IL RE GIALLO di Robert W. Chambers

IL RE GIALLO di Robert W. Chambers

RACCOLTA

Dieci racconti, dieci storie di gente diversa. La metà della quale impazzisce per colpa de Il Re Giallo. Perché dovete sapere che Il Re Giallo è uno pseudobiblion dalla fama sinistra, almeno quanto il Segno Giallo che preannuncia la venuta del potente sovrano.

Il Re Giallo di Robert W. Chambers (pubblicato per la prima volta nel 1895, qui nell’edizione Vallardi del 2014) ha nel tempo acquisito quella stessa fama sinistra da chi lo ha scambiato per l’omonimo libro al centro dei suoi racconti. Difatti Il Re Giallo di Chambers è la raccolta di dieci racconti che (almeno i primi) hanno al loro centro il libro (nel libro) Il Re Giallo di (non pervenuto).

Della sterminata e poliedrica produzione di Chambers, è questo il volume che ha consegnato l’autore a fama imperitura.

Il Re Giallo_Libri Senza Gloria
Il Re Giallo_Libri Senza Gloria

PSEUDOBIBLION

A epigrafe del volume, Chambers inserisce La canzone di Cassilda tratta dal fantomatico Il Re Giallo. All’inizio di ogni racconto (almeno quelli del primo ciclo) inserisce citazioni (con riferimento esatto di scene ed atti) prese dall’interno dello pseudobiblion e dramma teatrale del XIV secolo che nessuno ha mai letto (tranne i personaggi di finzione, tutti puntualmente impazziti), ed evidentemente mai scritto (tranne questi brevi stralci). Ciascun racconto è ulteriormente suddiviso in brevi capitoletti. Solo i primi quattro della raccolta di Chambers sono però imperniati intorno al trattato immaginario.

Il Re Giallo è quindi il famoso pseudobiblion che ne ha ispirato un altro, il Necronomicon di Howard Phillips Lovecraft: in entrambi i casi, chi ha la sventura di leggere questi volumi finisce per perdere il senno.

Il Necronomicon ne La casa (1981) di Sam Raimi
Il Necronomicon ne La casa (1981) di Sam Raimi

EREDITA’

I nomi citati nella ballata, Hastur, Cassilda, Cammilla, Adonis, e i luoghi, Carcosa con i soli gemelli, il lago di Hali, sono entrati nel mito grazie a Chambers, ma egli è debitore toponomastico nei confronti di Ambrose Bierce, il grande autore misteriosamente scomparso nel 1913 durante la guerra civile in Messico al seguito di Pancho Villa (ci sarebbe da fare un film sulla sua vita), che questi nomi li aveva inventati tutti in Un cittadino di Carcosa.

Se in Bierce i riferimenti sono vaghi e sparsi, Chambers prova a collegarli tutti attraverso il “filo rosso” del Re Giallo: purtroppo la mancanza reale di una trattazione organica, completa e coerente, rende frustrante il tentativo di canonizzarli. Ma in fondo la mania catalogatrice è frutto dei tempi moderni, e probabilmente non avrebbe consentito alla cripticità del Re Giallo di entrare nel mito.

Il segno giallo

IL PRIMO CICLO

Il riparatore di reputazioni è Mr. Wilde (che deve il suo nome a Oscar Wilde, secondo una leggenda reso pazzo dalla lettura di un libro dalla copertina gialla), un tizio dalla descrizione più bizzarra che sia possibile leggere, che vive in compagnia di un gatto nero squilibrato (possibile citazione di Edgar Allan Poe): Mr. Wilde conserva un registro dove annota i nomi di clienti la cui reputazione è screditata, ma che egli è in grado di riabilitare grazie a un particolare giro di conoscenze. Il suo fascino assoggetta Hildred Castagne, il narratore, che vive in una versione alternativa degli USA anni ’20 dove il governo ha istituito delle apposite Camere Letali per favorire l’ultimo atto dei suicidi.

Caduto da cavallo, durante la convalescenza, Hildred lesse Il Re Giallo e impazzì. Così noi “leggiamo” la realtà attraverso gli occhi folli di Hildred, ma anche attraverso quelli sani di suo cugino Louis, che vede un cerchio d’ottone dove Hildred vede una corona sfavillante. Il narratore, sin da subito inaffidabile, scivola nella pazzia più assoluta (crede che il cugino voglia usurpare il suo diritto al trono) come Wilde scivola nella morte (si fidava troppo di quel gatto).

Il segno giallo
Il segno giallo

IL SEGNO GIALLO

La maschera non è quella che ci nasconde, ma quella che ci rivela: il narratore vive un triangolo amoroso con una ragazza e un amico scultore (citato nel racconto precedente) il quale scopre uno strano composto in grado di trasformare in marmo tutto ciò che viene immerso al suo interno. Quale soluzione migliore per celare la realtà dietro l’arte?

Dopo aver letto Il Re Giallo, il protagonista di Nella corte del drago (riferimento alla dimora del personaggio) crede di essere seguito e perseguitato da un inquietante tizio pallido con il cappotto nero: la fuga da questa minaccia (e l’ossessione che ne consegue) lo porterà inevitabilmente alla follia.

Il primo ciclo di storie si conclude con il celeberrimo Il segno giallo dove un pittore bohémien (tratto biografico di Chambers) scopre Il Re Giallo e una spilla di identico colore che collega il suo destino a quello della sua giovane musa: purtroppo per loro, quell’amuleto apparteneva al Re Giallo “in persona”.

TRUE DETECTIVE

Il Re Giallo, il cui nome è forse Hastur, è stato successivamente ripreso da Lovecraft per i Miti di Cthulhu (leggi QUI): il Solitario di Providence cita un essere che indossa una maschera di seta gialla nel poemetto Funghi da Yoggoth e nel romanzo La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath.

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In tutti questi primi racconti della raccolta di Chambers, la lettura della misteriosa ballata soprannaturale porta con sé oniriche visioni di mondi lontani e presagi di sventura. Così Il Re Giallo assume diverse connotazioni, ma tutte riconducibili a un senso di stagnazione e di entropia universale.

Non è un caso allora che Nic Pizzolatto si sia ispirato a quest’opera per raccontare al meglio le idee di decadenza (del Sud degli Stati Uniti come del genere umano) e di nichilismo (che pervade i suoi investigatori depressi) alla base di True Detective.

Nella prima stagione della serie TV targata HBO le vittime sono marchiate con il Segno Giallo, per cui i crimini vengono attribuiti al Re Giallo e al suo culto; durante l’indagine sono numerosi i riferimenti alla città di Carcosa con le sue stelle nere, senza mai sfociare direttamente nel fantastico (fatta eccezione per un’allusione nel finale). La serie TV si ispira direttamente all’opera di Chambers, ma a ben vedere sono pochi i reali collegamenti fra questi due titoli.

True Detective
Rust e Marty in True Detective

ROMANTICISMO

Il secondo ciclo di racconti dimentica il Re Giallo per concentrarsi sulla tematica dell’amore, sempre intrecciata a una meditazione sulla fatalità della morte. La demoiselle d’Ys è una ghost story dall’ambientazione bucolica (ispirata a un’antica leggenda dell’isola bretone d’Ys) nel quale un moderno bretone si innamora di una fanciulla preraffaellita scomparsa nel tempo (Hastur qui è il nome di uno dei falconieri medievali della fanciulla). Il finale (attenzione spoiler) in cui il viandante si trova di fronte alla lapide della damigella, ricorda il finale di Un cittadino di Carcosa di Ambrose Bierce, dove il viandante termina il suo viaggio di fronte alla propria lapide e alla consapevolezza della morte ineluttabile: che Carcosa e Ys siano allora la stessa cosa?

PARIGI

Il Paradiso del Profeta è un rapido insieme simbolico di riflessioni allegoriche sull’amore, ma anche sulla morte. Il gatto con la giarrettiera di Via dei Quattro Venti è un messaggero d’amore, ma nell’idillio serpeggia sempre l’inquietudine. Un orrore di altra natura è quello che sconvolge le vite dei personaggi di Via della Prima Bomba: la guerra franco-prussiana, voluta dagli uomini e non da entità soprannaturali, con i suoi atroci bombardamenti, fa da sfondo mentre viene a galla il torbido passato di un’amante.

La città di True Detective 2

In una Parigi impressionistica, il gotico e il romanticismo si fondono alla perfezione in racconti dalla morale quasi mai del tutto chiara. Il sordido Quartiere Latino fa da sfondo a Via di Nostra Signora dei Campi dove si muovono pittori più o meno smaliziati e le loro amanti più o meno ingenue. Un Quartiere Latino più gioioso e ironico è quello di Rue Barrée, percorso avanti e indietro dalla modella che prende il nome dalla via in cui abita.

CONCLUSIONI

Se leggete Il Re Giallo non aspettatevi quindi di trovare risposte chiare né solamente storie dell’orrore. Aspettatevi invece leggere storie i cui protagonisti, quasi tutti artisti (come Chambers), vivono sulla propria pelle l’inesplicabilità del destino e l’irriducibilità della morte.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Il Re Giallo di Robert W. Chambers, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: lunedì 15 giugno 2020.

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