L’IMPERATORE-DIO DI DUNE di Frank P. Herbert

L’IMPERATORE-DIO DI DUNE di Frank P. Herbert

QUARTA DI DUNE

L’Imperatore-Dio di Dune (ovviamente c’è sempre Dune nel titolo, titolo ricorrente come in tutte le saghe che si rispettino), quarto libro della famosissima serie di fantascienza, è ambientato tremilacinquecento anni dopo la conclusione del precedente romanzo ma pubblicato solo cinque anni dopo (nel 1981).
Gli estratti che anticipano ogni capitolo di questo nuovo volume, a differenza dei precedenti, non provengono da fonti perlopiù varie, ma principalmente dai Diari trafugati all’Imperatore Leto II (il Leto figlio di Paul Atreides ma qui profondamente mutato nel fisico e nello spirito). Alcuni (pochissimi) capitoli (e comunque mai numerati) sono trascrizioni di interrogatori come fossero copioni teatrali, aspetto stilistico finora inedito per la serie.

ALTRA DUNE

Una precog in Minority Report (2002) di Steven Spielberg
Una precog in Minority Report (2002) di Steven Spielberg

Il furto dei diari quindi… che sarebbe anche l’incidente scatenante del primo capitolo. A rubarli è stata Siona Ibn Fuad Al Seyefa: questa donna ribelle è una Atreides ma comanda i ribelli contro l’Imperatore-Dio (che di cognome fa sempre Atreides). Nella sua missione clandestina Siona è assistita da Topri, ma deve guardarsi dalla fanatica Nayla infiltrata nel suo esercito da Leto II. Questi può sempre consultare i ricordi di tutti gli avi che “albergano” nel suo corpo da pre-verme fatto di scaglie e lungo sette metri, ma Siona è il frutto di lunghi incroci genetici che la pongono “al di fuori” del campo di preveggenza del Dio Atreides.

L’IMPERATORE DI DUNE

L’Imperatore si è atrofizzato in un essere alieno, pachidermico e con le pinne, di cui solo il volto umano è a tratti riconoscibile, una specie di Krang delle Tartarughe Ninja. Superiore a tutto e a tutti, l’Imperatore ha bisogno dei continui confronti con i ghola (cloni creati a partire dal codice genetico di base) di Duncan Idaho, il vecchio amico del padre. Ogni volta che un Duncan prova a tradirlo, l’Imperatore lo uccide (questo è l’altro inizio del romanzo).

Krang delle Tartarughe Ninja
Krang delle Tartarughe Ninja

Se c’è qualcuno con cui l’Imperatore si mostra sempre più loquace (in particolare dopo l’eliminazione di un Duncan) è con il Maestro di Palazzo Moneo Atreides (discendente di Ghanima, sorella gemella di Leto II) dall’uniforme bianca. E chi è Moneo Atreides se non il padre naturale della pre-destinata Siona Atreides?

L’UOMO DI DUNE

Ogni volta che un Duncan muore, l’Imperatore di Dune Leto II chiede ai Tleilaxu non un qualsiasi Danzatore del Volto per sostituirne la compagnia ma proprio quel Duncan lì del suo passato e fedele a suo padre. Una agghiacciante coazione a ripetere che denuncia una ricerca di umanità nel perfetto schema vitale dell’Imperatore-Dio.

Ogni nuovo Duncan non è ovviamente memore delle esperienze recenti dei suoi predecessori. Inoltre il suo fenotipo è uno di quelli che esercita attrattiva sul genere femminile, per questo l’Imperatore prova a usarlo per farne innamorare la sua discendente Siona. Incrociando i geni dei due riuscirebbe a ultimare il programma procreativo che insegue oramai da millenni, e potrebbe infine concedersi al sacrificio…

Richard Jordan è Duncan Idaho in Dune (1984) di David Lynch
Richard Jordan è Duncan Idaho in Dune (1984) di David Lynch

NUOVISSIMA DUNE

Del Muro Scudo rimangono i ruderi, i vermi si sono estinti e i deserti prosciugati, la vegetazione è cresciuta perciò familiarizziamo con la Foresta Proibita, il mare di Kynes, il fiume Idaho, le piantagioni di grano, la Città Festiva di Onn. Il Popolo Libero di un tempo si è trasformato gradualmente nel fantasma di se stesso, perché come recita il nome essi sono adesso i Fremen del Museo.

Sotto il corpo deforme, per quanto abbia perso i genitali, l’Imperatore ha però ricordo dell’attrazione sessuale e perciò lo scombussola la presenza di Hwi Noree, nuova ambasciatrice degli Ixiani su Arrakis dopo la recente destituzione del suo predecessore Iyo Kobat.

James Watson è Duncan Idaho in Dune - Il destino dell'universo (2000) di John Harrison
James Watson è Duncan Idaho in Dune – Il destino dell’universo (2000) di John Harrison

Stesse simpatie non attira l’altro ambasciatore (dei Tleilaxu), ovvero quel Duro Nunepi (assistito da Othwi Yake) che l’Imperatore-Dio fa fustigare pubblicamente dopo essere scampato a un attentato imbastito dai Danzatori del Volto.

L’Imperatore-Dio incontra tutti loro nel Giorno delle Udienze, durante il quale sfilano in passerella anche le due Reverende Madri del Bene Gesserit Tertius Eilean Anteac e Marcus Claire Luyseyal con funzione di veridica, entrambe inviate dalla Suprema Syaksa.

LE DONNE DI DUNE

La sacra oscenità che si muove su un grande carro dotato di ruote lungo la Strada Reale, mette puntualmente Duncan al comando del suo esercito di Ittiointerpreti (cosiddette in ricordo delle prime sacerdotesse che predicevano il futuro parlando con gli uccelli): un esercito di sole donne in uniforme verde e armate di pistole laser (Leto II non si fida dei soldati uomini per via delle loro devianze – prevalentemente (omo)sessuali). L’omofobo e sessista Duncan è chiamato non solo a comandarle ma anche a ingravidarle per assicurare una discendenza. Tutto avviene sotto l’effige del falco degli Atreides.

Edward Atterton è Duncan Idaho ne I figli di Dune (2003) di Greg Yaitanes
Edward Atterton è Duncan Idaho ne I figli di Dune (2003) di Greg Yaitanes

Duncan e Siona sono degli strumenti nelle mani del Dio per manipolare il futuro, così come la bella (per forza di cose) e intelligente (come attrarrebbe altrimenti un Dio?) Hwi Noree è uno strumento degli Ixiani per manipolare il Dio (egli detiene la Spezia prodotta dai vermi, unico elemento per potere viaggiare nello spazio). Insomma, le donne non ci fanno certo una bellissima figura…

IL DIO DI DUNE

Ci vuole coraggio, e anche perizia, nel trasformare il giovane eroe Leto II de I figli di Dune (leggi QUI la recensione) nel rivoltante e tirannico verme umano di questo episodio. L’autore Frank P. Herbert ci aveva già anticipato il suo freddo cinismo nel dolceamaro finale della precedente puntata, ma qui ci spinge a odiare un essere che in passato avevamo voluto amare.

Sono grandissime per quanto prolisse le pagine di riflessioni filosofiche condotte da colui che è quanto di più vicino si sia mai visto a un Dio (dittatore buono) o a Satana (tiranno). Si tratta di riflessioni sul suo ruolo nei secoli e sul destino che lo attende: odiato oggi per essere amato nel futuro. La grande opera dell’Imperatore-Dio non può non passare per il martirio che egli non orchestra ma fa in modo che si realizzi: il grande attentato al tiranno (topos della storia culturale del mondo) avrà luogo mentre attraversa il ponte sulle acque insieme al Corteo Reale e alla sua sposa. Si sa, nelle acque i vermi di Dune… muoiono.

James McAvoy è Leto II ne I figli di Dune (2003) di Greg Yaitanes
James McAvoy è Leto II ne I figli di Dune (2003) di Greg Yaitanes

UCCIDERE UN DIO

Ovviamente a tramare contro di lui abbiamo le persone che più ama e ha amato: la ribelle Siona Atreides che lui stesso ha eletto comandante delle Ittiointerpreti (ma non per stupidità) e il bel guerriero selezionato come stallone per le future generazioni Duncan Idaho (il quale in battaglia dovrà eliminare la guardia Nayla, clonata a partire dalla sua vecchia amazzone Amica).

L'eletto in Matrix
L’eletto in Matrix

Questo è il compito di un Dio-imperatore: essere al di sopra dei giudizi, dell’amore e ogni valutazione. Affronterà una catarsi da tragedia greca (premeditata) e lascerà il destino del mondo all’auspicata unione fra Siona e Duncan. Pur con qualche ambiguità e dubbio mai risolto…
L’azione non è mai stata una prerogativa per questa saga, ma mai come adesso il coinvolgimento per la sorte dei personaggi è ai minimi storici forse perché si è privilegiato il punto di vista “divino” di Leto II, l’unico che in realtà sia davvero distante anni luce dai lettori. Per questo non arriva mai a commuoverci veramente e le parti che funzionano davvero sono quelle che si concentrano sul “redivivo” (ma umanissimo) Duncan, per la prima volta assurto da comprimario al ruolo di protagonista della sua vita.

CONCLUSIONI

Leto II detiene il potere assoluto, e assoluta è la sua visione: nessuno può mentire a colui che tutto sa! Il suo lungimirante e fanatico pragmatismo si palesa attraverso le solite oscure conversazioni e solo apparentemente contraddittorie. Il Dio si annoia e annoia a volte, rimembra malinconico il passato umano e forse non ha del tutto premeditato il proprio futuro.

Nonostante i primi sintomi di stanchezza della scrittura di Herbert, non possiamo non innamorarci dell’acritico coraggio di un individuo che ha deciso di intraprendere il destino della sofferenza, l’unico veramente possibile (il Sentiero Dorato fra gli infiniti futuri opzionabili), la strada che il suo stesso padre, fallendo nel ruolo di messia, non era riuscito a imboccare.

E ora passiamo la parola agli eretici…

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’Imperatore-Dio di Dune di Frank P. Herbert, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: mercoledì 5 giugno 2019.

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