IL GIOCO DEGLI SPECCHI di Andrea Camilleri

IL GIOCO DEGLI SPECCHI di Andrea Camilleri

DOV’E’ IL MONTALBANO DI UNA VOLTA?

Per quanto il suo nome sia strettamente collegato al successo del commissario MontalbanoAndrea Camilleri ha scritto circa 100 libri tra romanzi storici, civili e polizieschi, saggi e favole, tradotti in tutto il mondoIl gioco degli specchi non è uno di questi. Scusate l’ironia, ma quello di cui parliamo oggi è un romanzo in cui Montalbano non è forse più se stesso, è confuso, è invecchiato, ma in fondo forse rimane il buon vecchio Montalbano di sempre. Vale la pena segnalare che questo è il primo giallo della serie che non si ispira a fatti di cronaca, ma che anzi li ha anticipati. 

Il gioco degli specchi_Libri Senza Gloria
Il gioco degli specchi_Libri Senza Gloria

Fra l’età che avanza e false piste, a questo giro il commissario deve trovare il legame fra due esplosioni apparentemente inspiegabili. Oltre alle bombe a orologeria ci si mette di mezzo anche una bomba sexy, come sappiamo la vera arma che riesce (da sempre) a depistare l’infallibile fiuto del commissario sparigliando le carte di quello che altrimenti sarebbe lo schema di un giallo classico. La donna in questione vuole usare in paese l’immagine del commissario come specchietto per le allodole in modo da mascherare l’identità del suo vero amante.

LA SIGNORA DI SHANGHAI

Pubblicato nel 2011Il gioco degli specchi è il diciottesimo romanzo della serie (dei ventotto romanzi totali). L’adattamento televisivo è stato mandato per la prima volta in onda nella primavera del 2013 come secondo episodio della nona stagione della celeberrima fiction con Luca Zingaretti, sempre diretto dal compianto Alberto Sironi. La guest star della puntata è Barbora Bobul’ovà nella parte di Liliana Lombardo, l’ambigua donna tentatrice, mentre Andrea Renzi interpreta suo marito Adriano, imprenditore informatico quasi sempre lontano da casa.

Barbora Bobul’ovà è Liliana Lombardo

Le operazioni di depistaggio che provano a confondere le acque dell’indagine ricordano a Montalbano un film che vide di Orson Welles dove il protagonista finiva imprigionato in una sala di specchi, e nella quale non riusciva più a capire quale fosse la realtà e quale il riflesso: il riferimento è chiaramente alla pellicola La signora di Shanghai, anche se il titolo non viene mai nominato direttamente. La soluzione dell’enigma arriva, una volta tanto, grazie a Catarella, l’esperto di “informaticcia” che si esalta quando chiama il questore e che si perde sempre parti del discorso quando le riferisce “di pirsona pirsonalmente“.

MONTALBANO UNO E MONTALBANO DUE

Fa gioco allora il dialogo introspettivo, non nuovo su queste pagine, fra Montalbano nummaro uno e Montalbano nummaro due: in un battibecco psicologico per la prima volta il commissario (allo specchio) prende atto dell’anzianità incalzante.

La signora di Shanghai (1947) di Orson Welles

In questo gioco di specchi l’originale (nel senso di letterario) commissario Montalbano, egli stesso riflesso più giovanile (e per questo distorto) del suo autore, così come è riflesso variabile del suo interprete televisivo (senza baffi), deve capire se lui stesso sia la versione più autentica di sé oppure l’ennesima variante dello stesso personaggio. Facciamo un esempio: la battuta “Montalbano sono“, per colpa del tormentone televisivo è diventata quasi una macchietta, eppure proviamo un certo piacere nascosto ogni volta che la rileggiamo. Allo stesso modo, il fatto di scoprire che abbiano sparato contro il commissario mentre lui si trovava in macchina, senza che Montalbano possa ricordarsi come e quando sia potuto succedere, alimenta la sovra-analisi metaletteraria sugli infiniti alter ego compresenti (nella lettura come nella visione) nello stesso universo di un personaggio sempre più sfaccettato, e sempre meno fedele a se stesso (oltre che a Livia, qui presente solo in un paio di telefonate).

CONCLUSIONI

Un libro dove realtà e apparenza si sovrappongono fino a diventare indistinguibili, e confondono come non mai le idee del commissario. Credo che le stesse trame autoconclusive abbiano spinto Camilleri a effettuare una riflessione simile sulla sua opera, e sulle sue possibili criticità: da un episodio all’altro i personaggi non cambiano minimamente, fino a essere diventati riflessi delle loro idee iniziali, per questo Salvo Montalbano perde un po’ d’ironia e si fa più saggio, aggiungendo alla saga una dimensione crepuscolare che non guasta affatto. Così come la scrittura ormai matura di Camilleri riesce ad avvincerci facilmente, anche al netto di un finale precipitoso.

Luca Zingaretti è il commissario Montalbano ne Il gioco degli specchi (2013)

Persino il dialetto usato come lingua letteraria del resto è un riflesso di quello autentico siciliano (ma che grazie a Camilleri ha conquistato una dignità tutta propria). Il genere stesso, quello del giallo, si confonde ormai fra derive poliziesche e da commedia degli equivoci. Difficile dire dove sia la verità, soprattutto per un prodotto della cultura pop italiana come quello del commissario Montalbano, che oramai vive e resiste tanto più è lontano dalla sua fonte originaria.

Finito di leggere: domenica 7 novembre 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Il gioco degli specchi di Andrea Camilleri, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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