NON E’ UN PAESE PER VECCHI di Cormac McCarthy

NON E’ UN PAESE PER VECCHI di Cormac McCarthy

Rambo in Messico

Cormac McCarthy il premio Pulitzer per la narrativa lo ha ricevuto nel 2007 per La strada, ma probabilmente è Non è un paese per vecchi il romanzo più emblematico per conoscerne lo stile e la visione.

Uno dei protagonisti della vicenda è Llewelyn Moss, un reduce del Vietnam proprio come John Rambo. Dopo la guerra Llewelyn ha trovato un impiego da saldatore, Rambo neanche quello.

Nei primi anni ’80, nella cittadina di Hope, nello stato di Washington, il guerriero e pilota Rambo non è più accettato da un paese per il quale ha versato il sangue: nella sua patria si ritrova a combattere una guerra che non è più la sua. Una guerra che non ha cominciato lui, e che non ha voluto lui. Una guerra mossa dai giovani contro i vecchi.

Sylvester Stallone John Rambo
Sylvester Stallone è John Rambo nel primo film della serie

Nel 1980, in un polveroso Texas, dalle parti di Terrell County, Llewelyn Moss ha avuto più fortuna di Rambo. Dopo il lavoro trascorre il tempo dando la caccia alle antilopi. Vicino al confine con il Messico si imbatte in un convoglio di narcotrafficanti che si sono scornati fra di loro. Llewelyn pensa bene di prendere i soldi e scappare. La polizia sarà il minore dei suoi problemi. I signori della droga rivogliono indietro il proprio bottino, e allora sguinzagliano alle sue costole il pazzesco, e pazzo, Chigurh.

A differenza di Rambo, questa è una guerra che Moss si è andato a cercare. Inutile dirlo, compirà un errore dietro l’altro e la sua borsa piena di soldi disseminerà più cadaveri della valigetta di Pulp Fiction.

Jules Winnfield Pulp Fiction Samuel L. Jackson
Jules Winnfield e la misteriosa valigetta di Pulp Fiction

Tre sentieri

I lunghi ma concisi capitoli di Non è un paese per vecchi ci narrano questa caccia all’uomo seguendo tre punti di vista diversi ma ciascuno splendente di una propria limpidezza.

1. Il fuggitivo Llewelyn, cowboy incosciente e pronto a tutto che abbandona la roulotte in cui vive insieme alla giovane moglie Carla Jean e riscopre il piacere di fare il fuorilegge rubacuori nella assolata frontiera.

2. Lo psicopatico Anton Chigurh (attenzione, non si pronuncia Sugar) che nel deserto avanza ineluttabile verso il suo assassino schiacciando vittime neanche fosse un tir.

3. L’onesto e stanco sceriffo della contea Ed Tom Bell, veterano della Seconda Guerra Mondiale a un passo dalla pensione e affezionato alla moglie Loretta. A lui sono affidate le pessimistiche riflessioni (in corsivo ad apertura di ciascun capitolo) su un mondo che cambia, che si fa più cupo e violento e che lui fatica a riconoscere.

Josh Brolin Llewelyn Moss Coen
Josh Brolin è Llewelyn Moss nel film dei fratelli Coen

I dialoghi sono incredibilmente caratteristici, con frasi a spizzichi e bocconi e domande ripetute allo sfinimento, sia se pronunciate dall’animalesco e violento Chigurh sia dal disilluso sceriffo la cui coscienza e senso di giustizia non conoscono limiti. Un uomo d’altri tempi, che ricorda ancora cosa sia la pietà. Un individuo la cui inclinazione al pacifismo gli riporta alla mente un’epoca in cui gli sceriffi amministravano la legge senza portare la pistola… praticamente le sue memorie spazzano via in un solo istante tutta la romantica epica del western.

Un conflitto

Se alla luce del sempiterno conflitto generazionale Chigurh è il giovane mentre Bell è il vecchio, allora anche Chigurh è già un dinosauro ai nostri occhi.

Questo sicario, sempre un passo avanti rispetto agli agenti dell’antidroga, rovista fra le bollette del telefono intestate alle vittime per stabilire la prossima destinazione. Oggi Chigurh (o nel 2005, anno di pubblicazione), di fronte a un hacker di Las Vegas che svolgerebbe il suo identico lavoro in molto meno tempo, direbbe egli stesso: non è un paese per vecchi. Verso ripreso nel titolo del romanzo e che ammicca al poema Sailing to Byzantium di Yeats.

Tommy Lee Jones Bell Coen
Tommy Lee Jones è lo sceriffo Bell

Da Bell a Chigurh passando per l’uomo di mezzo Llewelyn, attraversiamo un pezzo d’America in uno schizofrenico sorpasso di valori. Da un lato abbiamo l’antica etica cristiana che si mantiene in corsia, e dall’altro abbiamo il giovane dio denaro che preme l’acceleratore a tavoletta.

La disincantata filosofia di McCarthy serpeggia sottotraccia fra struggenti e contorte highway morali e convinzioni politiche sgretolate dai tempo. Un pensiero crudo come la terra secca che lo genera: la dolente provincia americana che può essere raccontata degnamente solo da una scrittura ridotta all’essenziale.

La terra dei killer

Il paesaggio arido e silenzioso del Texas detta i tempi della narrazione e soprattutto dell’inchiostro usato da McCarthy. Una vera e propria scuola di scrittura: non una parola in più non una in meno per raccontare la storia che c’è da raccontare.

Uno stile lineare che stride soprattutto quando mette in scena la contorta filosofia del suo personaggio più magnetico, Chigurh. Un contrasto fra scrittura semplice e ragionamento complesso che apre un divario incolmabile nella mente umana, quella fra noi lettori e un killer pensante.

La scrittura di Cormac McCarthy ci prende dunque delicatamente per mano ma solo per sbalzarci verso distanze siderali. Nel cuore della giovane bestia, spietata senza essere crudele.

Javier Bardem Chigurh Coen
Javier Bardem è Chigurh nel ruolo che gli valse il Premio Oscar

Chigurh usa una pistola ad aria compressa collegata a una bombola d’ossigeno, di quelle che si usano nei macelli per sparare bulloni d’acciaio nel mezzo degli occhi dei vitelli. Il suo bestiame è il gregge umano, il cui destino appende alla sorte di un lancio di moneta.

Il mondo dei killer

Il freddo e impassibile Chigurh appartiene a un sottomondo criminale ben organizzato che più che avere a che fare con l’omonimo adattamento dei fratelli Coen, è stato esso stesso la base d’ispirazione della serie tv Fargo. Serie che ha diversi debiti con questo romanzo più di quanto non ne abbia con Fargo il film.

Peter Stormare Fargo
Peter Stormare è Gaear Grimsrud nel film Fargo

Nel film del 1996 dei Coen, a seminare morti e sconvolgere la cittadina di turno se ne occupava invece il granitico Gaear Grimsrud di Peter Stormare. Ma i vero collega del satanico e invincibile Chigurh, altrettanto inquietante e carismatico, ma più loquace di lui, è sicuramente il mefistofelico Lorne Malvo interpretato da Billy Bob Thornton nella prima stagione di Fargo.

Nel romanzo di McCarthy, il metodico Chigurh ferma Carson Wells, ex colonnello diventato sicario e assunto per ucciderlo, e poi si vendica andando ad ammazzare il mandante segreto nel suo palazzo. Scena quasi identica ripresa verso il finale della prima stagione di Fargo, ma in maniera più spettacolare, quando un piano sequenza in verticale lungo la palazzina ci fa intuire il massacro che compie Lorne Malvo dei suoi ex datori di lavoro.
Billy Bob Thornton Lorne Malvo Fargo
Billy Bob Thornton è Lorne Malvo nella prima stagione di Fargo

Ancora, la seconda stagione di Fargo, sempre nel finale, nel momento in cui i vecchi pistoleri devono abbandonare le pistole per indossare le camicie, potrebbe essere sottotitolata: E’ un paese per giovani.

Eppure, in quanto a dare delle regole al mondo criminale e a canonizzarlo secondo standard meramente burocratici con gusto demodé ha fatto di meglio solo la recente saga escapista di John Wick.

Keanu Reeves John Wick
Keanu Reeves è John Wick

Adattamento cinematografico

La voce narrante del film è di Tommy Lee Jones nella parte dello sceriffo Bell. L‘eroe per caso braccato fra motel e pick-up dalla mala, o meglio dalle forze del male, ha i baffoni di Josh Brolin.

Dei quattro strameritati Premi Oscar che si è portata a casa la trasposizione cinematografica dei fratelli Coen datata 2007, oltre alle statuette per miglior film e per miglior regia, quella per miglior attore non protagonista è andata al Javier Bardem dalla mostruosa pettinatura, perfetta incarnazione dell’amorale Chigurh, e l’altra è andata alla miglior sceneggiatura non originale.

Dei dialoghi del film, serrati eppure giocati magistralmente con il silenzio, la quasi totalità proviene dal libro, dove le battute sono disincarnate. Senza virgolette e senza corsivi si confondono con il flusso della narrazione. Perché questo mondo è fatto dei suoi personaggi, e questa storia è fatta di Chigurh: non possono esistere l’una senza l’altro.

Paradossi e cinismo

Tornano alla mente la scena in cui Javier Bardem sgranocchia arachidi e scommette indifferente sulla vita dell’anziano proprietario di un distributore ripetendo placidamente le ultime parole del suo interlocutore come un pappagallo assassino. O la scena in cui gi occhi a mezz’asta di Bardem banchettano con il corpo di Woody Harrelson prima ancora di ucciderlo nel loro fatale incontro. Scene che vengono di peso dal libro e trovano la loro cornice ideale nel quadro dei Coen.

Di una onestà e rigore morale tutti suoi, Chigurh finirà per zoppicare al tramonto come il cowboy solingo che ha chiuso innumerevoli western. Forse a Llewelyn è concessa una dipartita meno ignobile del corrispettivo letterario, mentre spetta invariabilmente allo sceriffo Bell, ritiratosi a vita privata, meditare sulla deriva umana nel piano divino.

Cameron Diaz Malkina The Counselor
L’indimenticabile Malkina di Cameron Diaz in The Counselor

Nelle mani di un altro regista, a esempio l’ultimo Ridley Scott che da McCarhty ha pure adattato The Counselor – Il procuratore (2013), la scrittura scolpita con la precisione chirurgica del vento che soffia nel canyon rischierebbe di essere inquadrata per il verso sbagliato. A esempio troppo glamour, pur avendoci stregato con la leopardata Cameron Diaz mentre preda il cofano di una costosa auto sportiva. L’occhio ironico e il gusto del paradosso dei Coen hanno invece sintetizzato alla perfezione il disilluso nichilismo che vive nelle pagine di Cormac McCharty.

Il domani non muore mai

La storia dunque è la più vecchia del mondo, quasi quanto quella di Cristo. Un uomo si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato: regolamento di conti fra bande, panetti di eroina e oltre due milioni di dollari. L’uomo si convince di essere un tipo tosto, fortunato all’inverosimile. Perciò scappa con una borsa di nylon colma di banconote sporche letteralmente del sangue di trafficanti di droga. L’avventura si trasformerà ben presto in un incubo.

Tutto un pretesto per raccontare molto di più, la fine di un mito e l’alba di una nuova era. Lo scontro selvaggio fra età differenti,la lotta fra civiltà scandita da infinita brutalità ma anche da immensa umanità.

Un conflitto vecchio come il mondo, e destinato a ripetersi all’infinito.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

Finito di leggere: martedì  8 Maggio 2018.

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