LA CASA DEL BUIO di Stephen King & Peter Straub

LA CASA DEL BUIO di Stephen King & Peter Straub

La casa del buio (2001) è il secondo libro scritto a quattro mani da Stephen King e Peter Straub, dopo Il talismano (1984), di cui è diretta continuazione (leggi QUI la recensione del primo romanzo).

Un nuovo dark fantasy ambientato in quei Territori che sono stati la scenografia della serie letteraria (del solo King) de La Torre Nera (che ha anche avuto un dimenticabilissimo film). Ma ci arriveremo…

La casa del buio_Libri Senza Gloria
La casa del buio_Libri Senza Gloria

DA TWIN PEAKS A HOLLYWOOD

Ritroviamo Jack Sawyer vent’anni dopo. Non è più un bambino adesso. Vive in una enorme casa a French Landing, che è un luogo in “disfacimento” nei dintorni del fiume Mississippiche fu regno di Tom Sawyer e Huckleberry Finn” (ricordiamo che il precedente volume veniva inaugurato da citazioni di questi due libri). Il romanzo inizia con una panoramica a volo d’uccello (o meglio di corvo), che non può non ricordare la sequenza d’apertura di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, attraverso la quale ci vengono presentati i principali luoghi e i principali personaggi della storia. Il pianosequenza, unito a successive “inquadrature” estremamente particolareggiate, fa però più pensare che il modello sia quello delle soggettive cinematografiche.

French Landing è un po’ la nuova Twin Peaks con il suo microcosmo di uomini e donne comuni e segreti straordinari, ricchezze e miserie, luci e ombre: ci sono lo “sceriffo” visionario che arriva in città per risolvere il mistero (pazienza che ci arriviamo), il capo della polizia locale buono e affabile, gli anziani nella casa di riposo, i burberi motociclisti dal cuore d’oro, e via discorrendo.

Abbiamo a che fare con un narratore indiscreto (spesso anticipa dettagli sul futuro dei personaggi secondari) che si rivolge direttamente al lettore in più di una occasione. Solo uno scrittore come King (e in questo caso anche Straub) può concedersi il lusso di fare attendere la bellezza di 100 pagine prima di presentare il protagonista. A dire il vero “un vecchio amico”, come viene definito Jack Sawyer, ora chiamato Hollywood dagli agenti della polizia locale in quanto viene da Los Angeles… dove c’è Hollywood! Del resto ricorderete che i suoi genitori lavoravano nel cinema. Jack è cresciuto e ha un bagaglio d’esperienza da fare invidia al cacciatore di mostri più consumato, proprio come Danny Torrance che da Shining a Doctor Sleep (leggi QUI la recensione libro vs film) aveva fatto il salto di qualità, e pure lui chiamavano in modo simile: Doc Hollywood.

Ex tenente della squadra Omicidi di Los Angeles, queste le caratteristiche particolari di Jack: è più resistente dei comuni mortali, ha una fortuna sfacciata e un fiuto alla Sherlock Holmes, ispira in chiunque un’aura di autorevolezza, e non ricorda nulla della sua passata esperienza a caccia del Talismano. In passato ha già aiutato la polizia di French Landing a catturare un assassino di prostitute. Perciò il capo della polizia del posto, Dale Gilbertson, che ha paura di perdere l’incarico se non acchiappa il nuovo killer pedofilo (French Landing ne aveva già avuto un altro circa 100 anni prima), chiede l’aiuto di Jack.

IL PESCATORE

Il nomignolo per “umanizzare” il mostro, questa volta, è quello del “Pescatore“. L’autore cita un altro serial killer simile, il “pescatore” con l’uncino al posto della mano di So cosa hai fatto, e arriva a sostenere che Wes Craven potrebbe girarci un altro film, intitolato Scream 4: il Pescatore (segnaliamo che l’autore di So cosa hai fatto e della prima trilogia di Scream è la stessa persona: Kevin Williamson). Scream 4 è davvero uscito, dieci anni dopo questo libro, e non ha niente a che vedere, chiaramente, con il Pescatore.

Al capo Dale, inoltre, Jack deve fare particolare simpatia se ha deciso di vendergli la casa del padre situata poco fuori la cittadina. Jack però, alla “veneranda” età di trentacinque anni, si dichiara in pensione. Come da bambino con Svelto Parker (e come Danny Torrance con il capo-cuoco dell’Overlook Hotel) tende a stringere amicizia con gente anziana e stramba, istintivamente simpatica, all’apparenza innocua, ma dotata di una sorta di “luccicanza”: in questo caso Henry Leyden, lo speaker radiofonico cieco dalle molte identità, nonché zio di Dale, e al quale Jack legge libri ad alta voce. Non a caso una di queste letture condivise è Casa desolata, uno dei classici meno conosciuti di Charles Dickens, se vogliamo un “gemellante” di Mark Twain in fatto di ragazzini eroi (Oliver Twist e David Copperfield).

I cadaveri straziati di poveri innocenti si moltiplicano: un mostro adesca bambini e li restituisce a pezzetti. Jack è costretto ad accettare il nuovo caso quando le angosciose apparizioni di un mondo diverso con cui lui era entrato in contatto (un uovo di pettirosso, una piuma di corvo) si fanno insistenti al punto da non potere essere più ignorate. E se il killer rapisse qui i bambini per portarli dall’altra parte? Il punto di passaggio sembra trovarsi all’interno di una casa tutta nera e avvolta in un buio maligno, che nessuno sembra conoscere o ricordare. Jack però ha una certa esperienza con le realtà alternative, ed è per questo l’unica speranza dei bambini rapiti.

LA TORRE NERA

Chi si aspettava una copia carbone del precedente, rimarrà deluso. Ma è questo il bello. Bisogna attendere almeno cinquecento pagine per, finalmente, “flippare” nei Territori. L’attesa, vi assicuriamo, viene lautamente ripagata. Ritroviamo un certo pistolero afroamericano con la chitarra e un pappagallo a due teste: Svelto Parker, mai stato così ricco di informazioni.

I Territori visitati da Jack Viaggiante in questo libro sono però diversi da quelli esplorati nel precedente. Se prima gli abiti e gli oggetti portati nel nostro mondo mutavano al passaggio nei vecchi Territori, adesso rimangono invariati: ci troviamo infatti nell’universo de La Torre Nera con tanto di Frangitori, ka, raggi e tutto il resto del dizionario. Le supposizioni decennali dei lettori trovano quindi una configurazione certa e concreta: nel finale viene precisato che i Territori si trovano nelle Baronie Interne, quindi deduciamo che fanno parte dell’Entro-Mondo così come la Torre Nera è collocata nel Medio-Mondo e la Fucina del Re nel Fine-Mondo. Non sono più due mondi “gemellanti” come ne Il talismano, ma dimensioni parallele, sebbene si corregga il tiro dicendo che sono “adiacenti” l’un l’altra. Viene peraltro fatto intendere che Morgan di Orris, il cattivone del primo libro, fosse anche lui un servitore del super-cattivo Re Rosso.

Idris Elba Roland Deschain Torre Nera
Idris Elba è Roland Deschain ne La torre nera (2017) di Nicolaj Arcel

L’operazione, non lo nascondiamo, puzza di “retcon“. Soprattutto perché non viene data una adeguata spiegazione a questo improvviso cambio di marcia. Comunque è così che Jack, nella sua prima incursione in questi nuovi Territori, può imbattersi nell’ospedale ambulante gestito da una specie di infermiere-vampiro assetate di sangue, ovverosia le omonime Piccole sorelle di Eluria, racconto contenuto in Tutto è fatidico. Il vecchio killer Burnside fa inoltre riferimento a Blaine il Mono (la monorotaia intelligente e ambigua di Terre desolate e La sfera del buio, due libri della serie La Torre Nera) e il suo oscuro capo, il signor Munshun, prevede di utilizzare un’altra monorotaia, presente nel Fine-Mondo, per consegnare Tyler Marshall (l’ultimo bambino rapito) al Re Rosso. Ed è sempre Munshun a menzionare Ted Brautigan, personaggio di Cuori di Atlantide, come capo dei Frangitori.

Conseguenze: ne La Torre Nera (inteso come volume conclusivo della saga), è proprio grazie all’operato del piccolo Tyler (e dei suoi poteri telepatici) che in questo libro distrugge la Grande Combinazione e ferisce il Re Rosso, che Roland riesce a salvare la Torre Nera. Susannah, sua alleata, noterà difatti come il bagliore della Fucina del Re si sia spento.

La torre nera (2017) di Nikolaj Arcel
La torre nera (2017) di Nikolaj Arcel

Inside joke: il berretto di metallo che il Pescatore mette in testa a Tyler per impedirgli di usare i suoi poteri sarà indossato da Randall Flagg (l’Uomo Nero delle opere principali di King, per chi ancora lo ignorasse) sempre nel libro de La Torre Nera, specificando di averlo “preso in prestito da una certa casa deserta nella città di French Landing, nel Wisconsin“.

CONCLUSIONI

Dipende solamente dalle aspettative del lettore se La casa del buio può sembrare lento e dispersivo. Al netto di ciò è invece una storia favolosa e inquietante, piena di suspense, azione e mistero, in grado di trasportarti in un viaggio unico e inquietante. Non un tipico thriller con serial killer (la cui identità ci è chiara già nella prima metà del libro), non un classico horror con i mostri (eppure ci sono: mastini infernali, liquidi viventi, ecc.), né un fantasy atipico come il precedente volume della attuale dittico. Potremmo semmai definire La casa del buio una fiaba dark!

La caratterizzazione dei personaggi (un campionario davvero ricco, non c’è che dire, ma su tutti primeggia il suddetto Henry Leyden) così come la capacità descrittiva e la componente macabra sono di altissimo livello. Una sforbiciata alle parti non essenziali avrebbe giovato? Può darsi ma, e non ci stanchiamo di ripeterlo, le lungaggini sono il sale che insaporiscono i libri di King (così come, per restare in tema, la paura insaporisce la carne di cui si ciba IT).

I riferimenti al “prequel” di 14 anni prima ci sono ma non sono così indispensabili da pregiudicare la comprensione della trama. Il finale comunque fa sperare in almeno un altro libro che possa concludere una eventuale trilogia nonostante ormai siano passati più di vent’anni, ma noi non smettiamo di credere…

Finito di leggere: domenica 18 febbraio 2024.

Nel salutarvi, vi invito a leggere La casa del buio di Stephen King & Peter Straub, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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