HEAT 2 di Michael Mann e Meg Gardiner

HEAT 2 di Michael Mann e Meg Gardiner

LA SFIDA DI MICHAEL MANN

Heat 2 (2022) è il primo romanzo del grande regista e sceneggiatore Michael Mann (L’ultimo dei Mohicani, Alì, Nemico pubblico) e ispirato al suo film di culto (Heat – La sfida del 1995) con Robert De Niro e Al Pacino. A sua volta il film era un remake dell’opera televisiva Sei solo, agente Vincent (1989) dello stesso Mann, con un cast in minore e la sola eccezione di Michael Rooker (nella parte di Bosko, ripresa nel rifacimento da Ted Levine).

Michael Mann, non tutti lo ricordano, non solo è riuscito a trasformare Tom Cruise in un cattivo credibile (Collateral) ma ha anche firmato Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986), ovvero la prima incursione di Hannibal Lecter sul grande schermo prima che arrivasse sir Anthony Hopkins a incollarsi addosso la maschera del personaggio. Il suo cinema è stato spesso in grado di innovare il panorama cinematografico (la scena della rapina di Heat si studia tuttora nelle scuole di cinema) e a influenzare i registi delle generazioni successive (Christopher Nolan ha ricreato e omaggiato la scena della rapina per l’incipit de Il cavaliere oscuro, scegliendo tra l’altro come direttore di banca l’attore William Fichtner che in Heat è l’affarista che viene rapinato dei titoli nel portavalori). Mann ha ricevuto quattro nomination al Premio Oscar (miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale per Insider – Dietro la verità; miglior film per The Aviator che ha prodotto) e vinto due Emmy Awards.

Heat 2_Libri Senza Gloria
Heat 2_Libri Senza Gloria

Il romanzo di Heat 2, Mann lo firma insieme a Meg Gardiner, autrice pluripremiata di romanzi acclamati dalla critica, diventati bestseller in tutto il mondo e tradotti in più di venti lingue, vincitrice del Premio Edgar (per UNSUB) e per tre volte del celebre quiz-show americano Jeopardy!).

CHE FINE HA FATTO CHRIS SHIHERLIS?

La storia riparte esattamente un giorno dopo la fine del film. Per chi non avesse mai visto la pellicola (male!), il prologo riepiloga velocemente gli antefatti in modo tale che chiunque possa lanciarsi a capofitto nella nuova avventura. E noi confermiamo che si può leggere pur senza aver visto l’iconica pellicola.

Il rapinatore Chris Shiherlis è ferito e febbricitante dopo il famoso colpo alla Far East National Bank di Los Angeles, ma è ancora vivo. L’ultima volta lo avevamo visto cercare di ricongiungersi con Charlene (Ashley Judd), presa sotto custodia dalla polizia, ma la fidanzata gli aveva fatto un cenno dal balcone, appena in tempo per non farlo cadere in trappola: grazie ai documenti falsi ottenuti da Nate (John Voight in chiave basista), Chris superava un posto di blocco ed eludeva la cattura. Adesso si nasconde a Koreatown con l’obiettivo disperato di riuscire a fuggire da Los Angeles.

Nel film Chris è interpretato dal bravissimo Val Kilmer che, al giorno d’oggi, purtroppo, si è ritirato dalle scene in quanto non gode di ottima salute (come testimonia il commovente cammeo in Top Gun: Maverick). Dovessero trarre un film da questo libro il recasting sarebbe inevitabile, un po’ come avvenuto per la parte dell’eroe di Mad Max passata nei decenni da Mel Gibson a Tom Hardy. Noi un nostro suggerimento per Michael Mann ce l’abbiamo: il biondo e non valorizzato quando dovrebbe Charlie Hunnam, l’Amleto motociclista di Sons of Anarchy che ancora non è riuscito a sfondare al cinema.

L’UOMO DEL PARAGUAY

Chris si sposta in Paraguay per un paio di anni (1995-1996), vive a Ciudad del Este, dove lavora per David Liu, il boss di un’organizzazione criminale transnazionale del Sud-Est asiatico. Chris si fa notare occupandosi della sicurezza dello Xingfu Shopping Center dove il clan ricicla il denaro. La trama prende una piega spionistica, con tanto di personaggio che si chiama Felix (come la spia americana che collabora con James Bond, però qui a portare il nome è l’incompetente rampollo del clan), ma sempre virata al crimine: il McGuffin è rappresentato da sistemi informatici di controspionaggio di cui Chris si rivela inaspettatamente esperto.

Non un hacker ma quasi, sulla scorta di Chris Hemsworth in Blackhat (2015), film (poco riuscito) di Michael Mann che segue le peripezie di un pirata informatico americano da Hong Kong alla Malesia. Il fatto che Hemsworth sembri un epigono moderno di Val Kilmer (occhi limpidi e capelli dorati, mascella scolpita e aria da dio), che si somma al mix di hacking e paesaggi esotici, ci fa capire da dove Mann abbia preso i suoi spunti per la continuazione di Heat.

Inoltre Mann aggiorna il copione compensando la totale mancanza di un personaggio femminile di spessore nel film e, grazie al contributo femminile della co-autrice, inventa il personaggio di Ana: la figlia del boss, che la famiglia sottovaluta in quanto donna, e chiaramente più dotata e in gamba di tutti loro messi insieme.

DUE MOSTRI SACRI

Sulle tracce di Chris troviamo sempre lui, l’inossidabile detective Vincent Hanna (Al Pacino nel film) che qualche ora prima ha ucciso il suo complice Neil McCauley (Robert De Niro nel film) nello scontro a fuoco sulla pista dell’aeroporto che chiudeva la pellicola (e che lasciava alcuni punti interrogativi come, per l’appunto, il destino di Chris). Ora Hannah vuole eliminare Chris, ultimo sopravvissuto della banda, che a sua volta ha crivellato di colpi il suo amico, l’agente Bosko.

Sebbene Pacino e De Niro, due mostri sacri italoamericani della storia del cinema, fossero entrambi ne Il padrino – Parte II, non si incontravano mai perché De Niro interpretava il giovane Vito Corleone nel passato mentre Pacino suo figlio Michael Corleone nel futuro (il presente dello spettatore). Heat – La sfida è stato ricordato per molto tempo come l’unico film in cui i due dividessero lo schermo anche se, a onor del vero, questo succedeva in soltanto tre scene.

Maggiore screen time condiviso non significa maggiore qualità, come dimostra nel 2006 il poliziesco Righteous Kill (il titolo italiano Sfida senza regole puntava proprio sull’effetto rimpatriata dei due attori citando apertamente l’indimenticato film di Mann). I due ci hanno riprovato più recentemente una seconda volta, e con maggiore successo, nel primo film Netflix di Martin Scorsese, quel The Irishman (2019) dalla durata monstre, nel quale il regista ha ringiovanito digitalmente il suo sodale De Niro per le sequenze ambientate durante la guerra e che segna la prima collaborazione del regista (incredibile ma vero) con Al Pacino.

AVANTI E INDIETRO

Pure la narrazione di Heat 2 è giocata su due differenti linee temporali. La prima è quella appena descritta del presente (almeno quella del 1995, anno di uscita e di ambientazione del film), l’altra si muove nel 1988, sette anni prima. Nel passato possiamo quindi ritrovare (magia della letteratura, e non del cinema stavolta!) il McCauley di De Niro vivo e vegeto, più giovane e più pericoloso che mai. Per citare una sua battuta del film: “senza legami… niente che non gli permetta di tagliare la corda in trenta secondi netti“.

Da fan dell’opera originale ci aspettavamo una origin story della audace banda di rapinatori professionisti, e invece eccoli tutti lì già insieme e operativi: McCauley, Shiherlis, Cerrito (Tom Sizemore) e Trejo (nomen omen: quel bontempone di Danny Trejo, ex galeotto riciclatosi come attore). La vera origin story è invece su come Chris conobbe Charlene, che al tempo faceva la prostituta a Las Vegas, e di come la salvò dal suo pappone portandola via con sé e cambiandole la vita.

Poco ci importa. I nostri rapinatori hanno appena messo a segno una serie di colpi nella West Coast, si sono arricchiti e vivono intensamente a Chicago. Quando mettono le mani su preziosi informazioni contenute in una cassetta di sicurezza, il loro interesse si sposta verso il sancta sanctorum di un cartello della droga in Sudamerica (di cui Mann ha una discreta conoscenza dopo il film Miami Vice, tratto dalla famosa serie TV sempre da lui prodotta).

In effetti oltre ad Ana negli anni ’90, in questa storia c’è una seconda presenza femminile di rilievo, ed è Elisa, loro complice per il colpo sul confine Usa-Messico del 1988 e che diventa l’amante di McCauley. Questo è il segmento in cui Mann ci ripropone una sensazionale variante della Grande Rapina, anche qui condita inevitabilmente di letali imprevisti.

I DEMONI DI VINCENT HANNAH

Proprio a Chicago il detective della Omicidi Vincent Hannah dà la caccia a una banda di scassinatori ultraviolenti, che non si limitano a rapinare ma uccidono l’uomo di casa e violentano le donne che trovano sul loro cammino. Hannah è aiutato, come sempre, dal sergente Drucker (Mykelti Williamson) e dal detective Casals (Wes Studi), ma deve sempre contrastare le interferenze del suo superiore Donald Breedan (Dennis Haysbert).

Dal film sappiamo che Hannah ha sempre messo la propria passione di fronte a ogni cosa, compresa la sua stessa vita privata (altrimenti non si spiegano i numerosi divorzi alle spalle). Più che un mestiere, per lui fare il poliziotto è una vocazione. Lui ama inseguire criminali armati e pericolosi fin nei luoghi più oscuri e selvaggi, e pestarli a dovere. Nel film diceva alla moglie Justine (Diane Venora): “tutto quello che sono è quello che sto cercando“. Sappiamo già del suo passato nella Omicidi a Chicago (quando nel film McCauley si informa sul conto di Hannah), ora abbiamo la possibilità di scoprire perché questo infallibile segugio non sia mai venuto a patti con il suo passato, i cui demoni continuano a tormentarlo. Una storia che risale alla sua militanza in Vietnam.

C’è spazio anche per Lauren, la figlia di Hanna, che in una drammatica scena del film troviamo nella vasca da bagno dopo aver tentato il suicidio le arterie femorali. Scoperta provvidenzialmente dal padre, viene portata in ospedale e salvata in extremis. Interpretata da Natalie Portman, al suo secondo film dopo essere stata scoperta da Luc Besson in Léon.

PREQUEL & SEQUEL

Comunque. Questi eventi che si svolgono parallelamente nel presente e nel passato, e di primo acchito in maniera separata, innescano una serie di eventi imprevedibili i cui effetti si ripercuoteranno persino negli anni che seguono Heat. Perché Heat 2 è metà prequel, metà sequel.

La parte prequel funziona poco perché sembra una qualsiasi puntata da serial televisivo stile Miami Vice (magari dai valori produttivi leggermente più alti perché girata “in trasferta”) che nulla aggiunge alla mitologia di questo universo narrativo. La parte sequel invece conquista una sua autonomia quando mette da parte il gioco di squadra per concentrarsi sullo spirito individualista dell’eroe americano; di sicuro una scelta derivativa e poco originale, ma gli va riconosciuto un certo coraggio.

CONCLUSIONI

Heat 2 non è la solita storia di guardie e ladri, come il film non è il solito action thriller. Psicologie profonde, dialoghi complessi, sia qui sia lì.

Quelli del film erano personaggi autentici, che ora trasmettono tutta la propria vitalità sulla pagina scritta. Si vede che Mann ci ha lavorato per moltissimi anni: gli sono tornati utili i background approfonditi che aveva scritto per ciascun personaggio durante le riprese a metà degli anni ’90. Un libro più che sceneggiatura, pur se poco indugia sulle descrizioni dei personaggi perché già ben sedimentate nell’immaginario cinematografico.

Nonostante la storia venga estesa e arricchita, non tutte le domande del film trovano risposta. Difatti quello di Chris non era l’unico destino in sospeso. Ad esempio, che fine fa Eady (Amy Brenneman), la libraia di cui si innamora McCauley, per la quale è disposto a rinunciare alle sue regole ma che, nonostante tutto, abbandona all’aeroporto scappando via mentre Hanna lo insegue?

Bando alle ciance e alle riflessioni, queste cinquecentosessanta pagine sono un condensato di situazioni estreme da hard boiled e letali nemici da thriller psicologico. Ora emozionante ora tragica, la trama di Heat 2 è avvincente, il ritmo è incalzante. Epico non meno del film da cui tutto è iniziato.

DAL LIBRO AL FILM

Nell’aprile di quest’anno Michel Mann ha ammesso di puntare a dirigerne un adattamento, dal momento che il libro è già strutturato per diventare un lungometraggio. Non si è molto sbilanciato, ammettendo però che vedrebbe bene nei panni del giovane McCauley (quindi del giovane De Niro) nientemeno che il lanciatissimo Adam Driver (protagonista tra l’altro di Ferrari, il nuovo film di Mann sulla vita di Enzo Ferrari).

Si vociferano inoltre gli ingaggi dei candidati agli Oscar Ana De Armas per Blonde (lei sarebbe perfetta per la parte di Elisa) e Austin Butler per Elvis (come rimpiazzo di Val Kilmer). Sta di fatto che Al Pacino ha già individuato chi sarebbe una sua “meravigliosa” versione giovane: Timothée Chalamet!

La vera domanda è: ok rimpiazzare tutti gli attori del passato, ma esiste sul serio qualcuno al mondo che possa ereditare le cicatrici, i baffoni messicani e soprattutto il cognome di Danny Trejo?

Finito di leggere: venerdì 18 agosto 2023.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Heat 2 di Michael Mann e Meg Gardiner, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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