L’ARTE DELLA GIOIA di Goliarda Sapienza

L’ARTE DELLA GIOIA di Goliarda Sapienza

UNA MORGANA

Goliarda Sapienza è nata a Catania da una famiglia socialista rivoluzionaria. A partire dai sedici anni visse a Roma dove studiò all’Accademia di Arte Drammatica. Negli anni Cinquanta e Sessanta recitò come attrice di cinema e teatro lavorando, tra gli altri, con Luchino Visconti (in Senso), Alessandro Blasetti e Citto Maselli. Se volete saperne di più, vi consigliamo l’ascolto della puntata del podcast Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri dedicata all’autrice.

Scritto a mano tra il 1967 e il 1976, L’arte della gioia è uno dei suoi libri postumi (insieme ai racconti di Destino coatto, Io, Jean Gabin, Il vizio di parlare a me stessa, La mia parte di gioia, le poesie di Ancestrale e Appuntamento a Positano). Dopo essere stato rifiutato dai principali editori italiani (solo la prima parte fu pubblicata nel 1994), il romanzo è rimasto abbandonato per vent’anni in una cassapanca fino a quanto non è stato stampato in edizione integrale nel 1998 in pochi esemplari da Stampa Alternativa, e grazie all’ostinazione del marito della Sapienza, l’attore e scrittore Angelo Pellegrino (Novecento, Fantozzi contro tutti), che pagò tutto di tasca propria.

L'arte della gioia_Libri Senza Gloria
L’arte della gioia_Libri Senza Gloria

Una ristampa è stata possibile nel 2001 dopo una puntata del programma di Rai Tre Vuoti di memoria che accese l’interesse intorno alla scrittrice. Ma, come spesso avviene, il giusto riconoscimento arrivò dopo la pubblicazione all’estero (dell’edizione tedesca prima e francese poi). L’edizione Einaudi che qui presentiamo contiene Ritratto di Goliardo Sapienza di Angelo Pellegrino e postfazione di Domenico Scarpa.

L’ARTE DI MODY

La protagonista è Modesta, detta Mody, una “carusa tosta” che nasce il primo gennaio 1900 nella casa povera di una terra povera. Ancora ragazzina, subisce le violenze del padre e scampa all’incendio che stermina la sua famiglia nel villaggio siciliano. Passa in convento dove viene protetta dalla madre superiora Leonora e, dopo la morte di lei, spedita nel palazzo dei Brandiforti, la famiglia nobile e benestante cui Leonora apparteneva, e guidata dall’anziana principessa Gaia (madre di Leonora). Nella nuova dimora Modesta da un lato stringe una relazione che va ben oltre l’amicizia con Beatrice, la più giovane erede della famiglia Brandiforti (figlia di Leonora e nipote di Gaia), e dall’altro non riesce a resistere alla grande attrazione che prova per Carmine, vecchio e forte uomo che gestisce le terra della villa del Carmelo (ossia la tenuta dei Brandiforti).

Quella di Modesta è una sessualità fluida anzitempo che, combinata con il suo enorme talento, la rende una protagonista spregiudicata, sensuale e coraggiosa. Morta la principessa Gaia, l’unico vero erede dei Brandiforti rimane il fratello di Leonora, Ippolito, affetto da gravi problemi mentali. Per merito della sua intelligenza machiavellica Modesta supera definitivamente i limiti della propria condizione sociale mettendo al mondo Prando, un figlio avuto da Carmine ma fatto passare come figlio di Ippolito, con cui si sposa per convenienza. Il suo pargolo viene quindi designato come successore maschio della casata. Adesso è Modesta soltanto, assurta a rango di aristocratica, a controllare i cordoni della borsa.

Non solo amante potentemente immorale secondo l’etica comune, ma anche madre affettuosa per i figli legittimi e non: Prando, Bambolina detta Bambù (figlia di Beatrice e Carlo, dottore milanese e comunista che in passato è stato pure amante di Modesta e che viene ucciso dai fascisti), Mattia (il figlio del vecchio Carmine, e che diventa anch’egli suo amante), Jacopo (nato dall’unione tra l’intrattenibile Ippolito e Inès, una delle sue badanti), ‘Ntoni (il figliolo di Stella, assunta come aiutante, che a sua volta viene messa incinta da Prando e dà alla luce Carluzzu) e Mela (un’orfana che si rivela una grande musicista). Li vediamo crescere pagina dopo pagina, parlare di politica, di amore, ciascuno con un carattere ben determinato.

Modesta è una creatura tanto vitale e scomoda che non esiterà un momento ad assoldare i killer della mafia per vendicare la morte di Carlo, e nel tempo a sedurre uomini e donne di ogni tipo, ad esempio Joyce (una ricca psicologa in fuga dal fascismo che soffre di depressione e ricercata da suo fratello Timur, un fautore del nazismo in Germania) e Nina (romana verace, è la compagna di cella quando Modesta viene arrestata con l’accusa di cospirare contro i fasci littori).

STILE

Spesso l’aspetto descrittivo svanisce, delegato a quanto riferiscono i personaggi, a volte la prima persona di Modesta viene sostituita dalla terza persona dell’autrice. Sovente, addirittura, il romanzo cambia registro e si trasforma in un copione teatrale con le frasi affiancate ai nomi dei personaggi (esattamente come quando i suddetti personaggi portano in scena lo spettacolo di Giufà, maschera comica siciliana).

Il dialetto siciliano non è mai un impedimento. Non fatevi scoraggiare dalla lentezza della prima parte, perché non appena ingrana (e nonostante il rude moltiplicarsi dei personaggi), la scrittura asciutta di Goliarda Sapienza e il susseguirsi di avvincenti colpi di scena vi travolgeranno.

Sono in corso le riprese di un adattamento televisivo destinato a Sky e alla piattaforma di streaming NOW, e che segna il debutto come regista dell’attrice Valeria Golino (anche sceneggiatrice). Nel cast Tecla Insolia (Modesta), Jasmine Trinca (Leonora), Guido Caprino (Carmine), Alma Noce (Beatrice), Valeria Bruni Tedeschi (la principessa Gaia), Giovanni Bagnasco (Ippolito) e Giuseppe Spata (Rocco, l’autista dei Brandiforti).

CONCLUSIONI

Nonostante tutte le azioni crudeli che la vediamo compiere, tutte le volte ci sentiamo di empatizzare con Modesta, posta di fronte alle ingiustizie del patriarcato e della vita in generale, eppure mossa dalla consapevolezza di essere destinata a una vita che va ben oltre. Capiamo la natura delle scelte spietate fino a penetrare la sua indole ambigua e contraddittoria, come deve essere la pasta di cui sono fatti i maggiori personaggi della letteratura universale.

Difatti L’arte della gioia parte come romanzo di formazione, passa per la saga familiare e tramuta in storia di costume. Attraversa la storia del Novecento (e ne tocca tutti gli aspetti: culturale, sociale, politico), mescola storia originale a tratti autobiografici per tracciare un potente inno all’anticonformismo. Controverso per definizione, L’arte della gioia è un manifesto culturale prima che femminista che tutti dovrebbero leggere.

Finito di leggere: martedì 8 agosto 2023.

Nel salutarvi, vi invito a leggere L’arte della gioia di Goliarda Sapienza, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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