IL RITMO DI HARLEM di Colson Whitehead

IL RITMO DI HARLEM di Colson Whitehead

HARLEM, 1959

Il pluripremiato Colson Whitehead (ci limitiamo a citare I ragazzi della Nickel e La ferrovia sotterranea, dal quale è stata tratta la serie Amazon diretta da Barry White) è una delle più interessanti voci della letteratura contemporanea.

Nella sua ultima fatica Il ritmo di Harlem, l’autore due volte premio Pulitzer inventa ed espone il dramma morale di Ray Carney. Siamo negli anni Sessanta. Pur con una laurea in economia appesa al chiodo, Ray vende mobili a prezzi contenuti in un negozio sulla 125th Street, il Carney’s Furniture, ma per il suocero rimarrà sempre un “venditore di tappeti“. Lo aiutano Rusty, un ragazzo tanto spavaldo quanto svogliato, e Mary, una brava segretaria con un talento nella cucina dei pasticcini.

UNA CITTA’ DIVISA

L’emarginazione razziale esercitata dalla Grande Mela verso la sua comunità nera nel sobborgo di Manhattan, diventata meta di immigrazione dopo la Seconda Guerra Mondiale, fa schizzare alle stelle il tasso di disoccupazione, e di conseguenza ne alimenta il sottobosco criminale. Una divisione geografica attribuibile al muro di Harlem che segrega la comunità degli afrodiscendenti dall’habitat urbano dei bianchi di New York: una città in declino dentro una città in espansione. Due movimenti, quello centrifugo e quello centripeto, che per forza di cose entrano in attrito. La vita a New York si divide quindi fra uptown (la città dei neri) e downtown (la città dei bianchi), un limite sociale fra due razze, fra due usi diversi del potere, dove si fa su e giù ma dove l’onestà e la disonestà hanno sempre gli stessi colori.

Il ritmo di Harlem_Libri Senza Gloria
Il ritmo di Harlem_Libri Senza Gloria

In questo contesto Carney non si fa troppa domande sui televisori e le radio che gli passa suo cugino Freddie, piccolo frequentatore della mala di quartiere, e si limita a fare da intermediario, ossia porta per lui gli articoli a un gioielliere ebreo uptown che li valuta e paga il giusto, Carney intasca una percentuale sul guadagno del rivenditore e la roba rimane downtown, cioè fuori Harlem. Coetanei, Carney  e Freddie sono cresciuti insieme, solo che il cugino era quello che si ficcava nei guai mentre Carney quello che filava dritto.

Fino al giorno in cui Freddie, da piccolo ladruncolo fa il salto di qualità nel giro delle rapine a mano armata, e per proprietà riflessa ficca nei guai pure il cugino. Freddie si è fatto coinvolgere da Miami Joe (un gangster dal look viola in stile Joker) nel furto delle casseforti dell’Hotel Theresa (l’albergo centrale per la vita degli afroamericani facoltosi e famosi). In questo grande colpo in stile Ocean’s 11 e Rififi, Carney ottiene l’indesiderato ruolo di ricettatore. Lui sapeva di essere un tantino disonesto, al contrario di suo padre aveva sempre cercato di mantenersi nei limiti della legalità, ma adesso sono finiti i suoi giorni anonimi da faccendiere marginale: a quanto pare la banda ha rapinato l’hotel sbagliato, un locale sotto la protezione di una gang di neri che ora non vuole farla passar liscia ai rapinatori, compreso lui.

UN UOMO DIVISO

Secondo la teoria delle carambole di Hakan Nesser (leggi QUI la recensione), una volta lanciata la palla, la sua corsa diventa inarrestabile e così per Carney il livello del crimine aumenta proporzionalmente a quello dei guai. Il punto è che ci prende gusto. Così succede che Carney bissa il cugino in fatto di intuito malvessatore: è più intelligente, e più capace di elaborare piani grandiosi. D’altronde i legami in città sono intessuti da una ragnatela invisibile di bustarelle, a tutti i livelli. Persino al Dumas Club, l’associazione per imprenditori neri che nel nome omaggia il grande scrittore mulatto, nulla si muove se non ungendo le giuste ruote. Per sopravvivere fra uptown e downtown, e per salire dall’una verso l’altra, bisogna saper stare in quella linea grigia nel mezzo (non a middletown però!) ovvero muoversi dorway, ossia in quelle ore notturne in cui il sonno non è più necessario e le persone oneste rimangono a casa con la famiglia.

Ocean’s 11 (2001) di Steven Soderbergh

Combinate quindi le abilità di Carney con il suo desiderio di scalata sociale ostacolato dalla corruzione degli uomini d’affari e dai piani rateali che concede ai suoi clienti meno benestanti, e otterrete un Carney che, muovendosi sul filo del rasoio, si ritrova tagliato in due metà, come Dr. Jekyll e Mr. Hyde.

Il conflitto interiore ben si abbina alle doppie vite tipiche del genere poliziesco: la miseria da una parte e l’ambizione dall’altra fanno oscillare il nostro protagonista da bravo padre di famiglia a delinquente. Si costruisce un’etica tutta sua, una morale mediana che dimentica la grande lezione di ogni crime story: chi sbaglia, paga. Ma Carney è davvero colpevole? Cosa avreste fatto voi nella sua situazione?

CONCLUSIONI

Lui ci prova a tenere le due metà separate, ma anche solo pensarlo è un imbroglio che fa a se stesso, che comincia nel 1959 e si propaga nelle altre due sezioni del libro, ambientate in altrettante date cruciali del movimento per i diritti civili, il 1961 e il 1964 (quest’ultima con sinistri echi che risalgono fino al Black Lives Matter). Carney insegue il sogno americano, un desiderio di affermazione e ricchezza per realizzare il quale si concentra esclusivamente su se stesso, dimenticando la collettività in quell’epoca cruciale, confondendo la rivalsa con la vendetta. E allora rimane da chiedersi se Carney, appartenuto a una stirpe di delinquenti, fosse predestinato a lordarsi le mani oppure la carambola della sua esistenza avrebbe potuto percorrere una diversa traiettoria?

Non solo ci sembra di ascoltare musica jazz in sottofondo, ma vediamo gli iconici colori delle scenografie grazie al mobilio rivenduto da Carney, corriamo da un capitolo all’altro come se leggessimo una sceneggiatura cinematografica. Il ritmo di Harlem è tante cose: è una lettera d’amore al quartiere ed è un romanzo storico molto compatto, è una gangster story che come tutti i noir è un romanzo sociale, è una tragicommedia shakesperiana sulla metà oscura dell’essere umano. E’ molte cose ma per noi è soprattutto un capolavoro.

Finito di leggere: giovedì 30 dicembre 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Il ritmo di Harlem di Colson Whitehead, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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