IL MISTERO DEL DRAGO di S.S. van Dine
LO STAGNO DEL DRAGO
Tipico detective dilettante in voga tra il 1920 e il 1930, gli anni d’oro del romanzo giallo prima della nascita del poliziesco d’azione, Philo Vance è freddo e distaccato, ricco e geniale. La sua posizione di prestigio e la sua personalità gli procurano solo l’amicizia di persone importanti, tra cui il procuratore distrettuale John F.X. Markham e spesso il gruppo di persone coinvolte nelle indagini: membri di una famiglia molto nota o di antiche tradizioni dell’alta borghesia newyorchese e i loro amici, raccolti in un ambiente chiuso e ben definito.
In una delle più calde estati mai sopportate a New York, un uomo scompare da un luogo dal quale non è possibile uscire senza essere visti: Sanford Montague si tuffa nello Stagno del Drago, così chiamato dalle tribù Algonchine di Inwood, e non solo non riemerge più, ma anche del corpo non rimane alcuna traccia.
Presenti allo momento del tragico fatto vi erano anzitutto la sua fidanzata Bernice Stamm con il fratello Rudolf, ittiologo con una nota collezione di pesci, elemento questo che ricorda il fondamentale allevamento di cani in La tragedia in Casa Coe (leggi QUI la recensione). Insieme a loro c’erano un intimo amico di famiglia, Gale Leland, l’agente di cambio Alex Greef, i loro ospiti Kirwin Tatum e Teeny McAdam, e l’attrice Ruby Steele. In casa troviamo invece Matilda, madre degli Stamm, con il cameriere Trainor, il medico di famiglia, dottor Holliday, e l’infermiera, la signora Schwarz. Tutti avevano motivo per odiare lo scomparso, e questo è Il mistero del drago (1934).

CONCLUSIONI
Nel suo nuovo appartamento nella 38 Strada Est, l’interesse del poliedrico esteta Vance per la traduzione dei frammenti di Menandro ritrovati in Egitto nei primi anni del secolo scorso, come già successo ne L’enigma dell’alfiere (leggi QUI la recensione), ancora una volta viene interrotto da un delitto che, nuovamente, fra quelli narrati risulta il più attraente, misterioso e “in apparenza, lontano da ogni ragionamento logico”. Vance, inutile dirlo, riuscirà a risolverlo razionalmente senza farsi distrarre da alcun orpello di origine soprannaturale.
Rispetto ai moderni investigatori, che devono far conto con la legittimità delle prove da presentare in tribunale affinché non possano essere impugnate, da questo punto di vista Vance è più spregiudicato, e si fa beffe delle procedure legali che pure ci sono, in barba a Markham, ad esempio profanando una tomba senza permesso, ma noi sappiamo già che è ben pronto a far peggio di così (leggi QUI la recensione de La dea della vendetta).
In questo settimo giallo della serie, le atmosfere sono insolitamente bizzarre, mentre lo scioglimento è forzato solo in apparenza, in verità è come sempre tanto geniale da essere imprevedibile.
Finito di leggere: sabato 4 luglio 2026.
Nel salutarvi vi invito a leggere Il mistero del drago di S.S. van Dine, ultimo appuntamento della nostra rassegna, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.