VENT’ANNI DOPO di Alexandre Dumas

VENT’ANNI DOPO di Alexandre Dumas

Premessa

L’epilogo dello scanzonato I tre moschettieri (leggi QUI la recensione) aveva già separato i destini dei quattro protagonisti principali. Da qui riparte Alexander Dumas con Vent’anni dopo, secondo romanzo storico sulle vicende di d’Artagnan e soci.

Come il precedente, Vent’anni dopo venne pubblicato a puntate in feuilleton sulle pagine del quotidiano parigino Le Siècle. E fa anche seguito, come ci informa Francesco Perfetti nella sua premessa (attenzione: spoilera tutta la trama), al corposo studio storico preparato da Dumas per documentarsi all’epoca della stesura del primo tomo: Louis XIV et son siecle. Successivamente (nel 1845) tutte le singole uscite vennero raccolte in una edizione parigina da otto volumi.

Prologo

Il titolo non lascia dubbi sulla collocazione temporale, pure al netto di forzature narrative dell’autore. Gli episodi vengono dati alle stampe in un periodo in cui i moschettieri di Dumas hanno ottenuto tale successo che non si contano più gli apocrifi e le traduzioni.

Michael York d'Artagnan
Michael York è d’Artagnan

Forse in quanto romanzo di mezzo, rispetto al primo e al terzo volume della serie Vent’anni dopo conta un solo adattamento cinematografico: ll ritorno dei tre moschettieri (1989) di Richard Lester (regista ombra di Superman e Superman II). Il film è il sequel de I tre moschettieri (1973) e Milady (1974) da considerarsi un unico film in quanto tratto dal primo libro, girato in un’unica soluzione ma uscito in sala sdoppiato per esigenze di durata.

In questa nuova avventura cinematografica diretta da Richard Lester, gli stessi attori riprendono le loro parti realmente invecchiati ma di sedici anni piuttosto che di venti.

Il nuovo cardinale

Il cardinale Richeleu esce di scena nel buco di venti anni dalla prima storia. Il berretto da cardinale è ora indossato da un non meno velenoso (ma più avido) Giulio Mazzarino (un nome che è triste presagio di quell’Andreotti già prefigurato in Richelieu), visto di mal occhio dal popolo francese per via delle sue origini italiane.

Geraldine Chaplin Anna d'Austria
Geraldine Chaplin è Anna d’Austria

Morto il re Luigi XIII, Mazzarino è divenuto l’amante di una Anna d’Austria (sempre Geraldine Chaplin nel film di Lester) fattasi più malleabile. Ed è grazie all’ascendenza che ha su di lei che Mazzarino (nel film Philippe Noiret è chiamato a sostituire Charlton Heston quale nemesi degli eroi) aumenta le tasse e prende impopolari decisioni in nome di un re bambino (Luigi XIV) che comunque lo ha in odio.

Squadra che vince…

Il malumore dei borghesi, fomentati dai Principi che vorrebbero toglier di mezzo Mazzarino, fa nascere il movimento dei frondisti (detti così perché invitati a usare le fionde durante le sommosse). In tutto ciò il luogotenente dei moschettieri di Sua Maestà d’Artagnan (Michael York) non ha un partito chiaro da seguire. Invecchiato senza i suoi storici amici, annoiato dalla routine militare, scontento per promozioni e ricompense mai arrivate, lui è semplicemente fedele al re, e quindi lo si può annoverare fra i cardinalisti.

D’Artagnan non ha più notizie degli altri tre moschettieri con cui fece le imprese note a tutti. Il suo unico amico è rimasto quel cavalier Rochefort (l’uomo di Meung del primo romanzo è sempre interpretato dal mefistofelico Christopher Lee) che altri non era se non il suo arcinemico, l’anima dannata di Richelieu.

Rochefort da cinque anni “vive” alla Bastiglia, ma alla prima occasione rende un favore a d’Artagnan, cui lo lega reciproca stima, raccomandandolo al monsignor ministro Mazzarino insieme a tutta quanta l’allegra brigata.

Christopher Lee Rochefort
Christopher Lee è Rochefort

Chi trova un domestico…

Dunque il cardinale incarica il moschettiere dai capelli ingrigiti di rimettere insieme la vecchia squadra per compiere nuove prodezze. Lo spadaccino accetta per denaro più che per la causa. Ed è così che, riposta in un cantuccio la malinconia del tempo presente, d’Artagnan recupera lo slancio giovanile del passato guascone e si mette alla ricerca dei tre perduti camerati.

Per primo rintraccia il suo vecchio valletto Planchet (Roy Kinnear, che fratturatosi il bacino per una caduta da cavallo sul set, il giorno dopo morì in ospedale), ora pasticciere e improvvisato borghese in fuga dalla giustizia per aver fatto evadere Rochefort.

Roy Kinnear Planchet
Roy Kinnear è Planchet

…trova un moschettiere

Grazie a Planchet, d’Artagnan ritrova i vecchi domestici dei tre moschettieri. Bazin è lo scaccino di Notre-Dame e pedinandolo risale ad Aramis (Richard Chamberlain) divenuto a tutti gli effetti abate (d’Herblay). Ma pur indossando la sottana del prelato, Aramis non smette di correr dietro alle sottane delle donne.

Richard Chamberlain Aramis
Richard Chamberlain è Aramis

Se Aramis declina l’invito di d’Artagnan, ad accettarlo di buon grado è Porthos (Frank Finlay) il cui nome si è allungato di titoli (du Vallon de Bracieux de Pierrefonds) tranne quello di barone e che intende conquistare in una nuova eroica campagna per potersi affermare nei domini ereditati dalle mogli di cui è rimasto vedovo.

Frank Finlay Porthos
Frank Finlay è Porthos

Al fianco di Porthos è rimasto Mosqueton in qualità di intendente, ma vicino ad Athos (il grandissimo Oliver Reed), ora generoso gentiluomo di campagna depuratosi dal vino, non v’è più traccia del silenzioso Grimaud. Come Aramis, anche Athos respinge l’offerta di d’Artagnan perché, seppur fedele al re, non vuole servire il cardinale.

Oliver Reed Athos
Oliver Reed è Athos

Athos dunque rimane nella sua contea a vegliare sul giovane e cortese Raul (Thomas Howell) che ha cresciuto come un figlio.

Suicide squad

Nè Aramis nè Athos sono stati del tutto onesti con d’Artagnan. Perciò non appena Grimaud, di concerto con il cavaliere Rochefort e altri frondisti, fa evadere dalla fortezza di Vincennes il signor duca di Beaufort (in odio al cardinale) ecco che i due si trovano a incrociare i ferri con d’Artagnan e Porthos.

L’amicizia però prevale sull’onore e i quattro trovano modo di andare d’amore e d’accordo aldilà di ogni schieramento politico. Si ritrovano addirittura a rimpiangere il grande cardinale (Richelieu) rispetto a quest’altro che ne ha preso il posto.

Se Athos e Aramis li risparmiano in un primo tempo , d’Artagnan e Porthos ricambieranno loro il favore durante l’ultima battaglia di re Carlo d’Inghilterra contro il generale Oliver Cromwell (Alan Howard).

Oliver Cromwell
Oliver Cromwell

Finalmente, è nelle ultime sequenze che ritroviamo la vecchia squadra compatta e unita al servizio di un ideale più che di un partito. Impegnata in una missione suicida, riecco la picaresca banda di cui ci eravamo affezionati ne I tre moschettieri e che non vedevamo l’ora di ritrovare all’opera.

Nonostante i mille travestimenti da spie (da fare un baffo alle maschere facciali di Ethan Hunt), le loro limpide visioni, la nobiltà d’animo e gli sforzi sovrumani non riusciranno a cambiare il corso di una Storia più grande di loro.

Suicide squad
Suicide squad

Fallito il tentativo di scarcerazione di re Carlo (Bill Paterson) nella tenda del colonnello Harrington e quella di evasione da White-Hall, l’ultimo grande sovrano finirà decapitato sul patibolo di Londra.

So cosa hai fatto…

Inizialmente tutto sembrava filare liscio fra i moschettieri almeno finché la morte non viene a cercarli dal passato. L’angelo della vendetta è il Lord Winter figlio della Milady che i quattro amici e il boia mascherato sottrassero alla giustizia degli uomini e sottoposero a quella di Dio nell’atroce finale del primo romanzo.

Il primo a morire per mano del giovane Winter travestito da monaco è il boia di Béthune, pentito dei propri peccati ma che al posto del perdono trova un pugnale nel cuore.

Il ragazzo ha strappato con l’inganno al morituro la confessione con tutti i dettagli, ed egli è ora a parte del terribile segreto. Se il finale del primo romanzo ci ricordava gli horror di Venerdì 13, la metà di questa secondo pare declinare il filone slasher di So cosa hai fatto.

So cosa hai fatto (1997)
So cosa hai fatto (1997)

Mordaunt si chiama e, vendicativo come l’odiosa madre, perora la causa di Cromwell contro re Carlo I. In Francia trova l’appoggio di Mazzarino affinché non conceda aiuto a re Carlo I nel caso perda la guerra civile in Inghilterra e chieda di conseguenza asilo al paese che già ospita sua moglie la regina Enrichetta e sua figlia.

Ancora horror

Il secondo a cadere è lo zio di Mordaunt, il conte Winter, al termine della guerra presso la città di Newcastle in Inghilterra mentre difendeva re Carlo Stuart, e per colpa di Mordaunt finito prigioniero delle truppe inglesi del generale Cromwell.

Mordaunt avrà anche un costume terrificante, ossia quello del carnefice mascherato che, da volontario ma legittimato dalle tribune, personalmente calerà la sua scure sul collo di quel re Carlo I che lo privò del titolo e delle ricchezze. Un travestimento scelto dal destino e che da allegoria della vendetta gli conferisce lo status di incarnazione, considerato che sua madre lady Clarick fu giustiziata proprio da un boia.

Carlo I Stuart
Carlo I Stuart

Siccome la Provvidenza ama scherzare e la sorte non è che un ciclo, sarà proprio Athos, il meno indicato e più riottoso fra i moschettieri, a farsi ambasciatore della vendetta celeste. Pugnalerà a morte Mordaunt su acque nere (come quelle dove ne avevano ucciso la madre) dopo essere fuggiti da una feluca minata e dai drappelli inglesi.

Ricorsi

I quattro moschettieri non cambiano la storia ma la determinano. La Provvidenza ha fatto loro espiare la colpa di cui si macchiarono trucidando Milady, crescendo un vendicativo ragazzo che in un solo istante manda all’aria i loro progetti e fa di Carlo I un regale martire cambiando così il destino dell’Europa.

I know what you did last summer!
I know what you did last summer!

Ancora una volta, ci sono i moschettieri dietro la ratifica del trattato dei Parigini da parte di Anna d’Austria che mette fine alla guerra civile. Le pagine della storia non lo racconteranno, ma Dumas imputa a loro quattro la fuga della regina a Saint-Germain. Quindi è sempre merito loro la cattura del primo ministro Mazzarino circondato da svizzeri sulla strada innevata di Rueil dove gli estorcono promesse e firme a suon di minacce. Infine attribuisce a loro il merito per il rientro in città del re moccioso al termine delle ostilità con i frondisti, i principi e i parlamentari.

Una prodezza questa che supera tutte le precedenti, persino quando nel primo romanzo, appostati presso il bastione di Saint-Gervais, tennero testa a un intero esercito.

Stile

Fortunatamente la penna di Dumas non ha perso nulla della sua ironia (del resto non lo ha scritto vent’anni dopo, ma subito dopo il primo). Grave pecca qui è la mancanza di quel cameratismo del primo romanzo divenuto un misero scambio di salamelecchi fra vecchia guardie. A farne le spese sono perlopiù Aramis e Porthos, due macchiette prive di carattere e cervello in balìa di due personaggi giganteschi. Il primo diventa l’ombra ambiziosa, ostinata ma prudente del titanico e saggio Athos. Il secondo, rubicondo erculeo dal cervello bacato ma desideroso di venire alle mani, si trova sempre a dare ragione a quel furbo mercenario che è diventato d’Artagnan, letale combinazione di immaginativa, onore e motteggi.

Agli ingredienti della scrittura di Dumas qui si aggiunge anche un autocitazionismo che spesso si rivolge al lettore invitandolo a leggere il precedente romanzo.

Storylines

Rispetto al primo episodio, però, i quattro moschettieri non sono sempre protagonisti come vorremmo. Così lunghe sequenze sono dedicate a molteplici personaggi di contorno le cui vite finiscono comunque per intrecciarsi nella scacchiera di Dumas.

A esempio le avventure del giovane e giusto Raul visconte di Bragelonne figlio di Maria Michon, al secolo madama di Chevreuse (la nobildonna che aveva offerto asilo a Ketty, la domestica che tradì Milady per amore di d’Artagnan). Raul parte per arruolarsi nell’esercito delle Fiandre contro i partigiani spagnoli, e trova un nobile alleato nel giovane signor conte di Guiche che lo introduce al servizio di Luigi di Borbone, principe di Condè.

C. Thomas Howell Raoul
C. Thomas Howell è Raoul

Oppure quella volta che un prelato rivale del cardinale Mazzarino, cioè monsignor coadiutore Gondy accende la miccia della sommossa che diventa rivolta. Le barricate per strada sono presidiate dalla Corte dei Miracoli di Maillard (la ritroveremo nei sotterranei di Victor Hugo in Notre-Dame de Paris) appoggiati dalla cavalleria di Rochefort e dagli alabardieri di Planchet.

Si arriva all’assedio del Palazzo Reale ma la tragedia viene scongiurata dall’ordine di scarcerazione di Broussel, consigliere del Parlamento amato dai frondisti. Disordini politici che vedranno numerose vittime, per ultime il prode e coraggioso cavaliere Rochefort accidentalmente trafitto dall’eterno e stimato rivale d’Artagnan e Maillard, signore dei senzatetto spacciato da Porthos, l’unico anche a scoprirne la vera identità. Egli era il Banoacieux che fu il merciaio marito dell’unica donna amata in giovinezza da d’Artagnan.

Il gobbo di Notre Dame
Il gobbo di Notre Dame (1996) e la Corte dei miracoli

Conclusioni

Nuovamente i quattro amici moschettieri si separano e ciascuno segue la propria vita. In realtà tutti si ritirano meno d’Artagnan, ora promosso a capitano dei moschettieri e con un alloggio più comodo presso la sua bella albergatrice Maddalena, poiché non ne ha mai abbastanza: rifiuta una vecchiaia serena e parte per la guerra delle Fiandre.

Le ultime pagine sono troppo sbrigative rispetto al brillante intreccio che però ha avuto diversi alti e bassi. Forse il peggior difetto di questa scrittura allungata per la pubblicazione a puntate è l’aver sfilacciato i caratteri di Aramis e Porthos fin quasi a renderli inconsistenti rispetto al ruolo che hanno avuto al principio di questa saga.

I brevi saggi storici inseriti da Dumas per contestualizzare la vicenda non sono mai lunghi o noiosi, e contribuiscono ad accentuare quel livello di profondità e umanità rispetto al precedente che si risolve in un tributo all’amicizia oltre le convinzioni politiche e alla speranza oltre le guerre e la violenza, la corruzione e la morte. La nostra speranza, stavolta disillusa, era invece quella di leggere l’immortale motto: “tutti per uno…

Libro lungo di cui non si vorrebbe mai vedere la fine, eppur siamo certi di ritrovare i quattro simpatici audaci nel capitolo conclusivo della trilogia.

 

Nel salutarvi, vi invito a leggere Vent’anni dopo di Alexandre Dumas, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.
Finito di leggere: giovedì 9 agosto 2018.

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