L’ARMATA PERDUTA DI CAMBISE di Paul Sussman

L’ARMATA PERDUTA DI CAMBISE di Paul Sussman

LE STORIE DI ERODOTO

Quando si parla dell’armata perduta di Cambise, secondo quanto appreso da Erodoto durante il suo viaggio in Egitto e da lui riportato nelle Storie, ci si riferisce al disastro militare occorso all’Impero Persiano nel 523 a.C., durante l’occupazione militare guidata da Cambise II (ottant’anni prima il viaggio di Erodoto). Per fare chiarezza: l’imperatore Cambise aveva conquistato l’Egitto e lo aveva annesso alla Persia, qualche tempo dopo aveva mandato due eserciti in missione a Tebe. Lui guidava quello contro gli Etiopi, mentre gli altri cinquantamila uomini furono mandati nel deserto occidentale per distruggere l’oracolo di Amon all’oasi Siwva. Secondo la leggenda, riportata sempre dallo storico greco, la spedizione fu spazzata via da una terribile tempesta di sabbia.

Questo è lo spunto alla base del bestseller L’armata perduta di Cambise, esordio letterario dello scrittore inglese Paul Sussman, archeologo e giornalista per la CNN europea, prematuramente scomparso nel 2012 all’età di quarantacinque anni. Il romanzo, uscito nel 2003 con Mondadori e tradotto dal mitico Tullio Dobner, si apre con un estratto delle Storie di Erodoto per poi spostarsi duemilacinquecento anni dopo, al Cairo.

GLI EROI PER CASO

Solitamente in questo genere di storie siamo soliti seguire il punto di vista degli “eroi per caso” mentre i poliziotti che li inseguono vengono accuratamente mantenuti su binari ambigui finché finché, nel finale, non viene rivelata la loro natura positiva. In questo schema ha fatto scuola Il Codice Da Vinci, pubblicato lo stesso anno: ne L’Armata perduta di Cambise, invece, seguiamo parallelamente il punto di vista anche dell’agente di turno, dichiaratamente buono sin dalle prime battute.

L'armata perduta di Cambise_Libri Senza Gloria
L’armata perduta di Cambise_Libri Senza Gloria

Così da una parte abbiamo a Luxor l’onesto e determinato ispettore Yusuf Khalifà: egli ha un conto in sospeso con il passato, dal momento che suo fratello maggiore Alì si era lasciato coinvolgere dai terroristi. Khalifà ha una mancata carriera da archeologo alle spalle, ma in fondo quello del detective non è un mestiere tanto diverso: entrambi vanno alla ricerca di indizi e lavorano per far riemergere verità sepolte, belle o brutte che siano.

Dall’altra parte abbiamo Tara Mullray, una dottoressa che lavora a un rettilario dello zoo di Londra, figlia di un famoso archeologo inglese il cui cadavere è stato rinvenuto vicino alla necropoli di Saqqara. Il padre le ha lasciato un manufatto facente parte di una decorazione tombale risalente all’epoca dell’occupazione persiana… i geroglifici su esso riportati sembrano tratti dal Libro della Morte e contengono gli indizi di una mappa che potrebbe portare alla più grande scoperta archeologica della storia dell’umanità, e che fa gola a molti. Secondo tali indicazioni l’esercito perduto di Cambise si troverebbe nel Grande Mare di Sabbia, in mezzo al deserto occidentale, e dato che Paul Sussman è anche archeologo siamo pronti a scommettere che le sue ipotesi non siano del tutto campate in aria, chissà…

TERRORISMO

Tara, arrivata sola dall’Europa, trova sin da subito un sodale in Daniel Lacage, archeologo metà inglese metà francese, esperto del tardo periodo egizio e sua vecchia fiamma: si scoprirà che, per colpa della sua ossessione per la scoperta, il governo egiziano ha revocato a Daniel la concessione di scavare.  Lo scenario delle loro avventure è quello del Tempio di Karnak e la Valle dei Re con il quale, se non ci siete stati personalmente, dovreste avere una certa familiarità grazie ai videogiochi di Tomb Raider.

Lara Croft in Egitto

Sia gli “eroi per caso” sia l’ispettore devono fronteggiare la minaccia terrorista di un manipolo di integralisti islamici facenti capo al ribelle Sayf al-Tha’r (che significa “Spada della Vendetta“): tutti i nazionalisti egiziani fella setta sono riconoscibili per via di una inquietante cicatrice che solca le loro fronti. L’organizzazione si finanzia grazie al traffico illecito di reperti archeologici: un mercato nero nel quale sono coinvolti i servizi segreti del Paese (che depredano le tombe) e le ambasciate straniere come quella britannica (che sono i canali per fare uscire i reperti dal Paese). Dal momento che non può muoversi dal Sudan, le lunghe dita di Sayf al-Tha’r arrivano in Egitto grazie a Dravic, un tedesco gigante con una terrorizzante voglia viola sul viso, il quale lavora come perito autenticando per lui reperti antichi ed esportandoli illegalmente all’estero. Non solo ricettatore, Dravic è irrispettoso verso ogni tipo di reperti, ha un passato di violenze e non esita un momento a uccidere chi si mette sulla sua strada: la sua arma prediletta è una cazzuola da archeologo con la lama romboidale.

CONCLUSIONI

A lungo andare il meccanismo degli informatori eruditi (gli Abd el-Farouk su tutti) che, uno dopo l’altro, indirizzano il poliziotto e i malcapitati eroi sulla strada giusta, tende a essere ripetitivo e ad annoiare. Nonostante tutto L’armata perduta di Cambise ha tutto quello che dovrebbe avere un buon romanzo d’avventura: non c’è che dire, al suo esordio Paul Sussman ha imbastito un cocktail di mystery storico nella miglior tradizione di Indiana Jones e di spionaggio alla Ken Follett.

Finito di leggere: mercoledì 20 ottobre 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’armata perduta di Cambise di Paul Sussman, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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