IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI di George R.R. Martin

IL CAVALIERE DEI SETTE REGNI di George R.R. Martin

IL SECOLO BREVE

Ambientato circa cento anni prima dei fatti raccontati nei sette previsti volumi delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Il cavaliere dei sette regni è una raccolta di tre racconti scritti da George R.R. Martin tra il 1998 e il 2010. Più che racconti, meglio definirli romanzi brevi, tutti e tre di uguale lunghezza (circa 100 pagine ciascuno).
Le trame non sono articolate come quelle della saga principale, anzi sono molto lineari, ma si muovono nell’identico sistema complesso di personaggi che richiede un certo sforzo al lettore. Ci troviamo trecento anni dopo l’unificazione dei sei regni e la costruzione del Trono di Spade per opera di Aegon il Conquistatore, Primo nel suo Nome, re degli annali e dei rhoynar (i profughi di Valyria, una stirpe di stregoni unici fra gli uomini ad avere ammaestrato i draghi). Sono storie che si sviluppano all’imbrunire del regno di re Daeron II Targaryen detto il Buono, colui che attraverso un matrimonio aveva unificato ai sei regni sotto il suo dominio anche il reame di Dorne.
Colpisce la maniera in cui Martin ci fa percepire come la dinastia dei Targaryen all’apice del suo splendore fosse percepita “dal basso“, appena dopo la ribellione dei Blackfyre e un secolo prima che sparisse da Westeros. Il protagonista viene difatti dal basso, e l’autore ce lo fa amare come fosse uno degli eroi principali della saga madre.
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IL CAVALIERE ERRANTE – Parte I

Il primo racconto è stato pubblicato nel 1998 con il sottotitolo Una storia dei Sette Regni all’interno della raccolta Legendes a cura di Robert Silverberg.
Il cavaliere errante del titolo è Dunk. Egli era un orfano di Fondo delle Pulci, venne allevato dal cavaliere errante ser Arlan di Pennytree, il cui unico merito era l’aver disarcionato tempo addietro il Principe di Roccia del Drago. Alla morte del suo vecchio, Dunk smette di essere scudiero ed eredita armatura e titolo di cavaliere errante: non verrà chiamato lord, ma ser, nella fattispecie ser Duncan l’Alto (per ovvi motivi). A sua volta assumerà come scudiero un altro orfano, l’impertinente Egg con la testa liscia come un uovo. Egg ha la lingua lunga ma sa anche dare ottimi consigli. Ser Duke si fa da lui accompagnare al grande torneo di Ashford Meadow dove intende vincere alle giostre.
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Il permesso di iscriversi (in quanto nessuno conosce Dunk come cavaliere) gli viene dato dal cordiale Baelor lo Spezza-Lance, figlio del re. Non potendo usare lo scudo ereditato da ser Arlan perché non imparentati, Dunk se ne fa costruire uno nuovo e, grazie all’aiuto di Egg, lo fa dipingere con un olmo e una stella cadente, ovvero quello che campeggia sulla copertina del libro.
Il più bel colpo di scena di questo racconto riguarda l’identità di Egg, purtroppo spoilerata sin dalla quarta di copertina: egli è Aegon Targaryen. Fuggito da Approdo del Re insieme al fratello Daeron per partecipare al torneo (dove al fratello avrebbe fatto da scudiero), si è rasato i capelli e assunto il nome di Egg, storpiatura di Aegon, come lo apostrofava suo fratello Aemon Targaryen, andato a studiare alla Cittadella per diventare un maestro. Grazie alla serie TV de Il trono di spade noi abbiamo conosciuto la versione anziana di Aemon Targaryen, interpretato da Peter Vaughan: egli è il raggrinzito e cieco Maestro dei Guardiani della Notte che al Castello Nero prende Jon Snow sotto la sua ala protettrice.

IL CAVALIERE ERRANTE – Parte II

Dunk si fa amico Raymun Fossoway ma si inimica un altro Targaryen, il più terribile e vendicativo dei fratelli di Egg, ovvero il principe Aerion. L’odio nasce nel momento in cui l’umile Dunk si sente in obbligo di intervenire contro le sadiche mire di Aerion per salvare la bella marionettista dorniana di cui si è invaghito.
Il torneo cavalleresco passa in secondo piano, perché tutto l’interesse si sposta sul Combattimento dei Sette: un duello che vede sfidarsi a morte sette campioni da un lato e sette dall’altro, sette campioni come sette sono gli dèi. Di queste sfide non se ne vedevano da cento anni, e all’esito di questa battaglia è affidata la sorte di Dunk. In maniera insperata troverà altri sei campioni che si batterranno insieme a lui e per lui, e in combattimento avrà la meglio sul crudele principe Aerion, ottenendo vittoria e giustizia.
Se fino a qui il racconto ha avuto toni scanzonati, il finale recupera l’ironia tragica che ha reso grande la narrazione di Martin. Dunk vince, sì, e si fa un nome da cavaliere; ma per lui è morto nell’arena Baelor Targaryen, erede al Trono di Spade e fratello di Maekar Targaryen, papà di Aerion, Aemon, Egg e Daeron. La linea di successione prevede che a ereditare i sette regni sia suo figlio Valarr, principe che non possiede la scorza e la saggezza del padre. Ci si domanda di fatto cosa sarebbe accaduto in futuro se Baelor si fosse seduto sul Trono di Spade, probabilmente sarebbe scorso meno sangue.

LA SPADA GIURATA – Parte I

Il secondo racconto è stato pubblicato per la prima volta nel 2003 all’interno della raccolta Legends vol.2. Maekar ha affidato suo figlio Egg a Dunk, che ne ha fatto suo scudiero lungo le peregrinazioni da cavaliere errante. Sembrano due novelli Don Chisciotte e Sancio Panza, idealistici e disgraziati, nobili e litigiosi: Dunk in sella a Tuono (il suo stallone da combattimento), ed Egg su un mulo chiamato Maestro come fosse il pistolero di Clint Eastwood nei film di Sergio Leone.
La seconda puntata di questa trilogia ha qualcosa di episodico, con uno schema da western classico in cui il cowboy si avvicina a un villaggio, scopre le ingiustizie, difende i deboli, ripara i torti e riparte cavalcando al tramonto verso una nuova avventura. Dunk ed Egg lavorano per ser Eustace Osgrey, vecchio cavaliere che vive su un castello in rovina a Standfast. Duke vi presta servizio insieme a un altro cavaliere errante e sua vecchia conoscenza, il poco simpatico ser Bennis dallo Scudo Marrone.
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LA SPADA GIURATA – Parte II

Le spade giurate del titolo sono quelle che prestano la propria arma e onore a un milord, come Dunk, Bennis e la pletora di contadini e allevatori ignoranti che i due cavalieri radunano e addestrano alla guerra per prepararsi allo scontro con Fossofreddo. Qui domina una terribile lady, la Vedova Rossa, che ha costruito una diga impendendo il passaggio dell’acqua sino ai territori di Standfast. Ecco, senza voler spoilerare troppo, la Vedova Rossa non è esattamente quella che ci aspettavamo, e può tranquillamente rientrare nell’ampia galleria di indimenticabili personaggi creata nel tempo da George Martin.
Ci vengono forniti interessanti aneddoti e inediti retroscena su come vari territori e regni siano originariamente nati e successivamente spartiti fra le famiglie Lannister, Baratheon, Tyrell e tutte le più famose. Le parti migliori rimangono i confronti fra l’enorme e analfabeta Dunk e il suo scudiero intelligente e giustizialista Egg, i quali spesso battibeccano ciascuno proponendo due diverse visioni della vicenda, comunque entrambe sostenute con spirito d’onestà.
Questo racconto e il precedente sono stati ambedue adattati in graphic novels con le illustrazioni di Mike S. Miller.

IL CAVALIERE MISTERIOSO

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L’ultimo episodio è stato pubblicato originariamente nel 2010 all’interno della raccolta Warriors. Si apre con una testa mozzata appesa a un rostro, come il precedente racconto si apriva sulla malugurale scena di due cadaveri dentro una gabbia. Dunk ed Egg incontrano per strada un gruppo di lord e cavalieri erranti, decidono di unirsi a loro fino al banchetto di nozze organizzato da Lord Butterwell e per il quale ha ceduto in dono un autentico uovo di drago. Al matrimonio fa la sua comparsata Walder Frey, di appena quattro anni, descritto come cicciottello e con il moccio al naso, che viene trascinato per mano dal lord suo padre.
Non invitato e ubriaco fradicio, dopo il rito che vede gli sposi trascinati dalla folla che li spoglia fino alla camera nuziale, Dunk familiarizza con John il Violinista. Questo cavaliere misterioso ha il dono di prevedere il futuro in sogno. Predice a Dunk che diventerà una Spada Bianca, ovvero uno dei sette confratelli giurati della Guardia Reale. Nel presente, però, Dunk riesce a partecipare finalmente alla giostra dei cavalieri ma comincia a sentire puzza di complotto.
Ogni volta Egg è tentato di rivelare il segreto che porta nello stivale, il sigillo che svelerebbe come egli appartenga alla stirpe di drago e questo li trarrebbe dagli impicci; ma Dunk non vuole mai ricorrere a quella soluzione e costantemente lo minaccia di prenderlo a sberle sulle orecchie. Poiché Dunk , come gli ricordava il suo mentore ser Arlan fin troppo spesso, è “dal cervello fine come le mura di un castello“.

EREDITA’

Non mancano i colpi di scena e i personaggi da odiare. Stavolta la demarcazione fra bianco e nero è abbastanza netta dando l’impressione che Martin abbia temporaneamente abbandonato lo stampo realistico per prendersi una pausa nel registro fiabesco.
Sappiamo che Egg salirà sul Trono di Spade con il titolo di re Aegon V l’Improbabile dopo la rinuncia di suo fratello Aemon, lo stesso di cui abbiamo già parlato e che ritroveremo alla Barriera con Jon Snow a fargli da balia.
Nel Trono di Spade, Jaime Lannister leggerà di ser Duncan l’Alto sul Libro Bianco e di come fosse stato sconfitto da ser Bannistan Selmy in un torneo. Brienne di Tarth, invece, dipingerà sul suo scudo lo stesso stemma di Dunk dopo averlo visto nell’armeria di suo padre.
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CONCLUSIONI

Le sottotrame lineari contribuiscono al piacere della lettura, senza perdere nulla dell’epica o scalfire lo stile perfettamente riconoscibile di Martin: greve e delicato insieme. Non un vero e proprio prequel, forse più uno scanzonato spin-off, Il cavaliere dei sette regni è la giusta appassionante introduzione all’universo fantasy medievale delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Il cavaliere dei sette regni di George R.R. Martin, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: mercoledì 26 aprile 2020.

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