LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE di Stuart Turton

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE di Stuart Turton

CLUEDO!

Lord Peter e Lady Helena Hardcastle hanno organizzato un ballo in maschera nella loro enorme e isolata residenza di campagna, cinta da migliaia di acri. Gli ospiti dietro ai bizzarri costumi appartengono all’alta società: sono essi ufficiali, banchieri e medici, che nella misteriosa tenuta di Blackheat House sono di casa. Un fatto in particolare accomuna i convenuti: diciannove anni prima tutti quanti erano presenti al ricevimento sconvolto dalla morte del giovane Thomas Hardcastle. Diciannove anni dopo, esattamente il medesimo giorno, sempre alle undici della sera, un nuovo tragico evento scombussola la festa: stavolta a morire è la giovane e bella Evelyn Hardcastle. Qualcuno le ha sparato al ventre e il suo corpo è scivolato nel laghetto in giardino. Ed è allora che l’invito alla festa si rivela per quel che realmente è: una trappola per topi!

Le sette morti di Evelyn Harcastle_Libri Senza Gloria
Le sette morti di Evelyn Harcastle_Libri Senza Gloria

Le sette morti di Evelyn Hardcastle, edito da Neri Pozza, è il debutto di Stuart Turton, filosofo e giornalista giramondo, che grazie a questo esordio è diventato uno dei più acclamati scrittori inglesi. Prima del testo vero e proprio troviamo un’illustrazione che si prende due pagine per dispiegarci la piantina di Blackheat House (con tanto di camere assegnate agli ospiti) e le costruzioni nel circondario: il cimitero a ovest, le scuderie a est, la foresta intorno e un sentiero che conduce al lago con la rimessa delle barche. Segue un utile indice dei numerosi personaggi divisi tra famiglia Hardcastle, ospiti di riguardo e domestici principali – ora sì che il tabellone di Cluedo può dirsi completo! – che ci viene presentato sulla falsariga di un invito al ballo per festeggiare il ritorno da Parigi della figlia Evelyn. Il dolore della famiglia è ancora vivo, tanto è vero che in epigrafe veniamo cortesemente pregati “di evitare ogni discorso su Thomas Hardcastle e Charlie Carver”: quest’ultimo era il guardiano della tenuta che si macchiò dell’assassinio del primo. Evelyn era stata allora allontanata a Parigi per i successivi diciannove anni, fino a oggi, quando è stata richiamata da questo “esilio” pena il venire diseredata insieme all’altro fratello rimasto in vita, Michael Hardcastle.

OTTO SCONOSCIUTO A BLACKHEAT

Veniamo introdotti nel racconto dagli scritti in prima persona del dottor Sebastian Bell, il quale appartiene a una lunga tradizione di personaggi che hanno improvvisamente perduto la memoria. Bell appura suo malgrado di procurarsi da vivere spacciando agli altri ospiti medicinali a uso di droghe. All’alba del giorno dopo scopriamo che in realtà si tratta del giorno prima, e così il narratore rivive gli stessi eventi ma da un altro punto di vista, o meglio dal corpo del maggiordomo Roger Collins, il cui volto viene ustionato per metà come quello di Due Facce. Quando il maggiordomo viene aggredito da Gregory Gold, l’artista al servizio della famiglia Hardcastle, il narratore si risveglia il giorno dopo dentro un ospite ancora diverso, più di quanto potrebbe fare Il ladro di corpi affrontato dal vampiro Lestat. Stavolta il nostro anonimo protagonista dovrà rivivere i medesimi eventi nei panni del playboy Donald Davies, membro dell’alta società insieme alla sorella Grace.

Un inquietante individuo travestito da medico medievale della peste (maschera di porcellana, cilindro e mantello neri), già apparsogli in precedenza, sembra l’unico a rendersi conto della sua situazione, e lo avvicina per spiegargli le “semplici” regole di questa commemorazione funebre mascherata da festa: ha ancora sei occasioni per risolvere il mistero quotidiano dell’omicidio di Evelyn, ovvero ha a disposizione altre sei incarnazioni compresa quella attuale di Davies. Se entro l’ottava avrà risolto il mistero sarà libero di andare, altrimenti gli verrà cancellata la memoria e dovrà ripartire daccapo nelle vesti inaugurali del medico-spacciatore Sebastian Bell. Davies tenta la fuga verso il vicino villaggio di Abberly ma come ai protagonisti di Palm Springs che non riescono a evadere dai confini del loop spaziotemporale, anche a lui non gli riesce e si risveglia nel giorno (leggasi incarnazione) successivo: quella del banchiere Lord Cecil Ravencourt, un uomo pachidermico che convolerà a nozze con Evelyn a patto di sanare i debiti dei suoi genitori. Sarà per questo che Evelyn vuole togliersi la vita?

La soluzione forse è portata di mano di Aiden Bishop. Infatti è questo il nome del protagonista che, all’alba di ogni nuovo giorno, si sveglia nel corpo di un ospite differente, e che vede, al calare di ogni sera, Evelyn Hardcastle tornare a morire in questo spietato e tragico Giorno della Marmotta. Quella di Aiden non è solo un’anima che trasmigra, perché gli stessi corpi aggiungono qualcosa del loro carattere e inclinazione: Bell è un inetto, Davies un vigliacco, Lord Ravencourt un affarista senza scrupoli, Derby un violento. Aiden però ne riconosce anche le qualità e non disdegnerebbe di ereditarne qualcuna, dalla bontà di Bell all’intelligenza di Ravencourt passando per la compassione di Dance. Ma più egli avanza con le incarnazioni, più pare smarrire la sua personalità originale, per questo il gioco ne consente solo otto prima della fine delle danze.

Palm Springs (2020) di Max Barbakov

PRIMA DI MEZZANOTTE

Funziona così: se un’incarnazione si addormenta prima di mezzanotte (quindi prima della fine del giorno) il “giocatore” si risveglia nel corpo del maggiordomo e quando il maggiordomo si addormenta torna nell’incarnazione precedente; se invece un’incarnazione dorme fin oltre mezzanotte o muore prima allora il “giocatore” si risveglia nell’incarnazione successiva. Passateci il termine “giocatore”: d’altra parte le regole di tutta la narrativa applicata al Giorno della Marmotta si basano sul concetto chiave dei videogame, “trial and error”, ossia “prova e sbaglia, continua a provare finché non migliori e superi l’ostacolo.

La predeterminazione alla base dell’intreccio è solo apparenza, perché a Blackheat non c’è nulla di inevitabile: tutto semmai è condizionato dalla coazione a ripetere delle persone, che preferiscono commettere sempre gli stessi sbagli, ma non Aiden, lui sembra l’unico che volta dopo volta pare trarre un insegnamento dai propri errori. Quello che in lui non cambia mai è l’ostinazione: questo è il potere segreto che gli permette di riscrivere i ricorsi immutabili della storia.

Le cose si complicano con l’inserimento di altri tre “giocatori” della partita: i concorrenti possono anche decidere di collaborare, perché il vero nemico pare essere una quarta iniqua figura conosciuta come lacchè. Sono però alleanze precarie, non si può mai sapere di chi fidarsi veramente: il disturbante effetto paranoia è identico a quello provato durante la visione The Game di David Fincher.

The Game (1997) di David Fincher

Ogni volta che inizia un nuovo ciclo di reincarnazioni, il giocatore porta con sé dalla precedente esperienza un’informazione diversa che può pregiudicare o favorire l’esito delle indagini. In questo ciclo Aiden si è risvegliato ricordando la parola “Anna“, e non è detto che la donna sia un’alleata come si credeva in un primo momento. Anna, infatti, è una delle altre “giocatrici” di questa letale partita a scacchi (come quella giocata, all’interno del libro, tra Evelyn e Lord Ravencourt, saggiamente riproposta in copertina). Poi abbiamo Charles Cunningham, il cameriere personale di Lord Ravencourt. Alla penultima incarnazione, quella di Edward Dance, uno dei legali della famiglia Hardcastle, crediamo di conoscere da un pezzo anche quale sarà l’ultima incarnazione del protagonista dal momento che si è giocato d’anticipo: Daniel Coleridge, giocatore d’azzardo di professione. Almeno così sembrava fin quando non si ritrova incarnato nel corpo dell’agente di polizia Jim Rashton, innamorato di Grace Davies: allora non sono tre, ma ben quattro le persone che vogliono uscire vive da lì (e alcuni di loro stanno pure barando)! Al contrario di Aiden, che ricordiamo essere volontario, gli altri hanno un solo corpo a disposizione, non possono ricordare tutta la settimana ma solo un giorno, ma sono favoriti dall’intervento di….un altro Medico della Peste!

ESCAPE CASTLE

La scansione dei (sessanta) capitoli ricorre a comode indicazioni sulla sequenza cronologica dei giorni (in realtà, come sappiamo, la giornata è sempre la medesima), così da facilitarci l’orientamento lungo la sequenza temporale della trama. Le informazioni vengono rilasciate gradualmente per non far impazzire il lettore, dosando al momento giusto tutte le briciole necessarie a ricomporre il puzzle. Solo al momento dell’incarnazione nel corpo del misogino e iracondo Jonathan Derby, prendiamo atto che Aiden Bishop è l’unico dei “giocatori” ad avere scelto volontariamente di partecipare a questo rompicapo mortale.

Salvare Evelyn Hardcastle dal fatidico colpo di pistola non servirà a risolvere il gioco, così come ucciderla prima dell’assassinio: tutto sarà finito non solo quando il giocatore avrà identificato il nome dell’assassino ma anche quando si procurano prove sufficienti a incastrarlo.

Escape Room (2019) di Adam Robitel

Ci dispiace constatare come in questa variante da Escape Room, manchi il momento cardine di ogni Giorno della Marmotta che si rispetti: la sequenza deistica in cui il protagonista interviene su ogni momento della giornata conoscendone ogni singolo dettaglio.

CONCLUSIONI

Il riconoscibilissimo stile inglese (a partire dalla villa campestre), celato in un contesto temporale mai esattamente precisato (presumiamo i primi del Novecento), mescolato allo stratagemma narrativo che definiamo da “matrioska buddista“, contribuisce a creare quella giusta dose fra universale-famigliare e ignoto che ci inchioda alle pagine della prima parte della lettura. L’intreccio è ben congegnato, l’idea di base originale, alla fine tutte (ma proprio tutte) le domande otterranno risposta, accompagnate da echi soprannaturali (il fantasma del piccolo Thomas Hardcastle) e accenni a una distopia fantascientifica (Blackheat è una prigione dove i criminali possono espiare le loro pene attraverso un percorso di recupero all’interno del quale il Medico della peste riveste il ruolo di perito; esistono migliaia di “set” a seconda del grado della colpa e Blackheat è quello più infernale di tutti!), al confronto della quale le prigioni in cui si ritrova Sylvester Stallone nella serie cinematografica di Escape Plan sembrano una bazzecola. Ma davvero un prigioniero si può redimere? E davvero i carcerieri possono convincersi della bontà di una redenzione?

Eppure, giunti a un passo dalla fine si prova un certo affaticamento nella lettura: il ripetersi di identici schemi narrativi, anziché appassionarci per i punti di vista sempre inediti, finisce per complicare le nostre percezioni dell’indagine, con un’overdose di dettagli e troppi personaggi da tenere a mente. Manco a dirlo, chi si ferma nella lettura o procede lentamente… è perduto.

Escape Plan (2013) di Mikael Hafstrom

L’atmosfera angosciante è sì riuscita, ma l’ambientazione claustrofobica tirata per le lunghe ci fa letteralmente mancare letteralmente il respiro. Tanto che non vediamo l’ora che il libro metta un punto piuttosto che voler scoprire chi realmente sia l’assassino.

Le sette morti di Evelyn Hardcastle è tutto sommato un giallo deduttivo un po’ horror, gotico cristiano con componenti fantastiche, e allo stesso tempo non è pienamente nessuno di questi generi. Un esperimento riuscito a metà.

Finito di leggere: mercoledì 9 marzo 2022.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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