ESSERE JAMES BOND. IDENTIKIT DI UN AGENTE SEGRETO di Carlo Baroni

ESSERE JAMES BOND. IDENTIKIT DI UN AGENTE SEGRETO di Carlo Baroni

BOND CHE VIENI, BOND CHE VAI

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.” Una frase leggendaria, valida sia per Il Gattopardo che per l’altrettanto mitico James Bond.

Sono infatti innumerevoli i volti che l’agente segreto più famoso del mondo ha indossato sin da quando è nato nel 1953 dalla penna di Ian Fleming (leggi QUI la recensione del primo romanzo della serie: Casino Royale). Volti che cambiano sia nei libri sia al cinema, quando per la prima volta (ci torneremo!) fu interpretato da Sean Connery nel film del 1963 Agente 007: Licenza di uccidere, e fino ai giorni nostri. Ma i tratti più iconici risultano immutati: senso del dovere e un debole per la vita, pistola Walther PPK e Aston Martin modificata, smoking impeccabile e cocktail perfetto, ma soprattutto fascino magnetico e ironia tutta britannica.

Carlo Baroni, giornalista del Corriere della Sera, delinea un ritratto non solo della celebre e letale spia tanto amata anche da Umberto Eco, ma pure del romanziere fin troppo umano che si nasconde dietro. Il sottotitolo Identikit di un agente segreto è fondamentale in quanto esistono già, con titolo identico, una miniserie in quattro puntate, Fleming: Essere James Bond, sulla vita dello scrittore britannico (interpretato da Dominic Cooper) e su come trasse l’ispirazione per la creazione del suo personaggio, e un documentario sull’esperienza di George Lazenby, Essere James Bond.

Essere James Bond_Libri Senza Gloria
Essere James Bond_Libri Senza Gloria

FRANKBOND

L’autore del libro non prede in esame tutto il corpus di opere originali ma appena quattro (Si vive solo due volte, Thunderball, Dalla Russia con amore – leggi QUI la recensione – e Goldfinger) su quattordici (di cui dodici romanzi e due raccolte di racconti), per ovvi motivi quindi l’analisi non risulterà completa, ma allo stesso tempo si amplia includendo testi di alcuni continuatori ufficiali dell’opera, e soprattutto le pellicole cinematografiche. Quindi questo James Bond non è l’originale di Ian Fleming, ma un Frankenstein composito indifferentemente da libri più o meno canonici, e da film con licenza (non pervenuto infatti Mai dire Mai, anche su questo torneremo).

Così quando l’autore scrive dello status di salute di 007 (nel capitolo La testa) riportando una descrizione clinica presente in Thunderball (leggi QUI la recensione), non fa menzione del fatto che in passato Bond fosse finito in rehab per disintossicarsi da fumo e alcol. Succede nel romanzo Al servizio segreto di Sua Maestà (leggi QUI la recensione), che però Baroni comunque nomina, e che chiude l’ideale trilogia sulla SPECTRE (di cui Thunderball è solo il capitolo iniziale), in origine il reparto di eliminazioni speciali dell’Unione Sovietica chiamato SMERSH (e che proprio in Thunderball viene ribattezzato).

In questa missione Bond impersona Sir Hilary Bray, genealogista del College of Arms, in modo da penetrare sotto copertura nell’inaccessibile clinica diretta dal conte de Bleuville (alias dell’arcinemico Ernst Stavro Blofeld) in vetta al Piz Gloria, ed è approfondendo questioni di araldica al suddetto College che noi lettori apprendiamo quale sia il motto della famiglia Bond: “Il mondo non basta”. Informazione che Baroni scova sul web e riporta dal sito della Cambridge University Library.

Nel passare in rassegna i vizi dell’agente segreto (capitolo L’anima), a proposito di accidia l’autore del libro nota che poco sappiamo di come Bond trascorra il suo tempo libero. Ma in Goldfinger (leggi QUI la recensione) qualcosa sì che la veniamo a sapere, ad esempio che James gioca a golf nello stesso campo frequentato da Ernö Goldfinger, l’architetto che in tutta l’Inghilterra demoliva palazzi vittoriani sostituendoli con discutibili edifici modernisti e che ora la Banca d’Inghilterra sospetta di traffico d’oro.

JAMESENSTEIN

Il famoso cocktail reso un canone cinematografico è leggermente diverso nella sua controparte letteraria. Nel capitolo Il corpo, giustamente Baroni sottolinea come in molti, compreso Umberto Eco, abbiano cercato di rintracciare la versione originale, ma per me rimane quello inventato proprio da Bond nel primo romanzo della serie, Casino Royale (e in parte citato da Baroni per mezzo di Eco), ovvero un martini dry servito in una coppa profonda, da champagne, così fatto: “tre parti di Gordon’s, una di vodka, e mezza di Kina Lillet.” Dirà Bond al cameriere: “agiti bene il tutto nello shaker, finché non è ben ghiacciato, poi aggiunga una fetta grossa ma sottile di scorza di limone”.

Inoltre, sebbene l’auto da Goldfinger in poi sarà l’Aston Martin, almeno al cinema, è sempre in Casino Royale che viene presentata la vera auto di lusso di Bond: una Bentley coupé grigia. Sono tante in effetti le auto che 007 cambia nei libri, come nota Baroni, ma bisogna riconoscere che l’auto personale è la suddetta Bentley. Non solo, in Al servizio segreto di Sua Maestà c’è un importante cambiamento, dal momento che si legge: “Bond aveva fatto installare sulla sua Bentley un compressore Arnott controllato da una frizione magnetica, quelli della Roll’s Royce avevano protestato che i cuscinetti dell’albero non avrebbero retto al carico supplementare, e ritirato la garanzia, così il contagiri poteva toccare i duecentodieci nella zona rossa dei quattromilacinquecento“.

Bond dispone poi di un appartamento piccolo ma confortevole in King’s Road (Baroni la individua nel “lussuoso quartiere di Chelsea”), accudito da una governante scozzese (“una delizia di nome May“), che purtroppo non ci risulta mai apparsa sul grande schermo nonostante i tentativi di Skyfall di esplorare il background del nostro.

BOND GIRL

Il capitolo Il cuore è dedicato alle donne. Baroni specifica che Moneypenny è la segretaria di M, mentre quella personale di James si chiama Mary Goodnight. Non è esatto. Nel romanzo meno esotico di tutti perché ambientato in patria, Moonraker (leggi QUI la recensione), anch’esso pure nominato da Baroni, la segretaria personale fa la sua prima apparizione con il nome di Miss Loelia Ponsonby: Bond la chiama con il diminutivo Lil solo di lunedì, il resto della settimana Miss Ponsonby, ma mai Loelia.

Questo scherzetto si spiega con il fatto che il Servizio ricorreva alle specifiche competenze di 007 un paio di volte l’anno spedendolo in missioni in giro per il mondo, infatti 007 “per il resto, faceva la vita di un alto ma tranquillo funzionario di Stato: orari elastici, più o meno dalle dieci alle sei; pranzo, perlopiù in mensa…” Quindi sì, anche il Bond più simile a impiegato burocatico è qualcosa di già visto.

UNSPECIFIED – DECEMBER 02: Tonnerre operation of TerenceYoung with Thunderball Claudine Auger (James Bond girl) 1965 (Photo by Apic/Getty Images)

Bisogna attendere il romanzo Al servizio segreto di Sua Maestà (che, ancora una volta, si riconferma come uno dei testi imprescindibili) perché la segretaria “storica”, Miss Ponsonby, si dimetta per sposare un dirigente, e viene finalmente sostituita da Miss Mary Goodnight, una ex soldatessa della Marina.

Infine, va bene ricordare come Léa Seydoux sia stata l’unica “Bond Girl” ad essere apparsa in due diversi film di 007, ma va doverosamente citata un’altra presenza fondamentale dei libri: nell’incipit di Al servizio segreto di Sua Maestà (ancora una volta!), sulla strada per Royale-les-Eaux (nell’omonimo film diventerà il Portogallo), Bond viene prima sorpassato e poi seminato da una Lancia Flaminia Spider Vignale diretta a Montreuil. La donna al volante è Teresa Di Vicenzo detta Tracy, figlia di un grosso industriale del Sud, Marc-Ange Draco, in realtà il Capu dell’Unione Corsa, potente organizzazione mafiosa della Corsica (più spietata e forse ancora più affiliata della mafia siciliana). In quel momento James non può sapere che questa donna diventerà qualcosa di molto diverso da una delle tante Bond girl che il lettore ha finora conosciuto: secondo e ultimo dei suoi grandi amori (dopo Vesper Lynd), Tracy è infatti l’unica che riuscirà a portare 007 all’altare.

Più avanti, nello spiegare che Bond è un ribelle con smoking, Baroni invece scrive: “intanto, non è sposato (solo in uno dei film, il meno riuscito, e con un attore dimenticato, George Lazenby, trova moglie ma rimane presto vedovo)”. A ulteriore smentita di tutto ciò, da più parti oggi il film con Lazenby è considerato il migliore di tutta la serie.

Il romanzo Si vive solo due volte (leggi QUI la recensione), questo sì tra le fonti consultate da Baroni, riprende esattamente nove mesi dopo la conclusione del precedente romanzo (saltando la raccolta di racconti Solo per i tuoi occhi, leggi QUI la recensione), ovvero dopo l’assassinio dell’amata moglie Tracy per mano degli uomini della famigerata organizzazione criminale conosciuta come SPECTRE. Soprattutto per questa ragione James Bond non è più l’agente segreto duro e audace degli inizi. Il processo di trasformazione cui l’ha sottoposto Ian Fleming attraverso ben dieci romanzi ha qui portato il personaggio a una notevole maturazione, svelandone il lato più umano e fragile. Pur non avendo letto i libri, quella del matrimonio e dell’inattesa vedovanza è una sequenza che tutti i fan cinematografici conoscono.

LONTANO DAGLI OCCHI

Mi sarei aspettato almeno un paragrafo tutto dedicato a Felix Leiter, l’amichevole agente CIA (almeno inizialmente) presente con M e Q in quasi tutti i romanzi della serie, compreso il seminale Casino Royale, ma che al cinema ha avuto fortune altalenanti, tanto da essere misconosciuto al grande pubblico.

Purtroppo la pistola associata da sempre a Bond, ovvero la tedesca Walther, viene citata in quarta di copertina ma poi all’interno la questione non è approfondita. All’inizio del romanzo Il dottor No (leggi QUI la recensione) 007 è costretto dal capo M a lasciare la sua vecchia, fidata Beretta (mai realmente vista al cinema, se non proprio nel prologo dell’adattamento Agente 007: Licenza di uccidere) per una nuova pistola: la Walther PPK, appunto. Nell’atipico, bellissimo romanzo La spia che mi ha amata (leggi QUI la recensione), secondo capitolo della trilogia sulla SPECTRE, stranamente Bond non ha più la PPK alla quale l’aveva costretto M (e resa iconica dai film), ma è tornato alla cara vecchia Smith & Wesson.

BONDPEDIA

Avviandosi verso la conclusione con il capitolo BondPedia, nell’elenco dei romanzi di Ian Fleming vengono inseriti erroneamente 007 in New York (1963) e Octopussy (1966) che sono in realtà due racconti (non per pedanteria, ma il distinguo lo ha già fatto l’autore elencando i romanzi brevi raccolti in Solo per i tuoi occhi), tra l’altro il primo apparso in una raccolta di articoli su varie città del mondo.

In quanto alla filmografia, non vengono citati i due film “apocrifi”: il già menzionato Mai dire mai con Sean Connery, e soprattutto il primo adattamento in assoluto, James Bond 007: Casino Royale, diretto da vari registi (non tutti accreditati) tra cui John Huston. Grazie a questa pellicola, non tutti lo sanno, il primo volto di James Bond non fu quello di Sean Connery, ma di David Niven. Nel cast c’erano anche Orson Welles nella parte del cattivo, Peter Sellers e Woody Allen, e persino Ursula Andress che, ben prima di interpretare Honey Rider, indossò i panni di Vesper Lynd.

Sono molte le recensioni riportate più o meno integralmente dal Corriere della Sera, presso cui Baroni lavora, compresa una scritta dallo stesso Baroni. Ma lungo tutto il libro l‘era di Daniel Craig, la più vicina ai giorni nostri, è quella più commentata dall’autore (compreso il tanto bistrattato Quantum of Solace) e, senza dubbio e per chiari motivi, Skyfall è la pellicola più analizzata nel dettaglio.

Uno dei paragrafi più interessanti è quello che ripercorre le canzoni dei film di 007, analizzandole dalla prima all’ultima. Allarga gli orizzonti e fa venire voglia di saperne di più. La celebre sequenza gunbarrel presente in tutti i film (Bond che spara inquadrato dalla canna di una pistola), e che meriterebbe un approfondimento, seguita dagli elaborati titoli di testa con accompagnamento musicale, rimane una tradizione immancabile sin dal primo film ufficiale.

Siccome spesso le cose non fatte assumono un’importanza tale da eguagliare quelle fatte, vale la pena ricordare che anche Amy Winehouse era stata ingaggiata per scrivere una canzone di 007, ed esattamente quella per Quantum of Solace. La produzione avrebbe anche pagato per il rehab se la strepitosa performer non fosse prematuramente scomparsa.

CONCLUSIONI

Essere James Bond. Identikit di un agente segreto, più che di un saggio di approfondimento per cultori, si tratta di un’insieme di appunti che però possono costituire un ottimo entry point per i neofiti, e al quale del resto l’autore a più riprese si rivolge direttamente.

Assolutamente lodevole, in quest’ottica, l’intenzione di voler difendere i libri di Fleming dall’attuale revisionismo del politically correct. Questa è forse la prossima missione di James Bond, almeno al cinema. Sempre se decidesse di accettarla.

Finito di leggere: mercoledì 29 aprile 2026.

Nel salutarvi vi invito a leggere Essere James Bond. Identikit di un agente segreto di Carlo Baroni, ultimo appuntamento della nostra rassegna, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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