King of Halloween: MISERY di Stephen King

King of Halloween: MISERY di Stephen King

Il destino di Conan Doyle

Paul Sheldon non sopporta più la sua Misery Chastain come Arthur Conan Doyle non sopportava più il suo Sherlock Holmes il cui successo aveva bissato quello dello scrittore. Per questo Paul uccide Misery nel suo romanzo e scatena le ire di alcuni fan; esattamente come si erano indignati i lettori di Sherlock Holmes dopo che Conan Doyle lo aveva fatto fuori per l’identica ragione. Per fortuna l’ammiratrice numero uno di Conan Doyle non era matta un cavallo come Annie Wilkes che è invece l’ammiratrice numero uno, per sua sfortuna, di Paul Sheldon.
Arthur Conan Doyle
Arthur Conan Doyle
Per scrivere il suo capolavoro dopo la morte di Misery, Paul si ritira in Colorado (potremmo considerarla una seconda patria di Stephen King vista la mole impressionante di opere che ambienta li, ma sempre seconda al Maine).
Paul finisce fuori strada e, a differenza dei comuni mortali che subiscono uno shock mnemonico, in quanto scrittore ricorda ogni singolo dettaglio del suo incidente automobilistico. Data questa osservazione, sarebbe bello domandarne opinione allo scrittore Stephen King dopo che un’auto lo ha realmente investito nel 1999 e per poco non lo ha ammazzato. Sta di fatto che una mastodontica donna sola, la sopracitata Annie Wilkes, lo tira fuori dall’abitacolo, lo trascina sulla neve e anziché portarlo in ospedale lo lega al letto di casa sua.

La sindrome di Sheherazade

Si scopre che in passato Annie è stata un’infermiera e che può amorevolmente prendersi cura di lui: solo che è anche pazza e quindi le condizioni di Paul tendono a peggiorare drasticamente. Paul viene tenuto prigioniero dalla donna: questa è amareggiata per la morte della sua amata Misery. Lo costringe dunque a riprendere in mano i suoi odiati romanzi della serie e a scriverne un ultimo sequel che riporti in vita la dannata Misery Chastain: un libro non per tutti, ma solo per le “Edizioni Annie Wilkes“.
Sheherazade
Sheherazade
Come accade ne Le mille e una notte dove la bella Sheherazade è costretta a inventarsi giorno per giorno una storia diversa per avere salva la vita, allo stesso modo Paul Sheldon deve scrivere un romanzo se vuole mantenersi in vita. E magari non finirlo perché nel momento in cui arriverà all’ultima pagina sa bene che una soddisfatta Annie Wilkes lo toglierà di mezzo.

Annie

Nel racconto La ballata della pallottola flessibile contenuta nella raccolta Scheletri (leggi QUI la recensione), Stephen King ricorda che in tutti i corsi di scrittura viene consigliato di scrivere solo di cose che si conoscono. King conosce la scrittura, e conosce la paura. A incarnare la scrittura qui abbiamo Paul Sheldon, la paura invece si trasmuta in Annie Wilkes.
King la tratta come un’animali, difatti oltre che parlare, muggisce, frinisce, grufola… Per darci un’idea della sua mostruosità, la paragona spesso agli infernali idoli dei romanzi di H. Rider Haggard che davano del filo da torcere ad Allan Quatermain.
Sean Connery Allan Quatermain
Sean Connery è Allan Quatermain ne La leggenda degli uomini straordinari (2003) di Stephen Norrington
Annie conosce poi così bene tutte le linee narrative di Misery che invita Sheldon a riprendere la scrittura pur privo di quelle schede di concordanza così fondamentali per uno scrittore quando deve riprendere le fila di vecchi personaggi e mantenersi coerente alla loro backstory.

Misery (parte I)

Finiamo nel romanzo dentro il romanzo. Così leggiamo le pagine dattiloscritte de Il ritorno di Misery con tutte le “n” sbilenche poiché il corrispondente tasto sulla macchina da scrivere utilizzata da Paul è difettoso. Pagine scritte in corsivo, con formattazione diversa, sottolineatura e differente divisione in capitoli. Diciamo la verità, pur essendo un romanzo gotico, Il ritorno di Misery non è un granché nemmeno per il suo genere. Ci appassionano di più gli stratagemmi adottati da Paul per portarsi avanti con la scrittura: il trucco da boyscout Puoi? su tutti. Senza nemmeno chiedersi cosa voglia realmente comunicare con questo romanzo, fra un Puoi? e l’altro, Paul si addentra nella scrittura.
Annie si rivela una lettrice incontentabile: respinto lo stratagemma del deus ex machina (con tanti complimenti di Robert McKee) suggerisce a Paul un modo più realistico e sottile per far tornare in vita Misery. Più di una semplice fanfiction, qui è E.L. James che riscrive Twlight e ne ricava Cinquanta sfumature di grigio.
E.L. James cast
E.L. James con il cast di 50 sfumature di grigio

Misery (parte II)

Il secondo romanzo nel romanzo sarà quello che leggiamo fra le mani di Paul quando, durante una prolungata assenza di Annie, sgattaiola via dalla camera e trovare l’incarto dove Annie conserva ritagli di giornali e necrologi. La sua summa pluridecennale di omicidi (da studente che fa cadere la compagna dalle scale a infermiera che avvelena i pazienti) è altrettanto appassionante. La tecnica dello scrittore porta Paul (che già da un bel pezzo comincia a sentire voci nella testa) a identificarsi quasi totalmente con la carceriera e a pensarla come Annie. Quanto meno ci prova per identificare un movente per gli oltre trenta delitti di cui pare essersi macchiata, e finisce per sputare dalla sua bocca quei pazzeschi neologismi di cui è capace Stephen King (burba, caccolicchio, urcoso…).
James Caan Paul Sheldon
James Caan è Paul Sheldon
Anche il finale del fascicolo non è meno scioccante della improvvisa rianimazione di Misery Chastain dentro la bara: l’ultimo trafiletto è dedicato alla scomparsa di Paul Sheldon (da scrittore adesso è declassificato a lettore a tutti gli effetti).

Paul

La “n” sparisce completamente dalla storia di Misery e la macchina da scrivere perde anche la lettera “ti“. Paul aveva un tempo studiato diversi profili di maniaci per immedesimarsi nei folli personaggi dei suoi primi libri, ma ora pare non gli serve più alcuna documentazione per partorire l’ultimo episodio di Misery. Dopo una partenza vittoriana, la storia si sposta nel cuore dell’Africa nera dove Misery e i suoi uomini vivono avventure sulla falsariga delle avventure di Haggard. E quando la macchina da scrivere non lo supporta più, ecco che il romanzo continua a essere scritto a matita (King ci propone addirittura la calligrafia del suo alter ego Paul).
Oliver Reed Brood David Cronenberg
Oliver Reed in Brood (1979) di David Cronenberg
Frattanto, più il corpo viene fatto a pezzi (prima la gamba amputata e poi il dito tagliato via) più la mente scivola verso la pazzia (a cominciare del prurito nell’arto fantasma). A poco valgono i sollevamenti pesi che fa con la macchina da scrivere per tenersi in forma. La forza di andare avanti Paul la trova rammentando le battute di Oliver Reed in Brood (1979) di David Cronenberg (il film che si è inventato la fantomatica psicoplasmia poi ripresa negli anni successivi da innumerevoli autori/fan). Un omaggio di King al regista che solo quattro anni prima aveva adattato per il grande schermo il suo La zona morta.
La zona morta David Cronenberg
La zona morta (1983) di David Cronenberg
…E se un poliziotto viene a bussare alla porta di Annie alla ricerca di Paul, lei lo trancia sotto la sua falciatrice in una autocitazione del fortunato e agghiacciante Il tagliaerbe, contenuto nella prima seminale raccolta di racconti A volte ritornano (leggi QUI la recensione). Scena esilarante che purtroppo manca del tutto nel film (ora ci arriviamo!).

Dea

Nella visione di Paul (distorta dall’assuefazione di Novril che gli somministra la carceriera per alleviargli il dolore), la letteraria dea dei selvaggi Bourka si trasmuta nella feroce dea Annie Wilkes. Per gli spettatori di tutto il mondo si è invece divinamente incarnata in Kathy Bates, vincitore del Premio Oscar per la sua indimenticabile interpretazione nell’adattamento Misery non deve morire (1990). E che si è anche guadagnata la 17° posizione nella classifica dei 50 migliori “cattivi” del cinema statunitense stilata dall’American Film Institute nel 2003 anche grazie alla direzione di Rob Reiner. Il regista aveva già portato con successo sul grande schermo Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986) dal racconto contenuto nella seconda raccolta di King, Stagioni diverse (1982). Non a caso ha chiamato la casa di distribuzione da lui fondata Castle Rock Entertainment che grazie questo film ha ottenuto lauti consensi e soprattutto lauti guadagni.
Kathy Bates Annie Wilkes
Kathy Bates è Annie Wilkes
E un merito va a quel povero James Caan / Paul Sheldon che nel film ne subisce di tutti i colori: anche se non gli vengono amputati né piede né pollice se la vede brutta con il mazzuolo della cara vecchia Annie. Comunque andrà per il suo corpo, nella pellicola come sull’inchiostro, la mente di Paul verrà segnata per sempre. Pur se in maniere diverse, nel film come nel libro il tragico epilogo di Annie è invece dettato da un intervento della macchina da scrivere.

Conclusioni

Ciascun capitolo di Misery è introdotto dalla massima di un grande filosofo (Nietzsche, Montaigne) o saggista (John Fowles). Il romanzo, vincitore del Premio Bram Stoker assegnato dalla HWA (Horror Writers Association), e che nelle intenzioni originali avrebbe dovuto essere firmato con lo pseudonimo di Richard Bachman, è un thriller (quasi) perfetto. Per forza di cose ricordato come una delle migliori opere di King (e a ragione), a dispetto di alcuni sproloqui calibra in maniera perfetta la tensione claustrofobica nel confronto fra la lucida pazzia di Annie e (l’autobiografico) istinto di sopravvivenza di Paul.
The Hateful Eight Quentin Tarantino
The Hateful Eight (2015) di Quentin Tarantino
Una tensione tenuta alta da quella tormenta di neve che all’esterno impazza come un mostro (insegnamento fatto suo da Quentin Tarantino in The hateful eight).
Nel salutarvi, vi invito a leggere Misery di Stephen King, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.
Finito di leggere: venerdì 31 agosto 2018.

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