L’ARMINUTA di Donatella Di Pietrantonio

L’ARMINUTA di Donatella Di Pietrantonio

Donatella di Pietrantonio è abruzzese, nella vita fa la dentista pediatrica, ma quando scrive partecipa al Premio Strega (nel 2014 con Bella Mia) e vince il Premio Brancati (nel 2020 con Borgo Sud). Per L’Arminuta, che è stato tradotto in più di 25 Paesi e tra i numerosi premi vinti annovera il Premio Campiello del 2017, ha ricevuto l’endorsement nientemeno che di Michela Murgia: d’altronde, per suggestione poetica o per atmosfera evocativa, questo romanzo può essere accostato al suo Accabadora (leggi QUI la recensione).

ORFANA DUE VOLTE

A soli tredici anni la protagonista del libro viene restituita “come un pacco“, senza un chiaro motivo, dalla famiglia adottiva alla famiglia d’origine, che fino a quel giorno ignorava persino di avere. In dialetto abruzzese, perché è questa la regione che fa da cornice alla storia, “arminuta” significa “ritornata“, e la nostra protagonista arminuta non avrà altro nome all’infuori di quello.

L'arminuta_Libri Senza Gloria
L’arminuta_Libri Senza Gloria

Suo è il punto di vista narrativo che ricorda gli eventi legata alla traumatica scissione, quando venne forzatamente trasferita dalla città al paese, dal mare alla campagna, dall’agiatezza alla povertà, dai corsi di danza e nuoto allo sbrigare le faccende domestiche, dal silenzio al rumore. Orfana due volte, e sempre di genitori viventi. Ma l’abbandono è solo la prima cicatrice sulla sua anima in fiore.

RITRATTO DI MISERIE

Smarrita in questa nuova realtà, guardata come un’aliena dalla nuova famiglia che se l’è ripresa, l’arminuta è l’unica a parlare in italiano e non comprende le tradizioni pagane degli altri. Stringe subito amicizia con la sorella Adriana, di poco più piccola, genuina e spavalda, con la quale deve condividere il letto. E subito attira le attenzioni sessuali del fratello Vincenzo, temprato da quella terra così dura, che vede in lei una donna già fatta e poco si cura dei legami di sangue non avendola mai vista prima. Il deficit mentale del fratello più piccolo, Giuseppe, sembra invece riflettere l’ignoranza e l’indigenza dell’ambiente rurale che lo ha partorito.

Gli adulti? Sono i peggiori, manco a dirlo, anche se l’autrice non si sbilancia verso giudizi inappellabili.

CONCLUSIONI

La trama sembra assurda, ma non lo è affatto. L’Arminuta è un romanzo introspettivo che esplora le complicazioni familiari con lo stesso gusto che riscontreremmo in un noir: la protagonista vuole comprendere le ragioni profonde per le quali la sua vita è stata scombinata, vuole scoprire se un dolore ha veramente travolto la sua seconda madre e così via.

Lo si legge in un soffio come fosse un racconto anche grazie allo stile senza fronzoli, alla scrittura dura e spigolosa che rispecchia una storia cruda e verace. Trasuda verità a ogni virgola, seppure il finale concede troppo spazio al buonismo generalista ma ci serve per fare chiarezza su ogni cosa. Segnaliamo che il Teatro Stabile d’Abruzzo ne ha tratto l’omonimo spettacolo teatrale per la regia di Lucrezia Guidone,

La copertina, che riprende uno scatto della fotografa russa Anka Zhuravleva, è di sicuro impatto. Negli occhi della ragazzina possiamo scorgere quel ritratto fatto dall’autrice sulla cultura della miseria, quella dello spirito più che economica, che può essere vinta solo dall’amicizia e dallo spirito di sorellanza. Saranno anche due bambine l’arminuta e Adriana, ma giganteggiano sulle asperità di una maternità ruvida e di una terra ostile: sebbene agli opposti per cultura e natura, le due sorelle insieme sapranno trovare e affermare la propria identità.

Finito di leggere: sabato 10 aprile 2021.

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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