala
Le saline di Mozia, vicino Marsala

PIZZO

Di pizzo è lo scialle che indossa Giulia ora che con tutta la famiglia si è potuta trasferire in via dei Materassai dove hanno sempre vissuto suo marito don Vincenzo e la suocera Giuseppina, mente la Torre dei Quattro Pizzi è quella che contraddistingue la nuova prestigiosa tenuta della famiglia Florio fatta costruire all’Arenella dall’architetto Carlo Giachery. Frattanto infuocano i moti rivoluzionari che portano a quel decisivo 1848 per la rottura fra Borboni e siciliani. Don Vincenzo vorrebbe starne fuori finché i ribelli non gli “estorcono” il sostegno economico nella persona di don Giuseppe la Masa, ma non appena il governo rivoluzionario crollerà l’anno successivo saranno i napoletani a “estorcergli” il denaro per concedergli l’amnistia. La ricchezza dei Florio li traghetta da un tempo a un’altro, sempre con riluttanza, sempre con la coercizione.

La Torre dei Quattro Pizzi
La Torre dei Quattro Pizzi

TONNO

La tonnara di Marsala e quella di Favignana in particolare segnano il successo del biennio 1852-1854. In questi due anni don Vincenzo marita la figlia Angelina con il figlio di un armatore perché le “ignobili” circostanze in cui sono nate lei e la sorella Giuseppina precludono alla progenie dei Florio il tanto agognato matrimonio nobiliare. Le due sorelle lo sanno bene, ma di più accusano la mancanza d’affetto da parte del padre. Il figlio Ignazio, l’erede maschio, non si è mai posto questo problema: lui è sempre stato amato e nulla gli è mancato. Commovente il dialogo faccia a faccia tra il giovane Ignazio e il padre che per la prima volta si confida; meno ispirato invece il “tardivo” flashback con il licenziamento del cugino Barbaro. Raffaele quindi sparisce frettolosamente  così come era entrato in scena, insieme agli altri Florio fin qui incontrati ma più “deboli” a livello di successo industriale: Mattia, Vittoria, e ora Raffaele, fanno piccole apparizioni e svaniscono nel nulla.

La Tonnara di Favignana
La Tonnara di Favignana

SABBIA

La sabbia è l’ingrediente principale per la realizzazione di quel liquore vincente che è possibile produrre solo in un posto unico e fuori dal mondo: il Marsala appunto. Nei sei anni successivi all’ottenimento da parte di Casa Florio della privativa della posta, la famiglia ha affermato il proprio monopolio delle comunicazioni in mare ma deve anche sostenere gravosi impegni.

Francesco Crispi
Francesco Crispi

Il momento della conversazione e della stretta di mano fra Vincenzo, Ignazio e colui che diventerà il loro avvocato, nonché Presidente del Consiglio, Francesco Crispi, è carico di una gravitas ineluttabile: se finora la Auci ha evitato con audacia l’agiografia, il suo ritratto di Crispi serba indizi sulla grandezza alla quale non può sottrarsi e l’ineluttabilità del destino. Infine Ignazio non farà l’errore di suo padre: non sposerà la donna che ama, ma quella che può farlo entrare nei salotti aristocratici, dove finora l’accesso è stato negato a don Vincenzo.

EPILOGO

La Auci ci parla direttamente, ci anticipa quello che ancora dovremo vedere. Ci troviamo già alla reggia dei Florio, la villa dell’Olivuzza voluta da don Ignazio, ora unico titolare di Casa Florio, sposato alla graziosa nobile Giovanna d’Ondes Trigona dalla quale ha avuto due eredi (Vincenzo e Ignazio junior). È il momento dell’uscita di scena dell’ultimo personaggio che fin qui abbiamo seguito dalla prima pagina: se ne va Vincenzo Florio, con un ultimo pensiero rivolto a sua moglie e un ultimo desiderio di sognante libertà.

Da sinistra verso destra: Ignazio Florio, Giovanna d'Ondes, Vincenzo Florio, Giulia Portalupi
Da sinistra verso destra: Ignazio Florio, Giovanna d’Ondes, Vincenzo Florio, Giulia Portalupi

Prima dei ringraziamenti dell’autrice, arriva l’albero genealogico dei Florio incontrati fino a questo punto della storia.  I nomi si somigliano sempre, e forse i caratteri no. Dobbiamo ancora addentrarci nel territorio della decadenza di questa dinastia, e ci congediamo lasciandola al suo apice storico. Il volume si è già però instradato sul sentiero dorato che possa mutarlo in un classico della letteratura.

STILE

Malavoglia (2010) di Pasquale Scimeca
Malavoglia (2010) di Pasquale Scimeca

Romanzo lungo e allo stesso tempo breve, un passato raccontato e vissuto sempre “al presente” grazie a una documentazione ineccepibile e a un realismo che prende il meglio dai Malavoglia di Verga e fa a meno di orpelli retorici. Quello che emerge è un dipinto perizioso. Laddove l’autrice, nome nuovo ma penna matura, tradisce la verità storica è per il bene della finzione che mai, però, ci allontana dalla realtà dei fatti come invece avviene nei romanzi storici d’oltreoceano.
Per quanto le parole e le frasi in dialetto siano frammiste all’italiano, spiace vedere come non rispettino sempre la medesima trascrizione: jamuninni o amuninni‘ca sugnu o ‘cca sugnu

Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti
Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti

CONCLUSIONI

Finalmente, dopo la Sicilia dell’aristocrazia stanca di Tomasi di Lampedusa e De Roberto, ci viene raccontata la Sicilia dell’alta borghesia, quella spregiudicata dell’escalation sociale che è stata possibile con l’ingresso nell’età moderna. Il profilo psicologico di tutti i personaggi è delineato con puntiglio lungo tre generazioni: la perseveranza di Paolo che nonostante tutto rimarrà un bagnaroto di umili origini, la lungimiranza di Ignazio, l’opportunismo politico di Vincenzo nei tumulti preunitari, l’ostinazione di Giuseppina, la caparbietà di Giulia… Tutti si reggono grazie a una scrittura solida che queste psicologie le fa “emergere” grazie esclusivamente alle circostanze del racconto.

La serie TV de L'amica geniale
La serie TV de L’amica geniale

E così, come già successo per L’amica geniale, anche l’epopea de I leoni di Sicilia diventerà presto una serie TV. In attesa che giunga alle stampe il secondo e conclusivo volume della serie letteraria…

Nel salutarvi, vi invito a leggere I leoni di Sicilia di Stefania Auci, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: mercoledì 31 luglio 2019.

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