King of Halloween: QUATTRO DOPO MEZZANOTTE di Stephen King

King of Halloween: QUATTRO DOPO MEZZANOTTE di Stephen King

Una nota introduttiva

Non poteva mancare. Ci siamo affezionati e lui non riesce a resistervi. L’introduzione di Stephen King è stavolta dedicata ai ricorsi temporali: comun denominatore dei quattro racconti contenuti nella sua quarta (appunto) raccolta, ovvero (appunto) Quattro dopo mezzanotte.
Pubblicata nel 1990, fra questa e la precedente raccolta King ha intanto dato alle stampe i romanzi It, Misery (leggi QUI la recensione), Le creature del buio e La metà oscura. Proprio dell’imminente adattamento di Misery ci dà notizie in questa nota (il film uscì nel 1990, stesso anno della raccolta) e scrive parole di stima verso l’apprezzato regista Rob Reiner, già autore di Stand by Me – Ricordo di un’estate. Ovvero il film tratto da uno dei quattro, di nuovo!, racconti che compongono la seconda, metà di quattro!, raccolta, cioè Stagioni diverse.
Stand by Me Rob Reiner
Stand by Me (1986) di Rob Reiner

I langolieri (parte I)

Ogni racconto (o romanzo breve che si voglia) è dedicato a una diversa persona. Questo è per Joe, il figlio di King destinato a diventare scrittore e a firmare alcuni libri in coppia con il padre.
Ora, secondo voi, quale può essere la commedia di cui tutti parlano (è uscita nel 1989, un anno prima della raccolta) e che viene vista sul volo di linea Los Angeles-Boston dove è ambientata la storia? Ma ovviamente il successone Harry, ti presento Sally… con Billy Crystal, Meg Ryan e diretto (guarda che coincidenza) da Rob Reiner.
Harry, ti presento Sally... Rob Reiner
Harry, ti presento Sally… (1989) di Rob Reiner
Lo stile di King e i rovesci di fortuna dei passeggeri del volo 29 dell’American Pride rendono molto avvincente questo survival horror di stampo fantascientifico. Nonostante alcuni dei personaggi che si ritrovano ad avere casualmente attraversato (mentre dormivano, e solo perché dormivano; tutti gli altri, gli svegli, sono spariti nel nulla) lo strappo nello spazio-tempo apertosi nei cieli sembrino tagliati con l’accetta.
Nick è il classico britannico dai vezzi singolari, la parlantina umoristica e con un passato nei corpi speciali; Bob Jenkins è il tipico scrittore di gialli “so tutto io“. Mentre il protagonista Brian è un anonimo pilota d’aerei con un conto in banca forse più elevato rispetto ai soliti personaggi principali di King.

I langolieri (parte II)

Soprattutto il cattivo fra gli umani, il dirigente Craig Toomey, è un insieme posticcio di quanto abbiamo già visto nella letteratura kinghiana. Tooms vuole arrivare a tutti i costi alla fallimentare riunione di Boston, a dispetto degli altri passeggeri che atterranno ed esplorano il desertico aeroporto di Bangor. E a dispetto dei langolieri (è lui a dargli questo nome, ed è il nome che suo padre dava ai demoni che si cibano dei pigri, per questo Tooms non vuole fermarsi mai).
Henry Bowers It
Henry Bowers in It (2017)
Ecco, Toomey è un tizio cocciuto, forzuto, con una seconda personalità che gli parla nella testa (suo padre) e un’infanzia poco felice: in pratica un epigono meno riuscito del temibile Henry Bowers di It.
I langolieri sono preceduti come da un rumore di sciame: la bambina cieca è ovviamente la prima ad accorgersene dati i sensi sviluppati. Pare inoltre che possegga mistici poteri celesti che l’avvicinano alla brava nera Mother Abagail de L’ombra dello scorpione.
Mother Abagail
Mother Abagail ne L’ombra dello scorpione (1994)

I langolieri (parte III)

Infine i langolieri si materializzano come bocche volanti irte di denti rotanti che abbattono e mangiano tutto quel che si ritrova sul loro cammino. Eccetto che i passeggeri del volo 29 perché riesconoa a fuggire: trovano il modo per viaggiare dal passato e dal futuro (cioè ritornano a casa), anche se qualcuno inevitabilmente ci rimette (più o meno eroicamente) le penne. Toomey era destinato a non farcela, poi il martirio della bambina nera e il sacrificio di Nick…
I langolieri Tom Holland
I langolieri (1995) di Tom Holland
Un soggettone da B-movie non a caso trasposto in una omonima miniserie tv in due puntate (1995) che ha visto dietro la macchina da presa Tom Holland (il regista del primo, indimenticabile La bambola assassina). E sul piccolo schermo i langolieri erano sul serio malamente disegnati dagli effettisti speciali della crew. Aldilà del cammeo di Stephen King, ormai praticamente una prassi come lo era per Hitchcock, la miniserie è certamente tralasciabile.

Finestra segreta, giardino segreto (parte I)

Nelle dichiarazioni di King, come da nota introduttiva, questo racconto lungo (ma fra i più brevi della presente antologia) mette insieme sia il prevalere del romanzesco sul lettore (come fatto in Misery) sia il prevalere del romanzesco sullo scrittore (come fatto in La metà oscura). E nelle sue intenzioni è anche l’ultima opera che elegge a protagonista uno scrittore (alter ego di King), almeno così scriveva…
La storia è semplice, se vogliamo prevedibile. Mort Rainey, scrittore in crisi di ispirazione, è avvicinato da un inquietante sconosciuto dal cappello nero, sedicente John Shooter, che lo accusa di aver plagiato un suo racconto. Rainey è convinto del contrario, prova a dimostrare la propria innocenza, ma intanto rimane avvinghiato in un crescendo di orrori e omicidi. Anzitutto il gatto viene strangolato e appeso con un cacciavite al coperchio del cassonetto dell’immondizia, poi la casa di Derry finisce in fiamme… Si, Mort e la sua ex moglie avevano una casa in quella immaginaria cittadina che ha ospitato le avventure dei Perdenti di It.
Johnny Depp Mort Rainey
Johnny Depp è Mort Rainey

Finestra segreta, giardino segreto (parte II)

Storia prevedibile perché molto presto ci viene il sospetto che Shooter non esista e sia solo frutto della mente schizofrenica di Mort, il quale effettivamente in passato ha plagiato un altro autore che non si è mai fatto vivo per denunciarlo. Il disturbo della personalità di Mort (le incessanti “voci nella testa” che perseguitano quasi tutti i personaggi di Stephen King) lo porterà a scrivere dovunque sulle pareti il nome “Shooter” con la stessa ossessione con cui Jack Torrance di Shining (1977) batteva a macchina “Il mattino ha l’oro in bocca“…
Jack Nicholson Jack Torrance
Jack Nicholson è Jack Torrance
Allora è anche un po’ colpa di questa storia se non ha brillato il suo adattamento cinematografico del 2004 diretto dallo sceneggiatore (Jurassic Park, Carlito’s Way, Mission: Impossible) e regista David Koep (Echi mortali). In Secret Window è Johnny Depp lo scrittore ossessionato mentre John Turturro presta la sua angosciante interpretazione a John Shooter. Una pellicola dove forse il lato soprannaturale viene meno (manca il colpo di scena finale del racconto) ma rispetto alla pagina scritta abbondano i morti ammazzati.

Finestra segreta, giardino segreto (parte III)

L’autobiografismo è più che evidente. Il racconto Finestra segreta, giardino segreto di Mort viene accusato di avere plagiato il racconto Stagione di semina di Shooter. Ebbene lo stesso Stephen King fu accusato di plagio da un amico che sostiene di avere scritto la prima versione del racconto Il corpo contenuto nella raccolta – a noi il titolo non sembra affatto una coincidenza – Stagioni diverse (1982) da cui il celebre film Stand By Me (1986). In un’altra occasione invece un pazzo si intrufolò in casa sua e con una finta bomba ne minacciò la moglie Tabitha sostenendo come King gli avesse addirittura rubato alcuni libri.
John Turturro John Shooter
John Turturro è John Shooter
Curiosità: Mort vuol dimostrare l’autenticità del proprio racconto mostrandone la prima pubblicazione sulla rivista Ellery Queen’s Mystery Magazine nel giugno 1980, data precedente a quella in cui Shooter sostiene di aver scritto il suo (comunque precedente alla data di seconda pubblicazione del racconto di Mort, e da qui l’equivoco). Dalle mie ricerche non risulta che Stephen King abbia pubblicato in quel mese su quella rivista insieme a Ed McBain e Patricia Highsmisth, ma sicuramente nel dicembre 1980 vi ha pubblicato Marcia nuziale poi ristampato nel 1985 per la seconda raccolta Scheletri (QUI la recensione).

Il poliziotto della biblioteca (parte I)

Ennesimo spunto dalla vita quotidiana (il figlio di King non voleva andare in biblioteca per paura del poliziotto di guardia) e buono per una puntata di Ai confini della realtà. L’assicuratore Sam Peebles si trova improvvisamente a dover tenere una lezione sul suo personale successo (altro uomo medio americano alla Stephen King, ma qui dal sorriso sornione, la stretta di mano facile e più soldi in tasca) presso la sede locale del Rotary Club.
Per prepararsi degnamente, Sam segue il consiglio della sua assistente Naomi (lettrice sfegatata per sua ammissione del Paul Sheldon di Misery, e che King non smetterà di citare ancora almeno fino a Rose Madder: leggi QUI la recensione) e si reca alla biblioteca di Junction City. La bibliotecaria è Ardelia Lortz, signora attempata e leggermente inquietante che sconsiglia letture orripilanti come quelle di (udite udite cosa l’autore le mette in bocca) “Stephen King“.
James Caan Paul Sheldon
James Caan è Paul Sheldon

Il poliziotto della biblioteca (parte II)

La conferenza al Rotary è un successo, trascorrono i giorni e Sam si dimentica di restituire i libri. Almeno finché non viene nottetempo a fargli visita il terrificante Poliziotto della Biblioteca. Ovviamente salta fuori che Ardelia Lortz è morta da tempo, e più che un fantasma è la manifestazione di un mostro che si nutre della paura dei bambini. Esattamente come It ma al netto di forma aracnide, la “vera” Ardelia succhia le lacrime dei bambini servendosi di una specie di proboscide che le si allunga sotto il naso.
Sempre come in It, Sam indaga in biblioteca e fra scaffali che si deformano a seconda delle sue visioni. Trova un alleato nell’ubriacone Dave Duncan, trova un amore in Noemi, sconfigge le sue paure (il Poliziotto della Biblioteca incarna un molestatore che effettivamente lo aveva violentato da piccolo, ricordo che per il trauma lui aveva rimosso) e vissero (quasi tutti) felici e contenti.
Il vero aspetto di It nella miniserie del 1990
Il vero aspetto di It nella miniserie del 1990

Il fotocane (parte I)

Nella quarta nota introduttiva (con un titolo diverso da tutte le altre che l’hanno preceduta), a metà fra umiltà e orgoglio Stephen King si vanta di scrivere libri dell’orrore e si assume la paternità dell’idea “della cittadina di provincia come microcosmo sociale e psicologica“. Questo per condurci nuovamente nella “sua” Castle Rock, già teatro per il precedente La zona morta e che lo sarà per il successivo Cose preziose (1991) anche se in questo periodo non ha ancora un titolo definitivo. Il Fotocane si colloca come racconto di mezzo di questa trilogia e viene dedicato alla memoria di John D. MacDonald, autore de Il promontorio della paura, suo mentore e anche autore della prefazione alla prima raccolta di racconti di King (tornate a leggere QUI quel che ne abbiamo detto a proposito in A volte ritornano).
Castle Rock
Castle Rock (2018)
Il protagonista è un bambino di nome Kevin Delevan che, in pieno stile Stranger Things, riceve in regalo per il giorno del suo compleanno una Polaroid Sun 660. Scoprirà con sgomento che l’obiettivo della macchina fotografica è il portale verso un altro mondo. La polaroid non scatta sempre l’identica foto, ma una sorta di sequenza sempre più veloce che si svolge “dall’altra parte”, dove un cane rabbioso si accorge del fotografo e si appresta ad assaltarlo. A ogni flash il quadrupede si fa sempre più vicino e verrà il giorno in cui balzerà da quest’altra parte della camera.
I bambini di Stranger Things
I bambini di Stranger Things

Il fotocane (parte II)

Intanto che il papà rimprovera la figlia di vedere troppi film dell’orrore alla tv (nella fattispecie La bambola assassina: ciao Tom Holland), accompagna il figlio Kevin presso l’Empoium Galorium, ovvero il negozio dello strozzino Pop Merril definito “lo Shylock di Castle Rock“. Pop è un traffichino, conosce diversa gente coinvolta nel paranormale (lui li chiama Cappellai Matti) e potrebbe avere una soluzione.
La bambola assassina Tom Holland
La bambola assassina (1988) di Tom Holland
La premessa è magnetica, ma lo sviluppo talmente ridondante di fronzoli da rendere il racconto il più noioso dell’antologia: buono solo per prepararsi alla lettura di Cose preziose sapendo a priori come mai il negozio di Pop sia finito in fiamme. Però il colpo di scena finale (che non sveliamo) riporta alla mente uno dei più fantastici e vecchi racconti di King: Il word processor degli dei (contenuto in Scheletri).

Conclusioni

Non il King più ispirato, è bene dirlo, sebbene ci sia chi giustamente si strappa i capelli per i soli I langolieri e Finestra segreta, giardino segreto (personalmente a quest’ultimo preferisco Il poliziotto della biblioteca). Altre raccolte hanno brillato di gran lunga di più (enigmi meno scontati), ma se non altro questa (che non è di racconti ma di romanzi brevi) è un passaggio necessario, a tratti piacevole quando non noioso: aspetti entrambi accentuati in una ristampa successiva da due volumi.
Nel salutarvi, vi invito a leggere Quattro dopo mezzanotte di Stephen King, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.
Finito di leggere: venerdì 21 settembre 2018.

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