ARISTOTELE NEL REGNO DI ALESSANDRO di Margaret Doody

ARISTOTELE NEL REGNO DI ALESSANDRO di Margaret Doody

CASO NUMERO DIECI

Aristotele nel regno di Alessandro (Sellerio, 2013) è ad oggi il terz’ultimo dei dodici romanzi che Margaret Doody, la professoressa canadese di letteratura comparata nella Notre-Dame University, ha dedicato ad Aristotele detective e diventati un vero caso letterario. Se volete scoprire le tappe precedenti vi lasciamo a seguire le nostre recensioni: QUI di Aristotele detective, QUI di Aristotele e il giavellotto fatale, QUI di Aristotele e la giustizia poetica, QUI di Aristotele e il mistero della vita, QUI di Aristotele e l’anello di bronzo, QUI di Aristotele e i veleni di Atene, QUI di Aristotele e i misteri di Eleusi.

ALESSANDRO IL GRANDE

Nell’Atene del IV secolo a.C. giunge il satrapo Arpalo, vice di Alessandro in Grecia, portando un grande tesoro che non si sa se rubato o meno ad Alessandro il Grande. Nella città si è incerti e divisi se accogliere o meno l’ex tesoriere (claudicante a causa di una leggera deformità) arrivato insieme a una flotta, dei soldati e molti talenti d’argento. Si schierano a favore o contro i grandi oratori come Demostene (da lungo tempo ostile al governo macedone) e Licurgo (guardiano e governatore non formalmente eletto della città, sostenitore dello stile spartano). In questo clima di incertezza Epicares viene accusato di frode e rischia la condanna a morte, perciò chiede l’aiuto non di un cittadino ateniese qualsiasi, ma del nostro caro protagonista e narratore.

Aristotele nel regno di Alessandro_Libri Senza Gloria
Aristotele nel regno di Alessandro_Libri Senza Gloria

All’inizio di questa puntata Stefanos (inseparabile braccio destro di Aristotele) è sposato con Filomela figlia di Smicrine di Eleusi, anziano e burbero agricoltore, e hanno due figli, il maschio Nichiarco detto Nikki e Filoclea, in tenerissima età. Epicares implora Stefanos di recarsi in Persia per ottenere una lettera assolutoria dal generale Cratero, altrimenti i suoi beni andranno al cugino Nicofemos, un banchiere fallito e dall’aspetto trasandato. Inizialmente Stefanos rifiuta ma poi un altro favore gli viene richiesto dall’inflessibile generale Antipatro, reggente di Alessandro in Grecia e Macedonia. Stefanos è in debito con Antipatro perché nel primo episodio della serie lo aveva aiutato a salvare suo cugino Filemone e pertanto non può sottrarsi.

Le spese del viaggio verso l’Oriente vengono pagate da Epicares, ignaro dell’altra missione, mentre Stefanos verrà scortato dal giovane Cassandro, scontroso e riservato figlio di Antipatro che il genitore manda in Persia al suo posto (in realtà il vero pericolo è Cassandro, così sarebbe lui quello da proteggere). Stefanos risolve velocemente la sua missione con Cratero, ma i suoi obblighi lo tengono bloccato nel corteo del Re finché anche Cassandro non potrà andarsene: questi infatti è costretto a rimanere in qualità di “ospite prigioniero” perché Alessandro non ha preso bene il fatto che il padre abbia mandato lui anziché presentarsi di persona.

IL BEL TIRANNO

Durante il viaggio Stefanos subisce minacce e qualcuno attenta alla sua vita. Il responsabile pare essere Panfilo di Megara, amico di Nicofemos e forse suo complice nel tentativo di accaparrarsi l’eredità del cugino Epicares. Aristotele sembra non partecipare alla spedizione in quanto deve partire alla volta delle Olimpiadi, così sulle prime Stefanos si consulta con una versione immaginaria del suo vecchio Maestro del Liceo. Si scoprirà però che anche Aristotele, sulla soglia dei sessanta anni, è giunto nell’Impero Persiano dove vigila travestito da comune maestro. Egli è stato ex insegnante non solo di Stefanos, ma anche di Alessandro e dei suoi giovani Compagni.

Ad appena trentadue anni Alessandro è già Re di Macedonia, e adesso anche Grande Re di Persia: qui lo troviamo reduce insieme al suo esercito dalla pericolosa campagna militare in India, dove ha riportato una grave ferita. Il Re, bellissimo e soggetto a scatti d’umore, ascolta una sola persona, il bello e giovane generale Efestione, suo coetaneo e anch’egli ex studente di Aristotele; guarda caso l’anziano Maestro è in missione di copertura proprio per conto di Efestione, ma quando la vita di quest’ultimo è messa a repentaglio si innesca una catena di pericolose conseguenze.

Efestione era il favorito del Re, che in quel periodo aveva però sposato la bella Rossane regina di Persia, figlia di Ossiarte, capo di una tribù della Battriana (regione tra l’Hindukush e il fiume Osso). Rossane era incinta del Re, il quale sembrava più interessato a dare ad Efestione un funerale degno di un dio. In tutto ciò Stefanos viene sedotto dalla sensualità orientale e tradisce la moglie (per l’ennesima volta) con Sharif, donna al servizio della Regina Rossane, e a sua volta figlia di un capotribù di Balkh.

Dunque Aristotele e Stefanos si muovono cauti nella Persia da poco conquistata con un duplice compito: scortare e proteggere il figlio di Antipatro; indagare sulla scomparsa di Callistene, uno degli storici di Alessandro. Senza volerlo, svolgendo ciascuno i propri compiti, raccolgono pure testimonianze su una grande corruzione perpetrata da inesausti satrapi. La Doody ci ha spesso abituato ai cambi di scenari, ma tutto questo, combinato ai misticismi zoroastrani, rende le cose ancora più difficili da decifrare per due ateniesi come il vecchio filosofo e Stefanos. Dietro tutti questi movimenti intravedono però un’ombra, un regista incognito e geniale, che scena dopo scena, porta a conclusione il dramma mortale di cui ha ideato la trama sottile.

VIVA IL RE

Quello che segue è uno spoiler che sarebbe un crimine leggere senza aver prima terminato il libro: l’autrice dà credito a una teoria del complotto (remota quanto i tempi che vengono raccontati) in cui Aristotele, presa consapevolezza del fallimento dei suoi insegnamenti, potrebbe essere complice (se non addirittura esecutore materiale) dell’avvelenamento del biondo Gran Re macedone. Infatti Aristotele sembra duolersi che la sua creazione più grande, non un’opera della filosofia e dell’ingegno ma un uomo, Alessandro di Macedonia, sia andata in rovina: Aristotele ne è stato il precettore, ne ha visto la gloria trionfante, e adesso si sente lo spettatore sgomento di un dispotismo non immaginato. Lungo tutta la storia Aristotele si chiede se continuare a guardare o intervenire.

Dopo la morte del leggendario allievo di Aristotele il potere passa all’aristocratico macedone Perdicca, che finora era stato un inflessibile generale di poche parole, il quale come prima decisione annulla la campagna arabica con grande sollievo dei soldati. La sete di guerra e di sangue di Alessandro, che come una cometa tutto travolgeva, erano infatti sempre meno tollerate dal suo esercito, e persino dal suo maestro. Certe colpe vengono addossate all’eunuco Bagoa, ex guardiano dell’harem di Dario e diventato buffone intrattenitore della corte di Alessandro, ma il grosso dei complotti e degli scandali (dal regicidio a una colossale truffa) vengono messi a tacere.

Sarà utile a qualcuno rinfrescarsi la memoria, e trovare un aiuto nei molti nomi presentati, rivedendo il kolossal Alexander (2004) di Oliver Stone. Qui riportiamo il cast principale quando accomunato a quello del romanzo della Doody: Colin Farrell è Alessandro Magno, Jared Leto è Efestione, Christopher Plummer è Aristotele, Rosario Dawson è la regina Rossane, Neil Jackson è Perdicca, Francisco Bosch è Bagoa. Ci sono persino Cassandro, impersonato da Jonathan Rhys-Meyers, e Cratero, con il volto di Rory McCann.

CONCLUSIONI

I romanzi della Doody vengono sempre esaltati per l’esattezza, ricca di personaggi e situazioni reali, dell’ambientazione storica e dei riferimenti culturali, così ben ricostruite da non avvertirne mai il peso. La sezione storica ha la parte del leone e si divora il thriller investigativo, tanto che di solito il delitto (o presunto tale) si fa attendere per un bel pezzo: stavolta addirittura sfida la pazienza degli amanti del giallo presentandosi ben oltre la metà del libro.

Dove l’intreccio non serra i ranghi intervengono i personaggi ad ammaliarci con i loro discorsi, se non proprio l’acume investigativo e filosofico del formidabile duo di detective. Rispetto ai primi romanzi le nuove indagini non sono più dedicate a singole opere aristoteliche, quanto si fa menzione genericamente al suo pensiero logico (semmai maggiori citazioni provengono dall’opera dedicata alla Fisica).

Alla fine di tutto, il pregio di queste opere rimane l’estrema scorrevolezza.

Finito di leggere: venerdì 23 novembre 2023.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Aristotele nel regno di Alessandro di Margaret Doody, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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