JOE PETROSINO. IL MISTERO DEL CADAVERE NEL BARILE di Salvo Toscano

JOE PETROSINO. IL MISTERO DEL CADAVERE NEL BARILE di Salvo Toscano

IL POLIZIOTTO IN DERBY HAT

Nella melting pot che era la New York del 1864, Joe “Giuseppe” Petrosino è il leggendario (ma realmente esistito) sergente investigativo della Polizia che era entrato nelle grazie dell’assessore alla Polizia di New York Teddy Roosevelt prima che questi diventasse Presidente. “Joe” era detto “Dago” poiché originario di Paluda e quindi dagoes come si indicavano allora in maniera dispregiativa tutti gli italiani. Caratteristiche particolari: collo taurino e braccia forzute, baffi all’italiana, “derby hat” (la bombetta) sulla testa e scarpe dalle suole rialzate per sembrare più alto. Come Sherlock Holmes, quando torna a casa la sera, se non è troppo stanco, si rilassa suonando con il violino le più note arie della lirica italiana (non a caso Caruso è il suo idolo).

Robin Williams è Teddy Roosevelt in Una notte al museo (2006) di Shawn Levy
Robin Williams è Teddy Roosevelt in Una notte al museo (2006) di Shawn Levy

Il primo romanzo a lui dedicato dal giornalista e giallista Salvo Toscano (ricordiamo essere il “papà letterario” dei fratelli Corsaro le cui investigazioni sono pubblicate sempre da Newton Compton) – diciamo “primo” perché l’altra parte del titolo (“Il mistero del cadavere nel barile”) ci fa pensare a una serie (per fortuna, perché non vediamo l’ora di ritrovare Petrosino in azione negli scenari dipinti da Toscano) – inizia quando la fama di Petrosino a New York è già certa e il repubblicano Roosevelt già insediato alla Casa Bianca.

ELEMENTARE, BONNOIL

Petrosino non è simpatico a tutti, nemmeno ad alcuni dei suoi colleghi, vuoi per invidia vuoi per un latente razzismo verso i miseri “mangiaspaghetti” di cui è fiero rappresentante. Non è simpatico all’ispettore Max Schmitberger, ebreo tanto magro e lungo da essere soprannominato “la Scopa”, il quale, avvertito del cadavere nel barile, fiuta puzza di italiano e affida l’indagine a Petrosino. Non fa simpatia al capo dell’Investigativa George “il Presuntuoso” o “Petto in fuori” McClusky, più attento a fare buona impressione alla stampa (a quell’epoca a Little Italy si leggeva “Il progresso italo-americano”) che non a risolvere il caso.

Joe Petrosino (1860-1909)
Joe Petrosino (1860-1909)

Ma come Holmes aveva Watson, Petrosino può contare su una fedele e originale “spalla”: l’agente di polizia Maurice Bonnoil, uno dei cosiddetti plainclothesman (agente con licenza di indossare abiti civili) per il quale Salvo Toscano inventa una geniale quanto simpatica parlata Italo-franco-irlandese. In alcuni capitoli l’indagine viene portata avanti da entrambi i detective separatamente ma come fossero una persona sola, e questo ci fa desiderare maggiori scene insieme (come quella alla Morgue per il riconoscimento del cadavere) dove il serioso Petrosino può dettare ordini ma al contempo lasciarsi andare a sincere risate.

GANGS OF LITTLE ITALY

Il francobollo commemorativo per i 150 anni dalla nascita di Joe Petrosino
Il francobollo commemorativo per i 150 anni dalla nascita di Joe Petrosino

L’altra storyline che finisce per intrecciarsi con l’indagine principale è quella condotta dall’ufficio del Tesoro a Wall Street dove il capo dei servizi segreti di New York, lo scrupoloso William Flynn, sta alle calcagne di una banda siciliana di falsari di banconote. Ed è così che, quando i due gruppi investigativi si uniscono, si restringe il cerchio intorno alla “cupola” della Mano Nera: Giuseppe “don Piddu” o “Artiglio” (perché gli manca il mignolo) Morello, suo cognato Ignazio “the Wolf” Lupo, il pasticciere Pietro Inzerillo e i loro scagnozzi. Ma la Mano Nera non è un semplice insieme di bande, è qualcosa di molto più grande, di organizzato e pericoloso che viene da oltreoceano. Qualcosa per cui gli americani, e per cui nessun altro, è ancora pronto: è Cosa Nostra! A manovrarla a Little Italy è il “vero” mafioso don Vito Cascio Ferro, colui che pare ordinerà l’omicidio del “vero” Petrosino.
Il romanzo di Toscano viene dato alle stampe nel 2019, a 110 anni di distanza dal 12 marzo del 1909 quando Joe venne ucciso dalla mafia a Piazza Marina a Palermo. La vicenda del romanzo si ferma però molto prima, a quando Joe convince William McAdoo, il nuovo assessore capo della Polizia di New York, a fargli mettere insieme l’Italian Branch e a quando il detective uscirà dalla solitudine mentre politici americani stringono un mefistofelico patto con i mafiosi siciliani.

Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese
Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese

PETROSINO VIVE

Joe Petrosino è stato protagonista di romanzi, fumetti, spettacoli teatrali, documentari e film di finzione. Qui ci preme segnalare soprattutto lo sceneggiato Rai in cinque puntate datato 1972 per la regia di Daniele D’Anza. L’adattamento compie un mix fra il romanzo biografico Joe Petrosino. L’uomo che sfidò per primo la mafia italoamericana (Mondadori, 1972) di Arrigo Petacco e la trilogia di racconti polizieschi (in particolare il secondo) scritti da Secondo Signorini per i Gialli Mondadori: Petrosino e i baffi a manubrio, Petrosino e il figlio del diavolo e Petrosino e la donna delle stelle. Lo sceneggiato ha proposto Adolfo Celi nella parte dell’investigatore e l’indimenticabile canzone 4 colpi per Petrosino di Fred Bongusto nella sigla dei titoli di coda.

Adolfo Celi è Joe Petrosino
Adolfo Celi è Joe Petrosino

Il popolare investigatore è stato anche Ernest Borgnine in Pagare o morire (1960) di Richard Wilson, recensito dal modulo cinematografico Rai come “il primo film di un certo rilievo sulla mafia“, è stato Lionel Stander ne La mano nera (1973) di Antonio Racioppi, è stato Beppe Fiorello nella miniserie Joe Petrosino (2006) su Rai Uno, e presto sarà interpretato da Leonardo Di Caprio (onestamente non ce lo vediamo nella parte) nel film di prossima produzione Paramount Pictures tratto da La mano nera – La vera storia di Joe Petrosino del giornalista Stephan Talty (DeA Planeta, 2017) di genere hard boiled. Nei ringraziamenti, lo stesso Toscano dice di essersi ispirato ai film con Celi e ai romanzi di Signorini.

Revenant - Redivivo (2015) di Alejandro Gonzalez Inarritu
Revenant – Redivivo (2015) di Alejandro Gonzalez Inarritu

CONCLUSIONI

Il delitto del barile è realmente avvenuto nel 1903, ed è uno dei più famosi casi risolti dal segugio italoamericano e raccontati dalla cronaca del tempo. Salvo Toscano ce ne ripropone lo svolgimento in maniera filologica, mentre quella che ci fa respirare è una New York multietnica, fumosa e puzzolente le cui atmosfere sono state perfettamente ricostruire sin dal capolavoro Gangs of New York (2002) di Martin Scorsese, e nella serie TV The Knick (2014-2015) di Steven Soderbergh.

The Knick (2014-2015) di Steven Soderbergh
The Knick (2014-2015) di Steven Soderbergh

Una metropoli agli albori, babele di lingue dove i nativi sembrano quasi fantasmi e gli immigrati tutti indifferentemente guardati con sospetto quando non con sarcasmo: e in questo affastellarsi di nomi, volti e personaggi viene il sospetto che allora non è che non si sia guardato per risolvere i problemi di delinquenza e di miseria, piuttosto si è guardato dalla parte sbagliata.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Joe Petrosino. Il mistero del cadavere nel barile di Salvo Toscano, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: martedì 24 settembre 2019.

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