M:I Preview: GORKY PARK di Martin Cruz Smith

M:I Preview: GORKY PARK di Martin Cruz Smith

Libri Senza Gloria celebra il ritorno di Tom Cruise nei panni di Ethan Hunt con la rubrica M:I – Preview. Per tutto il mese di agosto, ogni settimana sarà dedicata a un libro rappresentativo del mondo spy. Concludiamo con un classico dello spionaggio e del doppiogiochismo pensato da Martin Cruz Smith.

Un gelido inverno

Il Gorky Park è il parco di Mosca che costeggia il fiume Moscòva. Quando la neve inizia a sciogliersi, una guardia moscovita scova per puro caso tre cadaveri congelati e sepolti ma ben conservati sotto gli strati di neve.

L’assassino non li ha trattati con il massimo dei riguardi, il suo scopo era renderli irriconoscibili. Dopo averli uccisi a colpi di arma da fuoco (le vittime sono due uomini e una donna), ne ha amputato i polpastrelli (via le impronte digitali, quindi) e risvoltato letteralmente il volto sul cranio neanche fosse un calzino.

Gorky Park
Gorky Park

Le pallottole nei corpi appartengono a una calibro 7,65, un tipo di pistola usata da stranieri più che da russi. Per questo Arkady Renko, Ispettore-capo della squadra omicidi di Mosca, vorrebbe sbarazzarsi del caso e mollarlo ai servizi segreti russi. Del resto ha incontrato sul luogo del delitto proprio il maggiore Pribluda, uno dei maggiore esponenti del KGB.

Ma il KGB non vuole occuparsene, e il Procuratore di Mosca Iamskoy fa di tutto purché sia Renko a portare avanti questa scomoda indagine

L’Urss di Marlowe

Chi è Arkady Renko? Il detective protagonista di Gorky Park (1981) è figlio del Macellaio dell’Ukraina, un famosissimo e crudele Generale dell’Armata Rossa . Celebre perché usava mozzare le orecchie dei tedeschi uccisi, nonché braccio destro di Stalin.

Renko però non ha mai fatto carriera nell’esercito. Il suo nome pesante come un macigno è diventato per lui una scusa per vantarsi della propria incompentenza e di essere un lavativo.

William Hurt Renko
William Hurt è Renko

Ha una moglie, Zoya, che lo tradisce sotto il naso e lo umilia. Quindi se ne va con l’amante, gli svuota casa e richiede il divorzio sbattendosene delle regole del Partito Comunista.

Beve vodka e si trascina in una Mosca innevata pensando male del regime di Breznev. (Da considerarsi che il libro è stato pubblicato nel 1981, ultimo anno di quell’esperimento sovietico). Il mondo a stelle e strisce a Renko non fa né caldo né freddo.

Lui che di solito doveva vedersela con omicidi di ubriaconi, viene improvvisamente impelagato in un’indagine rischiosissima dai contorni internazionali. Inoltre rischia di beccarsi più di una pallottola in scene perfettamente hard boiled.

Come detective cinico e disilluso, Arkady Renko deve fare i conti con l’illustre predecessore di cui è epigono: il detective Philippe Marlowe. Creato dalla penna noir di Raymond Chandler, Marlowe è un tipo solitario e dal brutto caratteraccio, sensibile all’alcol come al fascino delle femmes fatales. Da Il grande sonno (1939) a Il lungo addio (1953) più intermezzi e prosegui, Marlowe, come fanno tutti i grandi personaggi, ha contraddetto spesso le sue caratteristiche basiche e si è in realtà rivelato un romantico idealista.

Humphrey Bogart Philip Marlowe
Humphrey Bogart è Philip Marlowe

Femme fatale

Arkady Renko è anch’egli incline a farsi instupidire da belle presenze femminili che salva da attentati metropolitani e che poi in casa sua si vestono di lenzuola come pepli. Parliamo della siberiana Irina Asanova, attrice della Mosfilm e testimone chiave dell’indagine: i suoi pattini sono stati trovati ai piedi di una delle vittime. Irina è una donna che, come molte, e al contrario di Renko, sogna l’America, l’uomo ricco, insomma preferisce il consumismo al comunismo. Lei è la Vesper Green di Renko.

Joanna Pacula Irina Asanova
Joanna Pacula è Irina Asanova

Ma per coinvolgere direttamente Renko non basta una donna. Lui di questo caso proprio non si interessa. Almeno finché, dal piano extrapersonale, il conflitto si restringe al livello personale. Nel momento in cui gli ammazzano il fidato agente Pasha Pavlovich (che riaccompagnava a casa un delinquente di nome Golodkin), Renko si getta a capofitto nell’indagine, pronto a tutto pur di trovare i veri colpevoli.

Buddy movie

Come tutti i gialli che si rispettino, Renko ha una sua squadra di elementi eterogenei di cui può fidarsi e ai quali può affidarsi. Ad esempio Levin, il medico patologo, poi l’antropologo e geniale nano il Professor Andreev che ricostruisce volti umani a partire dai teschi, e l’amico Ilya Mikitin, che è un Investigatore-capo pure lui.

Con un individuo in particolare, Renko è destinato a stringere un inaspettato sodalizio. E, come tutte le grandi amicizie, anche questo rapporto nasce nel peggiore dei modi. Con una scazzottata a Gorky Park.

Il tizio in questione è William Kirwill, fratello di una delle tre vittime (James), un tenente della Omicidi di New York venuto per l’appunto a scoprire l’assassino del fratello. Di origini irlandesi e dal carattere peggiore di Renko (per questo i due finiscono per andare d’accordo), ma di notevole acume, insieme a Renko forma una perfetta coppia da buddy movie.

Arnold Schwarzenegger Jim Belushi Danko
Arnold Schwarzenegger e Jim Belushi in Danko (1988)

Non bisticciano tanto quanto Eddie Murphy e Nick Nolte in 48 ore (1982) di Walter Hill (uscito in sala l’anno dopo del romanzo), ma per affinità sovietico-occidentali non possono che ricordare la mitica coppia Arnold Schwarzenegger-Jim Belushi in Danko (1988) sempre del veterano Walter Hill. E Hill, che firma anche la sceneggiatura, potrebbe essersi ispirato proprio al duo Renko-Kirwill dove però, almeno su pagina scritta, il più “freddo” non appare il sovietico Renko, ma l’occidentale Kirwill.

Zibellino

Nei XXIV gelidi e neri capitoli che ci accompagnano attraversando le celebrazioni del Primo Maggio, quel che sembrava legare il triplice omicidio a un traffico illegale di icone antiche, fa invece sempre più emergere altro. Un complesso intreccio di espatri clandestini e contrabbando di zibellini in quella Russia che è la maggiore importatrice di pellicce al mondo.

Arkady diventa suo malgrado la pedina di un gioco più grande di lui che coinvolge istituzioni corrotte e vendicative, propaganda sotto falsa bandiera e tripolo gioco. Ma che, per una volta, vede il russo nella parte dell’eroe e l’occidentale in quella del cattivo.

La narrazione inizia a Mosca e termina a New York con breve parentesi bucolica e di latente omosessualità a Shatura. La miglior battuta la pronuncia un funzionario del Consolato sovietico di New York: “la proprietà privata è ciò che più amo, in un Paese libero“.

Il film

E’ bene dirlo. La storia non prende subito. Lo stile di Martin Cruz Smith è eccessivamente descrittivo. Non solo ci vuole molto perché la trama catturi il lettore, ma molto di più ci vuole per districarsi fra quei mille nomi russi e capire quali personaggi realmente seguire. L’identico eccesso cui ci ha sottoposto la scrittura di Elena Ferrante lungo la pianificazione complessiva de L’amica geniale (leggi QUI, QUI e QUI).

D’altro canto, Smith che è un californiano descrive l’URSS e le indagini di Mosca meglio, se possibile, di un russo. Gorky Park è solo il primo bestseller della fortunata serie dedicata all’Ispettore Renko (seguono fra gli altri Stella Polare e Red Square, ma le scarse vendite in Italia hanno fatto sì che oggi questo autore non è più tradotto da noi). Ha fatto sì che nel 1983 questo romanzo otterrà la sua avvincente trasposizione cinematografica a cura di Michael Apted (Gorilla nella nebbia, Il mondo non basta).

URSS
URSS

Non avendo ricevuto il permesso di girare in Russia, il set venne spostato in Finlandia (lo stesso romanzo per diversi anni non è stato pubblicato in Russia). Il buddy movie qui trova dunque incarnazione nella coppia composta da William Hurt (Arady Renko)-Brian Dennehy (William Kyrwill). La love story fa invece affidamento sul fascino di Joanna Pacula nella parte di Irina Asanova. Il ricco uomo d’affari Jack Osborne che sparge sangue e denaro da Leningrado sino a New York è invece interpretato da Lee Marvin.

Conclusioni

Nel 1981 poco manca alla caduta del Muro di Berlino, ma la sfiducia nella rivoluzione di Lenin è già palpabile nell’ispettore nichilista il cui patriottismo gli concede un’etica inattaccabile.

Lo è pure nei reticenti uomini di potere che la inquisitoria burocrazia ha allontanato dal potere mentre il mercato nero ha dato loro opportunità di rivedere il proprio posto all’interno delle istituzioni.

 

Nel salutarvi, vi invito a leggere Gorky Park di Martin Cruz Smith, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: giovedì 5 Aprile 2018.

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