LA SOTTILE LINEA SCURA d Joe R. Lansdale

LA SOTTILE LINEA SCURA d Joe R. Lansdale

ROMANZO DI FORMAZIONE

Joe R.Lansdale è un raro esempio di scrittore capace di spaziare con disinvoltura da un genere all’altro, dall’horror al western, dalla fantascienza al noir, ed oggi considerato l’unico vero scrittore pulp esistente. Nel 2002 Lansdale mise da parte le sue storie iper-realiste per dedicarsi alla narrativa tout-court, mescolando più generi sotto l’etichetta del “romanzo di formazione” e varcando anche lui, come il suo protagonista, quella sottile linea scura fra i romanzi d’evasione e quelli introspettivi.

La sottile linea scura_Libri Senza Gloria
La sottile linea scura_Libri Senza Gloria

La sottile linea scura è sì un romanzo di formazione ma tinto di noir, vicino spiritualmente a Il corpo, racconto di Stephen King contenuto in Stagioni diverse (1982) e trasformato dal compianto Rob Reiner nell’iconico film Stand by Me – Ricordo di un’estate (1986). Nel suo romanzo, Lansdale rievoca con una certa nostalgia momenti della sua adolescenza negli anni del secondo dopoguerra, ritraendo fedelmente la provincia americana gretta e bigotta degli anni cinquanta. Come annuncia egli stesso nelle premesse, alcune sequenze sono di natura autobiografica, mentre alcune scene o location inventate di sana pianta, come il Dew Drop Drive-in.

DEWMONT, 1958

Di sicuro Lansdale ne sa qualcosa a proposito di cinema all’aperto (clicca QUI, QUI e QUI per leggere le nostre recensioni de Il Drive-in, Il Drive-in 2 e La notte del Drive-in 3): il Dew Drop Drive-in si trova a Dewmont, una immaginaria cittadina del Texas orientale, ed è di proprietà della famiglia Mitchell. Il drive-in di famiglia si trova esattamente a metà strada fra il quartiere dei ricchi e le baracche dei neri. Del resto siamo nel 1958, un decennio sta per finire e un altro sta per cominciare. La crescita economica è al suo culmine, ma le rivoluzioni sono dietro l’angolo, da quella per l’emancipazione femminile a quella per i diritti civili.

Stand By Me – Ricordo di un’estate (1986) di Rob Reiner

Questa è la storia del tredicenne Stanley Jr., il piccolo dei Mitchell. Una famiglia simile a quelle delle sit-com d’epoca in stile Happy Days, ma più progressista, talmente politically correct che è l’unica in quel periodo ad avere rispetto per le minoranze e a pensarla diversamente sulla parità uomo-donna, seppure in entrambi i casi con qualche sfumatura di grigio. Il papà Stanley Sr. è severo ma disposto a tutto per difendere la propria famiglia, la mamma è quella che comanda davvero, Rosy Mae è la simpatica e calorosa domestica di colore, Callie la sorella civettuola ma forte al punto giusto. Messi insieme rappresentano quella parte di borghesia che, ai tempi, cominciava a prendere coscienza di quanto ci fosse di sbagliato nel razzismo – non che la cosa oggi sia del tutto risolta – ed iniziava ad affrontare l’arroganza e l’ignoranza che erano le principali armi di una guerra giocata tutta fra poveri.

L’OMBRA DI DEADWOOD DICK

Sul retro del drive-in di famiglia, Stanley rinviene una scatola di latta sporgente dal terreno. Al suo interno è custodita la corrispondenza di due misteriosi amanti. Il ragazzo adora i western con Hopalong Cassidy (ricordate il cattivo de Il Drive-in 2?), ama leggere i fumetti di Batman e storie pulp come Tarzan il terribile, ma in occasione dello strano ritrovamento sviluppa un curioso fiuto da sbirro e comincia a fare domande in giro.

Happy Days (1974-1984)

Trova un valido alleato e mentore nel proiezionista del drive-in, un tale di colore che si chiama Buster Abbot Lighthorse Smith, uno scorbutico ubriacone ultrasettantenne. L’uomo sostiene di essere nipote di Deadwood Dick, o almeno di uno di quelli che passavano per quel nome, come il leggendario pistolero nero delle dime novel, ma anche protagonista di alcuni fra i più noti e bei romanzi western di Lansdale. Per metà indiano, Buster ha inserito nel suo cognome anche Lighthorse in omaggio al corpo di polizia indiana dei Seminole, una delle Cinque Tribù Civilizzate, di cui ha fatto parte. Da bravo erede di Deadwood Dick, e con un passato da sbirro alle spalle, Buster riconosce l’istinto da detective del ragazzino e decide di dargli una mano, pure salvandogli il collo con le mosse di jujitsu che ha appreso da un “giallastro” dell’esercito. Insieme formano una coppia da buddy movie, perfetta per lo scenario contraddittorio degli USA anni ’50.

TITOLO

Il titolo del libro fa riferimento alla “sottile linea scura” che separa il mondo dei morti da quello dei vivi, il regno delle tenebre da quello della luce. Ma è anche quella che Stanley dovrà superare per lasciarsi l’infanzia alle spalle ed entrare nell’universo degli adulti. Questa storia racconta, in fin dei conti, la “perdita dell’innocenza“, quando la spensieratezza dell’età viene traumaticamente, passo dopo passo, superata dal protagonista che in una sola, afosa, decisiva, estate nel corso della quale dovrà confrontarsi con situazioni di violenza domestiche, razzismo, omofobia e molestie sessuali, e che lo porteranno a entrare nell’età più matura della sua vita.

I fumetti di Deadwood Dick pubblicati da Sergio Bonelli Editore

Per assonanza, il titolo ci ricorda La sottile linea rossa (1998), il film di guerra di Terrence Malick tratto dall’omonimo romanzo di James Jones (1962), vero reduce della guerra nel Pacifico. In entrambi i casi il titolo si riferisce a un verso del poema Tommy di Rudyard Kipling, tratto dalla collezione Barrack-Room Ballads e basato sull’azione dei soldati britannici nel 1854 durante la guerra di Crimea, chiamata appunto “The Thin Red Line“, nella battaglia di Balaklava. Nel sopracitato verso di Tommy Kipling descrive i soldati come “una sottile linea rossa di eroi“. Una linea di confine fra due mondi, fra due stati dell’esistenza.

CONCLUSIONI

La sottile linea scura di Joe R. Lansdale, da molti considerata la sua opera migliore, ha un finale eccellente e struggente che chiude perfettamente il cerchio: la transizione fra due momenti della vita coincide con la transizione fra due epoche diverse. Lo stile leggero e insolitamente aggraziato di Lansdale rievoca un luogo e un tempo che sembrano non esistere più, l’ambiente rurale del profondo sud, l’età del primo rock’n roll e del primo blues, eppure l’oscenità della segregazione razziale lancia la sua sinistra eco fino ad oggi.

La sottile linea rossa (1998) di Terrence Malick

Le tensioni sociali e razziali che delineano il quadro storico da lui scelto, si muovono fra mille abiezioni umane, dal fanatismo religioso alle storture della giustizia, e le conseguenze non possono che essere tragiche, ma ammantate di malinconica speranza.

In due parole, La sottile linea scura è grande letteratura.

Finito di leggere: domenica 14 febbraio 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere La sottile linea scura di Joe R. Lansdale, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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