LA VOCE UMANA e LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI sono i prossimi progetti di Pedro Almodóvar

LA VOCE UMANA e LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI sono i prossimi progetti di Pedro Almodóvar

Pedro Almodóvar dirigerà ben due adattamenti cinematografici e saranno i primi due film della sua carriera ad essere girato in lingua inglese. Il primo è un cortometraggio tratto da La voce umana di Jean Cocteau (opera scritta nel 1920, rappresentata per la prima volta in teatro in Francia nel 1930) con protagonista Tilda Swinton e che il regista presenterà in uno dei prossimi festival. Il secondo è un lungometraggio tratto da La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin, di cui pare essere già pronta la prima bozza della sceneggiatura.

Ecco la descrizione ufficiale de La donna che scriveva racconti: “Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay. Ma soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le “signore” (e anche qualche “signore”) per cui lavora: una storia che dà il titolo all’edizione americana del libro, “Manuale per donne delle pulizie”. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver. O quelli di Charles Bukowski, l’eterno disadattato che ama l’alcol e le donne. Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Berlin, ma di certo il tratto pittorico dell’autrice contribuisce a fissarli nella mente. Una vita più che difficile, quella di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, forniscono all’autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa.”

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