L’UNICO FIGLIO di Anne Holt

L’UNICO FIGLIO di Anne Holt

IL RITORNO DI ANNE

Esordivamo così nella nostra recensione di Quello che ti meriti (leggi QUI la recensione): “Anne Holt è stata la regina assoluta del romanzo del crimine norvegese e scandinavo. Sono due le sue principali serie romanzesche: la prima con il personaggio della detective Hanne Wilhelmsen, e la seconda con la coppia Vik-Stubø“. Quello che ti meriti apparteneva alla seconda categoria, mentre L’unico figlio (1995, ma da noi arrivato nel 2011 con Einaudi) è il terzo romanzo (su dieci) della prima serie citata, inaugurata con il celebre La dea cieca, vincitore del Premio Riverton per il miglior giallo norvegese dell’anno.

Anne Holt, che nella sua vita ha esercitato la professione di avvocato e ha lavorato per la Polizia di Oslo, sa di cosa parla quando ci narra della morte di Agnes Vestavik, direttrice di una casa famiglia di Oslo. Sa di cosa parla quando scrive delle indagini dell’ispettore capo Hanne Wilhelmsen per acciuffare l’assassinio e ritrovare il dodicenne Olav, indocile orfano dodicenne che è scappato dalla famiglia affidataria. L’unico bambino del gruppo a non essere stato affidato volontariamente dalla madre (abnorme e spaventosa) ma per imposizione del tribunale dei minori.

SOLO

Il romanzo si apre con una citazione in versi di Edgar Allan Poe (Solo), e subito ci precipita nel plumbeo febbraio norvegese. Hanne Wilhelmsen, alter ego sin dal nome di Anne Holt, è da poco diventata supervisore di una squadra di agenti, lei che è più abituata a condurle le indagini che non a coordinarle. Per quanto riguarda la sfera personale vive insieme a Cecilie, le due meditano di avere o adottare un bambino, nonostante quello che ciò possa comportare in termini di effetti sull’opinione pubblica circa venticinque anni fa (le conversazioni in proposito, infatti, oggi risultano nettamente datate). Per quanto riguarda la vita professionale, mette dentro alla sua squadra un caro amico dal grande fiuto, il gigante biondo Billy T.: entra sempre in ufficio senza mai bussare alla porta, ha un debole per il gentil sesso e un look anarchico.

L’unico figlio_Libri Senza Gloria

Come da prassi, non seguiamo il punto di vista unicamente degli investigatori, ma anche dei potenziali sospettati, ai quali si aggiunge quello del bambino in fuga alternato con le lettere scritte in prima persona in corsivo da sua madre nel corso degli anni: i monologhi interiori di questo diario, a metà fra affetto e terrore verso il figlio, offrono un’introspezione psicologica forse più accurata di quanto non sia riservato alla protagonista, che comunque con le sue diverse sfaccettature, ora presuntuosa ora fragile, rimane degna di nota. Citiamo in proposito lo sfogo di Hanne sulle scarse attenzioni rivolte dall’opinione pubblica verso il delitto, esordisce puntualizzando che a Oslo ci sono più omicidi di quanti ne possano raccontare gli scrittori di gialli: se un tempo un delitto del genere avrebbe fatto scalpore, adesso non interessa a nessuno senza il sensazionalistico coinvolgimento di un vip.

CONCLUSIONI

L’unico figlio è un romanzo scorrevole, che affonda le mani nel degrado di Oslo come raramente ci viene mostrato. Un degrado non solo fisico quanto psicologico, che si interroga sulle conseguenze della malattia e dell’abbandono persino in quadri idilliaci come quelli famigliari.

Anne Holt

La capacità narrativa di Anne Holt emerge soprattutto nella sua maniera toccante di drammatizzare i rapporti umani. Sebbene non si interroghi stavolta sugli alti uffici del potere, finisce per denunciare le falle di un sistema giudiziario, quello della “idealistica” Europa del Nord, quando è alleggerito di autorità e appesantito dalla burocrazia.

Infatti quando pensi di aver capito come va a finire, la Holt riesce con abilità rara a portare la risoluzione in tutt’altra direzione, che è spesso quanto di meglio si può chiedere a un buon giallo. Che è spesso quello che succede alla Norvegia in letteratura, un paese considerato disposto all’accoglienza e alla condivisione, ma che riesce a sorprenderti con le ombre più buie dell’animo umano.

Finito di leggere: giovedì 25 novembre 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’unico figlio di Anne Holt, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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