L’AVVERSARIO di Emmanuel Carrère

L’AVVERSARIO di Emmanuel Carrère

UN CASTELLO DI BUGIE

Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato invano di suicidarsi. L’inchiesta ha rivelato che non era un medico dell’OMS. Quando tutti presumevano stesse al lavoro, in realtà trascorreva lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, nel parcheggio di un’autostrada o nei boschi del Giura. Per mantenersi ha perpetrato truffe ai danni di amici, familiari, amanti che credevano di investire i loro risparmi, fortune e buonuscita.

Quando questo castello di carte che coltivava dall’età di diciotto anni stava per crollare e la verità si faceva insostenibile, l’omicidio rimase l’ultimo jolly nella manica di uno psicotico che ha fatto del bluff la sua esistenza. Jean-Claude è diventato un assassino. O meglio l’Avversario, colui che la Bibbia chiama Satana.

L’INCHIESTA

Qualcosa in questo disturbante fatto di cronaca nera ha attratto Emmanuel Carrère, scrittore e regista francese di cui abbiamo già recensito lo strepitoso Limonov (leggi QUI per saperne di più). Scoperto l’accaduto leggermente in ritardo, Carrère ha assistito alle udienze del processo, svoltosi nell’estate del 1996 a Bourg-en-Bresse, è entrato in contatto con Romand e, dopo che la sentenza della Corte d’assise dell’Ain l’ha condannato al carcere a vita con 22 anni di segregazione, ha continuato a intrattenere una corrispondenza epistolare e sostenuto ben tre colloqui in carcere. Affascinato da questo insondabile criminale e millantatore francese mai visto prima, Carrère ha prima abbandonato e poi ripreso l’idea di raccontare, giorno dopo giorno, la sua vita di solitudine e di impostura.

L'avversario_Libri Senza Gloria
L’avversario_Libri Senza Gloria

Un primo tentativo di narrare i fatti in prima persona a nome dell’assassino, sull’indiscusso modello del libro-inchiesta A sangue freddo di Truman Capote (leggi QUI la recensione), non diede i suoi frutti. Ci riuscì solo scrivendo tutto in prima persona ma a suo nome, riportando le indagini svolte (ha visitato i luoghi, intervistato gli amici dell’assassino e delle vittime, ecc.), un po’ come farà Nicola Lagioia nel bellissimo epigono nostrano La città dei vivi (leggi QUI la recensione).

Inquietante sin dai primi minuti, il libro finisce in un baleno. Dimostra come a Carrère non servano molte parole per farci penetrare negli abissi dell’animo umano. Quella di scrivere in soggettiva è infatti una scelta stilistica azzeccata per uno scrittore con la poetica di Carrère, dove il reale viene sempre prima dell’immaginario letterario. Scandagliando un’esperienza umana tanto estrema, ci porta non tanto a capire un uomo del genere – sin da bambino cresciuto in una casa dove “era consueta la pratica della bugia a fin di bene” ma nel contempo in una famiglia “dove vigeva il divieto assoluto di mentire” – quanto ci porta a osservare il lato più oscuro di ciascuno di noi.

CONCLUSIONI

Nel 2019 Romand si è convertito, ha ottenuto la libertà vigilata ed è stato accolto presso un istituto religioso cattolico. Secondo alcuni è riuscito, ancora una volta, a manipolare gli psichiatri e quindi la decisione del tribunale. Un caso famoso il suo, che va oltre la letteratura, ma che la letteratura perpetua.

Da L’Avversario (Adelphi, 2000) la regista Nicole Garcia ne ha tratto l’omonimo film nel 2002 con Daniel Auteuil (sebbene siano stati modificati i nomi delle vere persone), presentato in concorso al 55° Festival di Cannes.

Questa è una storia vera, ma fatta di bugie. Il romanzo verità di Carrère non giudica il responsabile di un crimine agghiacciante, né assolve le responsabilità di un uomo fatto di grandi assenze. Non su tutto è possibile fare chiarezza, nemmeno per lo stesso Romand che, anzitutto, ha sempre mentito a se stesso prima che agli altri.

Finito di leggere: domenica 11 giugno 2023.

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’Avversario di Emmanuel Carrère, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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