ZORRO di Isabel Allende

ZORRO di Isabel Allende

ALLENDE V ZORRO

Isabel Allende è una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Nata in Perù, è vissuta in Cile lavorando come giornalista fino al golpe Pinochet, quando si è trasferita in Venezuela prima e negli Stati Uniti poi, dove è diventata arcinota con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti (1982). Tutte le sue opere sono pubblicate da noi con Feltrinelli, compresi gli audiolibri letti da Valentina Carnelutti.

Zorro è l’eroe con identità segreta del pueblo di Los Angeles che schernisce i suoi nemici firmando le sue imprese con una “Z” (in questo è simile al suo predecessore Sir Percival Blakeney, eroe della serie letteraria La primula rossa della baronessa Emma Orczy), creato per la prima volta dallo scrittore Johnston McCulley, e che in pochissimo ha bucato la pagina scritta: non si contano infatti gli adattamenti in tv, al cinema, nei fumetti e nei videogiochi, per non parlare poi dell’influenza sulla cultura popolare. E dire che McCulley aveva rivelato molto presto la vera identità di Zorro semplicemente perché… non sapeva quanto successo avrebbe avuto.

Al centro delle opere di Isabel Allende troviamo spesso celebri miti riletti in chiave realistica: e così succede in Zorro. L’origine della leggenda (2005). Allende prende il mito dell’eroico spadaccino mascherato e lo cala nella realtà. Un po’ come fatto da Christopher Nolan con il personaggio immaginario del Cavaliere Oscuro, paragone che ci permettiamo dal momento che il giustiziere Zorro ha ispirato vari supereroi, Batman su tutti. Ricordiamo a tal proposito che Bruce Wayne perse i suoi genitori una sera dopo aver visto al cinema Il segno di Zorro, e così fu ispirato proprio da Zorro nel diventare Batman, creare la Batmobile e allestire la Batcaverna sotto la sua villa.

Zorro_Libri Senza Gloria
Zorro_Libri Senza Gloria

Curiosità: a quanto pare i connotati di don Diego si ispirano a quelli di Walt Disney, dal momento che entrambi appartenevano alla Massoneria, mentre i simboli di Zorro dal mantello nero alla Z sarebbero simboli della Massoneria. Ricordiamo a tal proposito che Disney produsse il famoso serial televisivo su Zorro. Ma il romanzo di cui parliamo tratta antefatti che non trovano posto in altre produzioni culturali, è questa una biografia immaginaria che prende spunto sia dai racconti tradizionali di McCulley sia da opere derivate.

Le avventure originali di Zorro si svolgono durante l’epoca della California spagnola, che va dal 1969 (il romanzo della Allende comincia nel 1790) fino al 1821 (il romanzo termina nel 1815 con un epilogo venticinque anni dopo).  Durante il racconto l’autrice si rivolge a più riprese direttamente al lettore, sostenendo di aver scelto la forma vituperata del romanzo al posto della biografia e del trattato, e ammettendo di aver forse incensato troppo l’eroe ma senza esagerare. Nel mezzo della storia, poi, anticipa quante pagine impiegherà per una determinata avventura neanche avessimo per le mani un feuilleton a puntate, e spoilera chi vi sopravvivrà. A ogni modo, dietro la constatazione del fatto che un eroe è tanto più valoroso quanto è vile il suo nemico, possiamo perdonare il fatto che Zorro non sbagli mai mentre Moncada è sempre più abietto, come fossero le controparti di una favola per bambini.

PRIMA PARTE: Alta California (1790-1810)

Don Diego de la Vega trascorre un’infanzia ricca di avventure. Diego eredita il senso d’onore dal padre, il latifondista spagnolo Alejandro de la Vega (discendente nientemeno che del Cid Campeador), e la volontà di difendere gli oppressi dalla madre, l’india Toypurnia. La donna è una meticcia rapita e allevata dai lupi come Mowgli, un tempo la leader che si batteva per i diritti del suo popolo. Allora Alejandro de la Vega era stato chiamato a difendere la missione francescana di San Gabriel dalle rivolte indiane: al termine del sanguinoso scontro sopravvivono sia lui sia Toypurnia e si innamorano l’un dell’altra. Alla donna, grazie all’intercessione di Alejandro, viene risparmiata la pena di morte, viene “adottata” dai signori di Monterrey (Pedro Fages e la moglie Eulalia de Callìs) e ribattezzata con il nome di Regina. Quando incontrerà nuovamente Alejandro, i due convoleranno a nozze.

Toypurnia è stata cresciuta dai lupi come Mowgli

Diego (nome scelto dalla madre, il padre avrebbe voluto Alejandro come tutti gli uomini della sua dinastia) nasce la stessa settimana di Bernardo, figlio della balia neofita (ovvero un’india convertita alla fede cristiana). Diego e Bernardo sono fratelli di latte, legati da un’amicizia indissolubile per quanto diversi: il primo è di un’allegria esplosiva, il secondo riservato e tranquillo. Grazie alla nonna indiana di Diego, Civetta Bianca, i due bambini scoprono un sistema di grotte sotterranee sacre agli indios (che passano addirittura sotto il rancho dei de la Vega): nel momento in cui si trova il centro del labirinto e questo corrisponde al centro dello spirito del viaggiatore, allora si può accedere al luogo metafisico conosciuto come Okahue.

I due bambini crescono praticamente insieme, le rispettive madri li fanno allevare  anche dagli indiani della zona, all’insaputa di don Alejandro il quale si preoccupa che suo figlio riceva l’istruzione scolastica e l’educazione di un vero hidalgo spagnolo. Da una parte il Dio dei bianchi, dall’altra il Grande Spirito.

La primula rossa (1934) di Harold Young

Don Alejandro paga di tasca sua la prima scuola del pueblo di Los Angeles, di cui è sindaco, una località ancora periferica rispetto alla capitale di Monterrey, ma comunque di crescente importanza. In quegli anni Diego coltiva le sue abilità nell’uso della frusta e nella scherma, e si appassiona studiando il “Trattato di scherma e prontuario per il duello” del maestro Manuel Escalante, nel quale ritrova gli stessi principi dell’Okahue indiano: onore, giustizia, rispetto, dignità e coraggio. Ed è fra i banchi della classe che Diego conosce Garcìa, un bambino preso in giro perché grasso, e diventa il suo paladino, ma anche il bullo Carlos Alcàzar.

Durante un improvviso attacco dei pirati, Bernardo assiste dal suo nascondiglio allo stupro e all’assassinio della madreda quel giorno decide di non parlare più, il suo mutismo lo fa passare prima per imbecille e poi lo fa ignorare da tutti. Solo Diego gli resterà sempre vicino, così i due imparano a comunicare con la segreta lingua dei segni degli indiani.

Batman V Superman: Dawn of Justice (2016) di Zack Snyder

Giunti all’età di dieci anni, sia Diego sia Bernardo vengono iniziati dalla nonna Civetta Bianca all’età adulta. Dopo il rituale Bernardo, che da sempre riesce ad avvicinare e a parlare persino con gli animali più indomiti, scopre che la sua guida spirituale è un puledro, cui darà il nome di Tornado. Dal canto suo Diego scopre che il suo animale totemico è una volpezorro nella lingua indiana: perciò inizia a dirigere le sue abilità intellettive e fisiche lasciandosi ispirare dallo spirito guida. Se Bernardo scopre l’amore con Raggio della Notte, Diego è sostanzialmente immune al fascino femminile. Più interessato al fioretto, convince il padre a mandare sia lui sia Bernardo a completare l’educazione, anziché in Messico, in Spagna.

SECONDA PARTE: Barcellona (1810-1812)

Il padre spedisce quindi Diego, alle soglie della giovinezza, a studiare in Spagna, accompagnato dal fedele Bernardo. Il capitano della nave risponde al nome Santiago de Leòn, un tizio strambo che verga mappe fantastiche e si porta appresso uno strano medaglione. Durante l’avventura per mare, Diego e Bernardo sviluppano abilità circensi da trapezisti arrampicandosi sugli altissimi alberi della nave, e Diego apprende qualche trucco da prestigiatore dal cuoco della nave, tale Galileo Tempesta, primo di molti mentori dell’eroe a sostituzione della figura paterna. Per ingannare il tempo Diego terrorizza i marinai superstiziosi, di giorno raccontando loro storie di fantasmi e di notte travestendosi di nero (con la complicità di Bernardo) per dar corpo a quelle storie maledette e farsi due risate alle loro spalle. Qui sottolineiamo che Diego sceglie di applicare una mascherina per risolvere il suo problema delle orecchie a sventola! Infine i due ragazzi sbarcano a Barcellona dove vengono accolti dal Tomàs de Romeu, amico di gioventù di don Alejandro, con il quale aveva combattuto insieme durante la campagna in Italia. Sono questi gli anni del dominio di Napoleone Bonaparte, Tomàs è un illuminista “francesizzante” (simpatizzante dei francesi), vedovo, rimasto solo ad occuparsi delle sue due figlie: la bella Juliana e l’intrepida Isabel. Se Bernardo si apre a Isabel (pur non dimenticando mai Raggio della Notte), Diego perde la testa per Juliana. Segnaliamo un dato importante: Diego piace alle donne, ma lui è attratto solo dagli amori impossibili.

La versione anime di Zorro (1996)

La vera ragione per cui Diego aveva convinto il padre a mandarlo in Spagna anziché in Messico, è principalmente per poter seguire di persona le lezioni di scherma nell’Accademia del suo mito, di cui ha mandato a memoria il libro sull’arte del fioretto, ovvero il maestro Manuel Escalante. Il severo, onorevole, ottimo spadaccino si affeziona sempre più a Diego, e convinto dalla sua bontà di spirito, lo inizia alla setta segreta di cui fa parte, La Justicia: un’organizzazione di stampo massonico che lotta contro le malversazioni del potere. Escalante addestra Diego nel Cerchio del Maestro, ed è dentro questa ruota tracciata per terra che il giovane supererà il suo rito di iniziazione, non diversamente da quanto accade ad Antonio Banderas nel film La maschera di Zorro (1998) di Martin Campbell, dove viene addestrato da una versione anziana di Diego (Anthony Hopkins). Così il giovane entra a far parte della setta e, non appena gli dicono di scegliersi un nome in codice, lui pensa istintivamente al suo animale totemico, la volpe, ed esclama: Zorro!

L’appartenenza a La Justicia è identificata dalla presenza di un medaglione in oro e argento. Diego avrà il suo, e scopre che è identico a quello di Santiago de Leòn: il capitano della nave che lo aveva portato in Europa.

Nella Catalogna c’è un’altra vecchia conoscenza di don Alejandro de la Vega, ovvero la nobildonna Eulalia de Callìs, che quando comandava a Monterrey insieme al marito aveva salvato Toypurnia dalla pena di morte. Eulalia, anche lei oggi vedova, prospera grazie al commercio del cacao, e ha una predilezione per il suo nipote arrogante, tale Rafael Moncada, il quale si innamora di Juliana de Romeu, finendo per diventare rivale in amore di Diego. A questi però Moncada sta sulla pancia anche per quel senso di giustizia che da sempre lo contraddistingue, slanciandolo in difesa dei più deboli e degli oppressi. E difatti, con la scusa di difendere Bernardo da un’ingiustizia sociale perpetrata da Moncada, Diego coglie l’occasione per sfidarlo a duello e umiliare il pretendente avversario.

Il Cerchio dell’addestramento ne La maschera di Zorro (1998)

Il tempo che trascorre vede Diego e Bernardo affinare le abilità acrobatiche sviluppate sul velame del viaggio transatlantico, abilità che li fanno prendere in simpatia dal popolo dei nomadi rom: questi li accettano come trapezisti nel loro circo gitano. In questa occasione apprendiamo che Diego è del segno dei Gemelli, Bernardo del Toro. Ed è esibendosi che migliorano il travestimento sperimentato per la prima volta sulla nave per terrorizzare i marinai: calzamaglia nera, e una mascherina con due buchi per gli occhi. A questo costume Diego aggiunge un paio di baffi finti per ulteriore precauzione e, protetto dal nome di battaglia di Zorro, onora la sua affiliazione al gruppo de La Justicia prendendo l’iniziativa di liberare ostaggi innocenti che i francesi hanno catturato per vendetta contro le rappresaglie dei guerriglieri castigliani. Si infiltra nottetempo nella casa dell’ambasciatore francese, Chevalier Duchamp, libera gli ostaggi e lascia la sua firma tracciando con la spada una Z sulla parete.

TERZA PARTE: Barcellona (1812-1814)

Eulalia de Callìs manda il nipote Rafael Monaca nelle Antille per rafforzare il remunerativo commercio del cacao. Dopotutto Moncada è uno dei migliori partiti di Barcellona e non salperà prima di aver chiesto la mano di Juliana. Se Tomàs poco a poco pare convincersi, la signorina de Romeu si rifiuta ostinatamente, soprattutto quando scopre che a fargli le serenate di notte alla finestra non è Moncada ma uno zingaro (Pelayo) da lui pagato, e ancor di più quando viene a sapere che l’agguato dei banditi da cui Moncada l’ha tratta in salvo era stato orchestrato proprio da lui con la complicità di un altro zingaro (Rodolfo). Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, Diego coglie la palla al balzo per allontanare gli zingari dalla città, compresa la bella cartomante Amalia alla quale aveva rubato il cuore.

In quegli anni Napoleone viene fermato dall’inverno russo e cominciano per lui la serie di disfatte europee, in particolare sul suolo iberico. Zorro non riesce a rimanere in sordina, il suo nome si sparge di bocca in bocca, e anche i ragazzini adesso tracciano le “Z” sul muro in suo onore. Diego però rimane solo: Bernardo ha scoperto di avere avuto un figlio da Raggio della Notte e si è imbarcato per far ritorno in America. Quando Napoleone viene esiliato sull’Isola d’Elba, anche Tomàs de Romeu è costretto a lasciare Barcellona e l’Inquisizione che si credeva morta e sepolta torna più forte di prima. Questo sarebbe pane per i denti della Justicia, fondata proprio per contrastare lo strapotere inquisitorio, ma in verità per la prima volta dalla sua fondazione l’organizzazione si scioglie e i suoi membri si disperdono. Tomàs viene arrestato e rinchiuso nella Ciudadela, la prigione seconda per terrore e morte procurata solo alla Bastiglia, e vi uscirà soltanto da morto. Tutta colpa di Moncada, che aveva trovato in quest’ultima ratio l’opportunità di far capitolare Juliana ai suoi piedi.

Il cavaliere oscuro (2008) di Christopher Nolan

Moncada riceve invece l’ennesima umiliazione (e bastonata) da parte di Diego, il quale poi si mette in fuga con le figlie di Tomàs cadute in disgrazia, che ha giurato di proteggere, e la loro governante Nuria

QUARTA PARTE: Spagna (Fine 1814-inizio 1815)

Don Diego conduce le sorelle de Romeu fino a Campostela, dove la tata può pregare il suo santo protettore Santiago. Lungo il cammino ritrovano la carovana degli zingari, Amalia, e un vecchio rom che forgia appositamente per Diego una spada: poiché la userà per combattere i nemici, decide di ribattezzarla Giustina. Per un colpo di fortuna don Diego ritrova Galileo Tempesta, lo chef prestigiatore, e il capitano Santiago de Leòn. Questi, riconosciuto Diego come suo confratello per mezzo del medaglione de La Justicia, si offre di dare un passaggio a lui e alle sue protette fino in America.

La traversata dell’oceano li vede affrontare indenni una paurosa tempesta, e subito dopo l’assalto dei pirati. L’equipaggio di marinai viene rilasciato, il carico depredato, mentre Diego e le donne finiscono ostaggio della ciurma avversaria. Questa è capitanata da Jean Lafitte, pirata gentiluomo che li tratta con ogni rispetto dovuto agli ospiti in attesa che Alejandro de la Vega paghi il riscatto per i prigionieri. Dall’eleganza del pirata Diego trae spunto per rifinire i dettagli del suo costume da giustiziere mascherato. In quei giorni Diego non sente più la vicinanza “telepatica” di suo fratello Bernardo, e senza quel sostegno morale il suo cuore regge male nello scoprire che l’amata Juliana si è innamorata del capitano Lafitte, sebbene questo sia già sposato e abbia avuto un figlio da una concubina creola. Quando si viene a sapere che l’amata consorte è deceduta…

Yul Brynner è Jean Lafitte nel film I bucanieri (1958) di Anthony Quinn

QUINTA PARTE: Alta California (1815)

…Juliana sposa Lafitte e rimane insieme a lui. Gli altri, liberati grazie ai diamanti nascosti dalle donne, ripartono facendo scala a Cuba. Una volta fatto  rientro in California, più che un confortevole rifugio Diego trova spiacevoli sorprese: i genitori si sono separati, Regina ha ripreso il nome indio di Toypurnia ed è tornata a vivere nel villaggio. Cosa peggiore, il suo arrivo è stato preceduto dal perfido Monacada che in qualità di rappresentante plenipenitenziario di Ferdinando VII accusa don Ajelandro di complottare contro la Spagna e lo fa rinchiudere nella prigione El Diablo, dalla quale nessuno è mai uscito vivo. Niente possono fare per lui il governatore a Monterrey e il viceré in Messico. Il perfido Moncada ha affrontato il viaggio per raggiungere la bellissima Juliana, senza pensare che avrebbe ritrovato soltanto la sua sorella strabica. Nel Nuovo Mondo Moncada ha anche trovato un alleato in un altro uomo meschino quanto lui: parliamo di Carlos Alcàzar, il dispotico ragazzino che ora si è fatto uomo. Insieme hanno messo su un commercio illegale di perle sfruttando gli indiani prigionieri di El Diablo per farli sommergere e catturare le ostriche. Fra le fila del loro esercito adesso milita anche il buon sergente Garcìa, il tipo grasso e sudaticcio che da piccoli Diego sempre difendeva.

Dopo moltissimo tempo Diego si ricongiunge però finalmente a Bernardo (oramai hanno entrambi vent’anni), che si è unito a Raggio della Notte: il loro bimbo l’hanno chiamato Diego. Al villaggio il “nostro” Diego apprende da Toypurnia che egli deve il nome al nonno paterno, Diego Salazar, un disertore che si era unito alle tribù indiane: pensa un po’, il nome Diego significa “colui che soppianta“, meglio ancora “colui che prende il posto di un altro“. Grazie a Bernardo, Toypurnia, la nonna Civetta Bianca, padre Moncada (il missionario con l’orecchio mozzato, perso durante la rivolta degli indio), Diego scende a patti con la sua doppia identità: si traveste da Zorro e tenta l’assalto di El Diablo, riuscendo a far evadere suo padre e gli altri indiani prigionieri. L’uomo mascherato stavolta va senza baffi posticci (Diego pensa di farseli crescere sul serio) e in groppa a Tornado, il cavallo di Bernardo addestrato a rispondere ai fischi. Zorro alla fine sconfigge i nemici ma, come Batman, non vuole macchiarsi le mani di sangue: si limita a marchiare con una “Z” la guancia di Moncada. Questi, ancora innamorato di sua cugina Lolita Pulido, la ragazzetta che un tempo scriveva biglietti d’amore a Diego, ma che adesso sembra essere più colpita dal fascino di Zorro!

La grande odissea di Zorro lo vede tornare in patria trasformato, e così nei labirinti sotterranei degli indiani (che risalgono al ranch dei de la Vega tramite il passaggio segreto dietro il camino), lì dove è tracciato il Cerchio Magico dell’Okahue, insieme agli “altri due Zorro” (Bernardo e Isabel) Diego ritrova se stesso.

EPILOGO: Alta California (1840)

Colpo di scena: per tutto il tempo ad averci narrato la storia è stata Isabel de Romeu, è stata lei che per tutto il tempo ci ha tenuti per mano (da qui trova conferma quanto osservavamo nei capoversi iniziali, ovvero che la narratrice fosse coinvolta a un livello personale nelle vicende).

La leggenda di Zorro (2005) di Martin Campbell, sequel del primo film

Nelle ultime veloci pagine ci informa che Diego si è sposato due volte, prima con Lolita e poi con Esperanza, perdendole entrambe tragicamente. Ogni volta che il lutto bussava alla sua porta, Zorro veniva a cercare conforto da Isabel, ma lei, pur innamorata di lui, ha declinato tutti gli inviti ed è rimasta, da sola, a fare da testimone silenzioso alle sue avventure!

DIFFERENZE CON L’ORIGINALE

Isabel Allende intreccia fra loro i destini dei personaggi classici di Zorro (dal miglior amico Bernardo, cui dà una moglie, a Lolita Pulido, la fanciulla di cui Zorro si innamora nel romanzo originale La maledizione di Capistrano) con altri inventati di sana pianta (la nonna indiana Civetta Bianca e la madre Toypurnia) e mescola nel mezzo pure personaggi storici realmente esistiti (la romanziera francese George Sand che finirà per innamorarsi di Diego; Jean Lafitte, il pirata francese della Louisiana, e la regina vudù di New Orleans, Marie Laveau, anche se quest’ultima si limita giusto a un cammeo).

Zorro nella sua versione “classica”, ossia quella che conosciamo tutti, ha origini spagnole; quello di Allende è di etnia meticcia. Nell’opera di McCulley Zorro nasce infatti nel 1782 da una donna spagnola chiamata Chiquita de la Cruz, e non da Toypurnia, come già detto inventata per l’occasione dalla Allende ma che verrà inoltre ripresa nella telenovela colombiana del 2007 Zorro, la espada y la rosa.

Angela Bassett è Marie Levau nella serie American Horror Story

Se in entrambe le versioni Diego lascia la California per andare a studiare in Spagna e poi ritornare come Zorro: secondo McCulley studia a Madrid (per la precisione presso l’Università Complutense), secondo Allende a Barcellona; per McCulley parte poco prima della morte di sua madre, per Allende poco dopo la morte della madre. Lolita Pulido, la nobildonna che non prova nessun interesse per Diego ma che è attratta da Zorro, nella variante Allende conosce bene il giustiziere prima del loro incontro; per l’autrice, inoltre, Diego vivrà una confortevole vecchiaia dopo la morte di Esperanza… ora, questo è un personaggio inventato nel film sopracitato La maschera di Zorro, basato su una trama del tutto originale, e sappiamo che lì le cose andarono diversamente!

Il poster di Zorro, la espada y la rosa (2007)

STILE

L’originalità di questa impresa letteraria sta nel dover inventare la realtà dietro la leggenda, e soprattutto nell’essere riuscita a motivare ogni singolo passo che avrebbe portato alla costruzione dell’epica. Dove finisce Zorro di Isabel Allende, comincia infatti La maledizione di Capistrano (1919), il primo romanzo (a puntate) della serie di McCulley (in seguito ripubblicato come Il segno di Zorro dopo il successo dell’omonimo film con Douglas Fairbanks).

Ogni romanzo della scrittrice cilena è un successo assicurato, ma soprattutto un romanzo appassionanteZorro. L’origine della leggenda è una storia d’avventura tracciata di lieve romanticismo, rispettosa del genere cui appartiene. I colpi di scena non mancano, così come le scene d’azione e l’ironia. Lo stile inconfondibile di Isabel Allende è ricco di descrizioni eppure sempre di scorrevole lettura: una narrazione fluida, adatta a tutti, sia agli amanti della scrittrice sia agli amanti del giustiziere mascherato. L’inserimento di elementi magici, e ci riferiamo in particolare ai poteri dei nativi americani e del clan dei rom oltre che ai messaggi telepatici scambiati a distanza fra Diego e Bernardo, è tipico del realismo magico della Allende, seppure inedito per le storie di Zorro.

Douglas Fairbanks ne Il segno di Zorro (1920) di Fred Niblo

A dispetto di ciò e per quanto tratteggiato come sempre in maniera idealistica, l’eroe Zorro stavolta guadagna una componente “terrena” che ci fa apprezzare meglio il lato umano che si cela dietro il paladino della giustizia che pensavamo di conoscere.

Finito di leggere: giovedì 3 marzo 2022.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Zorro. L’origine della leggenda di Isabel Allende, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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