LA GUERRA DEI ROSES di Warren Adler

LA GUERRA DEI ROSES di Warren Adler

I DUE ROSE

Jonathan e Barbara Rose hanno una villa di lusso piena di oggetti di antiquariato, due carriere invidiabili e figli deliziosi. All’apparenza è una vita da sogno. Ma basterà un improvviso malore che colpisce Jonathan per cominciare a sgretolare la facciata sfavillante di questo matrimonio perfetto.

Dopo diciotto anni di matrimonio, Barbara chiede infatti il divorzio. Jonathan, sulle prime spiazzato, non si oppone. Succede però che nessuno dei due è disposto lasciare la casa: il simbolo del loro successo, e adesso della loro rovina. Marito e moglie diventano nemici giurati: arroccati sulle reciproche posizioni, assoldano i migliori avvocati in circolazione e danno il via a una feroce battaglia legale che si trasforma presto in una guerra senza esclusione di colpi. Le armi sono ripicche, trappole e vendette sempre più crudeli.

La guerra dei Roses (1981) di Warren Adler è l’autopsia macabra e insieme divertente di un matrimonio che va in mille pezzi. Adler è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense, i suoi libri sono stati tradotti in venticinque lingue. Tra le altre sue opere trasposte in pellicole ricordiamo Destini incrociati con Harrison Ford e Kristin Scott Thomas.

La guerra dei Roses_Libri Senza Gloria
La guerra dei Roses_Libri Senza Gloria

I DUE FILM

Il romanzo de La guerra dei Roses è stato trasposto a teatro in numerose nazioni, ma la storia è stata resa celebre dall’iconico e omonimo film con Michael Douglas e Kathleen Turner, e diretto da Danny DeVito (che si ritaglia anche l’irresistibile ruolo dell’avvocato di Douglas), diventato un classico assoluto della commedia nera. I ruoli principali sono stati ripresi da Olivia Colman e Benedict Cumberbatch nel recente adattamento I Roses.

Dei due il primo adattamento è senz’altro il più fedele, a partire dal ricordo di come i due protagonisti si siano conosciuti e innamorati da giovanissimi (seppur spostato dal prologo). Le variazioni certo ci sono, ma non fondamentali, giusto per dirne una: la fiammante Ferrari di Jonathan in garage, sul grande schermo diventa una Morgan Roadster.

In entrambi i film rimane invariato il mestiere di lei, ambiziosa chef impegnata nel catering, mentre lui, da brillante avvocato, nel secondo viene trasformato in un architetto di successo. Se nel secondo lei non si chiama più Barbara ma Ivy, Jonathan invece avrà sempre un nome diverso: Oliver nel primo film, Theo nel secondo. La prima pellicola taglia la laison tra Oliver e la governante (Ann nel romanzo, Susan nel film), mentre la seconda elimina del tutto il personaggio per rimpiazzarlo con una coppia di vicini impiccioni (Amy e Barry).

La differenza principale è però nel senso stesso delle opere. Nel primo film è (come in origine) il malore di lui a innescare la vicenda, ovvero un malessere che viene da dentro e che, con la sua inaspettata eco, manda tutto in malora. Nel secondo film il fattore scatenante viene da fuori, un fallimento lavorativo di lui, che lo porta a una vita casalinga e lo pone di fronte al successo crescente della moglie. La moderna versione politically correct diretta da Jay Roach si concentra quindi sulla battaglia contemporanea dei sessi, mentre la black comedy di Danny DeVito non cerca risposte perché l’amore non può essere spiegato. Né come inizia, né come termina. In questo risultando più efficace.

CONCLUSIONI

La guerra dei Roses è una affilata satira sulla vita di coppia. Sin dal cognome dei coniugi, che fa il verso alla Guerra delle Due Rose, la sanguinosa lotta dinastica tra Lancaster e York, due diversi rami della casa regnante: come a dire che orgoglio, rabbia e desiderio di annientare l’altro trasformano l’amore in una guerra domestica.

I colpi di scena sempre più paradossali (e criminali) si susseguono con humor cinico. Tanto che il finale, tragico quanto spassoso, brilla di feroce ironia.

Finito di leggere: martedì 13 gennaio 2026.

Nel salutarvi vi invito a leggere La guerra dei Roses di Warren Adler, ultimo appuntamento della nostra rassegna, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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