I ROMANZI DEI CORSARI 1/8: Il Corsaro Nero

I ROMANZI DEI CORSARI 1/8: Il Corsaro Nero

L’EPICA UNIVERSALE

Tutte le storie marinaresche di Emilio Salgari, il papà di Sandokan, sono finalmente raccolte in un voluminoso tomo di 1700 pagine, I romanzi dei corsari, ma di rilegatura comoda e maneggevole, per i Grandi Classici di BUR Rizzoli.

L’introduzione a cura di Claudio Magris sembra quasi una giustificazione sul perché si debba amare Salgari, le cui opere Magris indica portanti di un’universalità minima (sono i libri d’evasione che nei primi anni di scuola ci hanno fatto approcciare al diverso, al distante, al molteplice) e che definisce “un’elementare epica” (come se, appunto, non possa definirsi epica tout court). Sembra volerci dire che Salgari lo si è amato perché eravamo piccoli, ma oggi che siamo grandi, esperti di mondo, non è più possibile, perché i nostri gusti devono per forza di cosa essere più raffinati.

Kabir Bedi è Sandokan

Beh, oggi che Salgari non viene nemmeno più letto nei primi anni di scuola, e non è neanche più il primo avvicinamento all’universalità che ci circonda, forse è il caso di rivendicare l’epica dell’avventura, della fantasia fine a se stessa, per il piacere di raccontare e di immaginare, senza voler cercare toni distanti da sé, senza doverla legare assolutamente a delle particolari contingenze di tempo, senza nemmeno limiti di spazio, e ritrovare nell’unità di mondo che le è propria tutto l’essenziale che rende una storia come quella dei Corsari infinita e un narratore come Salgari immortale.

Il volume della BUR si compone in un dittico: prima la pentalogia sui Corsari delle Antille, poi la trilogia sui Corsari delle Bermude. Abbiamo letto per voi tutti i romanzi delle due serie. A partire da oggi, settimana dopo settimana, ve li raccontiamo uno per uno…

Kabir Bedi è Il Corsaro Nero (1976)

CICLO DEI CORSARI DELLE ANTILLE 1/5: IL CORSARO NERO

ORIGIN STORY

Questo romanzo del 1898 non è solo la origin story del Corsaro più famoso dell’universo di Salgari, ma contiene in nuce le origini degli stessi pirati. Ex coloni francesi e inglesi dell’isoletta di San Cristoforo, sopravvissuti allo sterminio operato dalla Spagna, la più grande e abominevole potenza sul Mar delle Antille, successivamente si insediarono sull’isoletta chiamata la Tortue, ossia “Tartaruga” per la somiglianza con il rettile, situata a settentrione di San Domingo, e qui fondarono la filibusteria. Scacciati ancora dagli spagnoli, quando si ripresero Tortue quegli intrepidi uomini formarono allora la bucaneria (per i caribbibucan” indica l’attività di seccare e affumicare le pelli degli animali uccisi). Perché filibustieri e bucanieri non sono la stessa roba, ma combattono fianco a fianco.

Nell’opera salgariana la filibusteria è vista come una sorta di onorevole fratellanza di stampo massonico, dove i pirati sono tutti coraggiosi e nobili d’animo (addirittura non oserebbero mai attaccare una nave dotata di minori forze della loro), sono ladreschi ma generosi e pronti a dare la vita per i comandanti che amano, e i comandanti sono tutti belli e gentiluomini, cavallereschi in duello. Infatti dietro alla pericolosa fama del Corsaro Nero si nasconde un gentiluomo d’oltremare dei cavallereschi duchi di Savoia, tale Cavalier Emilio di Roccanera, signore di Valpenta e di Ventimiglia, capace di togliersi il cappello e di fare il baciamano alle nobili fanciulle come Honorata Willerman, la duchessa di Weltendrem caduta ostaggio della sua banda. Ovviamente non è un caso che il Corsaro sia italiano e si chiami Emilio, come il suo papà letterario.

Il Corsaro Nero (1937) di Amleto Palermo

Specifichiamo che la giovane fiamminga non è terrorizzata ma affascinata da questo malinconico corsaro dei sette mari. Sebbene nobile d’animo, il Corsaro Nero non può però sottrarsi alle leggi dei Fratelli della Costa: ecco il suo prima dilemma, egli è un gentiluomo ma al contempo deve comportarsi da pirata. La profezia della zingara, la quale aveva preannunciato al Corsaro che la donna di cui si sarebbe innamorato gli sarebbe risultata fatale, apre un secondo e più interessante dilemma.

VENDETTA!

Il Corsaro Nero rimane il più temuto filibustiere del Golfo del Messico. Al comando del suo galeone, la Folgore, il pirata lascia la sua cara Tortue per vendicare i fratelli, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso. Se lui è detto Nero è perché veste in maniera funebre, dunque i suoi fratelli vestivano rispettivamente di verde e di rosso. Essi sono stati ignobilmente uccisi dal duca fiammingo di Maracaybo, Wan Guld, un tizio che perseguita la sua famiglia sin dalla guerra nelle Fiandre. E allora il pirata piemontese non si sottrae al cliché della sete di vendetta tipica del cattivo, ma stavolta ha tutte le ragioni del mondo.

Al Corsaro Nero non importa di accumulare ricchezze, a differenza della sua ciurma, ma gli importa solo di fare la cosa giusta. Però ci si chiede come faccia allora a sostentare l’equipaggio e a finanziare le sue imprese se non si dedica sistematicamente alla rapina, e pertanto rimane un mistero perché i suoi avidi uomini di mare debbano rimanergli fedeli.

Morgan il pirata (1960) di André de Toth e Primo Zeglio

A ogni modo, segnaliamo che il suo luogotenente è Morgan (gli hanno pure dedicato un film interpretato da Steve Reeves), mentre un fedele alleato è Pietro Nau detto l’Olonese, due famosi bucanieri realmente esistiti. Si sprecano i riferimenti razzisti al possente pirata nero, di cui non ricordiamo il nome perché viene chiamato “negro” dall’autore e “sacco di carbone” dai compagni. Fortuna che Salgari è rimasto ancora indenne dalla attualissima Cancel Culture.

STILE

Come succede con i classici d’avventura d’un tempo, l’autore dedica pagine e pagine documentaristiche alla storia dei pirati, alla descrizione di esemplari di piante o alla vegetazione della giungla tropicale, alla lotta fra un giaguaro e un coccodrillo, come fosse History Channel o National Geographic, spezzando sì il ritmo della narrazione ma senza annoiare più di tanto. Nemmeno il lessico ricercato rappresenta un ostacolo per le emozioni; in fondo stiamo parlando di un classico esempio dello stile italiano di inizio ‘900, e si capisce appieno se si considera che Salgari era più pagato tanto più scriveva. Tanto di cappello poi se si pensa che Salgari ha elaborato queste (non sempre) accurate ricostruzioni senza essere mai stato di persona in quei posti né avendo specifici manuali scientifici da consultare in proposito ma solo enciclopedie e riviste d’epoca.

I PRIMI FILM

Il romanzo ha avuto ben sei adattamenti, a partire dal film del 1921 di Vitale De Stefano all’ultimo, animato, del 2002. De Stefano fu un attore e regista che dedicò la parte finale della sua carriera alla realizzazione di un ciclo di cinque pellicole prodotte dalla Rosa Film tratte dai rispettivi cinque romanzi de I corsari delle Antille e, sebbene Il Corsaro Nero e i sequel siano andati perduti, ha l’onore di essere la prima trasposizione cinematografica mai realizzata di un’opera salgariana. La Rosa Film era una società di produzione milanese nata proprio con gli auspici dei figli di Salgari per adattare le storie dell’autore veronese per il grande schermo, e con un grande impegno finanziario riuscì sì a realizzare le riprese dei cinque film fra Spagna e Sicilia, quindi a presentarli tutti quanti nel 1921, ma non riuscì a salvarsi dalla crisi economica degli anni Venti.

Fotogramma de Il Corsaro Nero (1921) di Vitale De Stefano

Nel 1928 ci riprovò il regista Rodolfo Ferro, pur non riuscendo mai a ultimare il film. Così, nel 1937, riesce nell’impresa il regista Amleto Palermi che girò presso gli studi della Cines a Roma, dove scritturò per le parti principali non due promettenti attori ma due giovani sportivi: Ciro Verratti, campione mondiale e olimpico di fioretto, e Ada Biagini, campionessa di scherma e nuoto. Nonostante il generale apprezzamento critico e gli sforzi produttivi (tutte le navi usate furono costruite appositamente per le riprese), il film non ebbe un seguito. Ancora, nel 1951 arriva da noi un film messicano sul Corsaro Nero, diretto da Chano Urueta ben sette anni prima.

LA FORTUNA

Pure la coppia Bud Spencer / Terrence Hill si è cimentata con il soggetto salgariano. Toccano però due precisazioni in merito a Il corsaro nero (1971) di Lorenzo Giacca Palli. Primo: Bud Spencer e Terrence Hill non avevano ancora formato la coppia comica che tutti conosciamo e che nel breve sarebbe stata consacrata dai fagioli-western. Secondo: la trama ha ben poco a che vedere con quella del romanzo di Salgari, se non per pochi spunti in comune. Il capitano Blackie (Terrence Hill, il solo protagonista) è un pirata britannico che vorrebbe mettere le mani sull’oro iberico che le navi spagnole trasportano dalle colonie d’oltreoceano sino alla madrepatria. Assaltata la nave, Blackie non trova l’oro ma Isabella de Mendoza y Laguna, moglie del viceré della colonia. Blackie la rapisce con l’intento di chiedere un riscatto, ma c’è un altro pirata che vorrebbe mettere le mani sulla donna e sui soldi: il suo nome è Skull (Bud Spencer, qui il comprimario cattivo).

Uno degli adattamenti più celebri è indubbiamente quello del 1976 quando, reduce dal successo televisivo del suo sceneggiato su Sandokan, il regista Sergio Sollima, fedele alla regola “squadra che vince non si cambia”, sceglie Kabir Bedi (già Sandokan) come il Corsaro Nero e Carole André (già Marianna) come Honorata per la sua versione cinematografica. Il film in questione adatta in parte anche il romanzo successivo, La regina dei Caraibi. Girato interamente in Colombia dove capitò un grave incidente (la nave del Corsaro Nero venne affondata dallo scontro con una piramide spagnola subacquea del ‘500, ma fortunatamente nessuno perse la vita nonostante gli ingenti danni produttivi), il film si rivelò un grande successo.

Il corsaro nero (1971)

LE PERLE

Si citano ancora due curiosi film che del Corsaro Nero cercano di tirare in barca la fama e poco altro. Si parte con Sansone contro il corsaro nero (1964) di Luigi Capuano che vede il Corsaro Nero nella parte del cattivo, avendo egli occupato l’isola di Hermosa, alleato al consigliere del governatore, Rodrigo Sanchez. Il governatore ha una bella figlia, Rosita, il cui cuore viene conquistato da Sansone, ma dopo aver sgominato tutte le ciurme di malvagi. Sansone è ovviamente Alan Steel (al secolo Sergio Ciani) il culturista italiano reso immortale dai peplum degli primi anni ’60 prestando il volto e il corpo a titaniche e muscolosissime eroiche figure come Ercole, Maciste, Sansone e Ursus.

L’altra pellicola sui “generis” è L’uomo mascherato contro i pirati (1964), conosciuto anche come Il corsaro nero nell’isola del tesoro, un film di Vertunnio De Angelis, dove un uomo mascherato combatte i filibustieri per mettere fine alla ignobile tratta delle schiave.

CONCLUSIONI

Dall’infiltrazione a Maracaybo per l’estrazione del cadavere del fratello dalla forca (un pirata deve essere sepolto in mare, secondo la legge della filibusteria) sino alla presa di Gibraltar, passando per un lunghissimo inseguimento attraverso la giungla caraibica, il romanzo avvince ed emoziona toccando tutti i topoi del filone eroico-avventuroso, di cui il Corsaro Nero è sicuramente uno degli esempi più tenebrosi. Affascinante, astuto, abile spadaccino, contrastato da sentimenti quali amore e odio, egli è un antieroe che, come Salgari, sta sempre dalla parte dei fuorilegge e dei deboli contro l’arroganza dei poteri costituiti (in questo caso rappresentati dalla Spagna). Non è un caso se Che Guevara letteralmente amava i romanzi salgariani.

Sansone contro il Corsaro Nero (1964) di Luigi Capuano

Alcune scene violente e passaggi lugubri non sono esattamente adatti per i lettori dell’infanzia. Ciò non toglie che abbiamo a che fare con un classico senza tempo.

Finito di leggere: lunedì 11 gennaio 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Il Corsaro Nero di Emilio Salgari, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Il prossimo appuntamento de I romanzi dei corsari è per sabato17 aprile con “La regina dei Caraibi“!

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