LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI di Elena Ferrante

LA VITA BUGIARDA DEGLI ADULTI di Elena Ferrante

LA VITA LETTERARIA

Di Elena Ferrante crediamo di non averne bisogno solo nello spazio che intercorre tra un libro della Ferrante che finiamo e l’altro che dovremo cominciare. Quando torniamo a lei, però, sempre ci domandiamo come abbiamo fatto nel frattempo a stare senza.
Dopo lo strepitoso successo internazionale della quadrilogia de L’amica geniale, l’autrice del mistero e Edizioni E/O ripartono con La vita bugiarda degli adulti, classico romanzo da Premio Strega, così distante e al contempo così vicino all’essenza della precedente saga.

LA ZIA GENIALE

Lila e Lenù ne L'amica geniale. Storia del nuovo cognome
Lila e Lenù ne L’amica geniale. Storia del nuovo cognome

Alcuni elementi del passato di Giovanna, la giovane protagonista, instaurano sin da subito evidenti richiami con l’infanzia di ciascun lettore: il piacere proibito di recitare insulti dialettali accostandoli a persone invise ai genitori (è in questo modo, d’altronde, che tutti noi apprendiamo la pratica della parolaccia); i genitori che si rimproverano a vicenda di star facendo tardi la mattina per il lavoro ri-negoziando di volta in volta, con le loro menzogne, lo spazio pubblico-privato del bagno domestico
E questa più o meno è anche la caratterizzazione di Lenù, la giovane protagonista de L’amica geniale. Poi entra in scena la zia Vittoria, sorella del padre in cattivi rapporti con la famiglia sin da prima che Giannina nascesse: sua invece è anche la caratterizzazione di Lila de L’amica geniale.
In questo senso Vittoria, che viene a prendere Giannina dalla casa a San Giacomo dei Capri con la sua Cinquecento verde per sottrarla ai genitori letterati, è una “zia geniale”: una donna forte e libera che, come tutte le donne anticonvenzionali, è destinata a scontrarsi con altri individui fuori dalla norma, come per l’appunto con i genitori di Giovanna, intellettuali progressisti che favoriscono a loro volta le libertà della figlia, senza accorgersi così facendo di allontanarla ulteriormente da loro.
Perché in fondo a questa libertà borghese manca la forza autentica che muove al contrario la libertà popolare di zia Vittoria.

UNA RISATA TI SEPPELLIRA’

L'uomo che ride (1928) di Paul Leni
L’uomo che ride (1928) di Paul Leni

Non solo i personaggi sono identici a quelli della famosa serie letteraria recentemente trasformata in serie televisiva da Saverio Costanzo e arrivata alla seconda stagione. In realtà ritroviamo tutto il corredo letterario già esposto nei quattro romanzi de L’amica geniale: l’attrazione femminile verso il “diverso”, una donna fuori dagli schemi, il rapporto conflittuale con i genitori, la fascinazione verso il ragazzo sbagliato (Rosario), la città partenopea che cambia durante la crescita dell’adolescente protagonista, il feticismo toponomastico, e anche gli strambi neologismi letterari… anziché la smarginatura, qui abbiamo un ben più volgare batalacchio utilizzato dai marioli di quartiere. Cosa che innesca una particolare caratteristica di Giovanna: una volta che comincia a ridere, la ragazza non riesce più a fermarsi, proprio come il freak de L’uomo che ride (1928) di Paul Leni che, a sua volta, ha ispirato il Principe del Crimine di Gotham City, il Joker.
Una risata che è un’arma contro le ipocrisie dei grandi: una risata da clown, un’arma da pagliaccio, autentica, per smascherare le bugie degli adulti, dei genitori, di chi sostiene di non indossare alcuna maschera.

Joker (2019) di Todd Philips
Joker (2019) di Todd Philips

LE BUGIE DEL GENIO

Se la zia Vittoria, tanto interessante sin dal preambolo che l’introduceva attraverso le foto di una bambina con il volto oscurato con furia distruttrice dal fratello che l’aveva ripudiata, rimarrà una furiosa, volgare e bavosa, alla continua ricerca di affetto…. la vera sorpresa è proprio Giovanna, partita come la più classica delle Lenù, per diventare la più spietata delle “Lile”: si imbruttisce quando si preoccupa, gioca con i ragazzi, mente cinicamente, ama scoprirsi cattiva
Innegabile il sapore del déjà-vu nel racconto di questa tredicenne che entra in crisi adolescenziale dopo avere origliato un discorso tra genitori: un grande McGuffin per servirci su un piatto d’argento introspezione dell’universo femminile e ipocrisie intrafamiliari fotografate alla fine degli anni Settanta. La sensazione di ripetersi è evidente quando la protagonista si innamora di un ragazzo che ritiene intellettualmente molto superiore a lei (vi dice niente Nino Sarratore?).

CONCLUSIONI

Perciò il finale chiuso e al contempo aperto, annuncio di una prossima saga, fa presagire l’arrivo di una quadrilogia già raccontata. Stile diretto nonostante i monologhi, quello di Elena Ferrante e’ di un’ineleganza popolare che si basa tutto sulla forza delle similitudini e per nulla su quella della metafora, tranne forse che per il tormentone del braccialetto e per il viaggio verso Milano nel finale…
Aspettiamo il prossimo.

Nel salutarvi, vi invito a leggere La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: lunedì 10 febbraio 2020.

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