L’ENIGMA DELL’ALFIERE di S.S. van Dine

L’ENIGMA DELL’ALFIERE di S.S. van Dine

LA MORTE E IL FUNERALE DEL PETTIROSSO

Un incubo dal sapore medievale quello che anima L’enigma dell’alfiere (1929). Lo schema iniziale è il solito narrato da S.S. van Dine, amico e avvocato del pigro, ricco e beffardo Phiilo Vance.

Altro amico di vecchia data è il Procuratore Distrettuale John F.X. Markham che, di fronte al misterioso delitto che la polizia non riesce a risolvere, richiede i servigi di Vance. A dire il vero, con sommo rincrescimento del ruvido sergente Ernest Heath della Squadra Omicidi i cui errori di valutazione, secondo il classico schema, ogni volta gli fanno incolpare clamorosamente la persona sbagliata.

La vittima si chiama Joseph Cochrane Robin, giovane sportivo e campione di arco, trafitto proprio da una freccia nel campo privato di casa Dillard nel centro di New York. Il principale sospettato è un suo rivale e coetaneo, tale Raymond Sperling, ingegnere civile. Sono queste due curiose coincidenze che rimandano alla vecchia cantilena popolare La morte e il funerale del Pettirosso: Cock Robin significa “pettirosso maschio” e Sperling sta per il “passero” che l’ha ucciso. Allora bisognerà cercare, seguendo le altre strofe, la Tortorella (che amava il Passero) e il Moscerino (testimone oculare del delitto).

Andando fuori tema, viene da chiedersi: non è che tutta questa pantomima abbia ispirato la creazione del personaggio di Robin, l’aiutante di Batman, e il cui simbolo è per l’appunto un pettirosso, apparso per la prima volta nei fumetti appena una decina d’anni dopo il presente romanzo? Considerata la fama di Vance, la cosa non è da escludersi del tutto.

LE FILASTROCCHE DI MAMMA OCA

Quarto romanzo della serie, L’enigma dell’alfiere è anche il primo a essere stato scritto in seguito al successo riscosso dalla trilogia iniziale. E così, dopo La canarina assassinata (leggi QUI la recensione), viene preso in esame un nuovo caso di stampo “ornitologico”. Si tratta però solo del primo delitto di una macabra catena, potenzialmente infinita, che sembra voler riportare in vita numerose altre filastrocche per bambini di Mamma Oca (da John Sprigg a quella sul gobbo e via dicendo). Le vittime e i sospettati sono tutti eminenti giovani della buona società che frequentano casa del professore universitario Bertrand Dillard, rinomato fisico, come giocatori di scacchi e illustri matematici.

Un individuo su tutti sembra saperne più del dovuto: infatti invia messaggi dattiloscritti alla polizia e alla stampa nascondendosi dietro l’alias de Il Vescovo. Bisogna qui specificare che in inglese l’alfiere degli scacchi si chiama “il Vescovo“: se il titolo italiano rende sin da subito palese il riferimento al gioco, in originale il fraintendimento viene sciolto solamente quando un autentico pezzo degli scacchi, per l’appunto un alfiere (nero), viene rinvenuto nell’abitazione vicina a quella in cui si è consumato l’omicidio.

Il richiamo dell’immaginario infantile, quando il sangue inizia a scorrere copioso, non fa che accentuare le atmosfere quasi horror. Dopo Van Dine molti altri giallisti prenderanno spunto dagli schemi delle filastrocche infantili, e per restare in tema orrorifico non possiamo non citare quella cantata dal diabolico Freddy Krueger nella serie di film Nightmare.

CONCLUSIONI

Questo poliziesco è considerato all’unanimità dalla critica, e dal pubblico, il migliore dei romanzi di van Dine. Nello stesso anno di pubblicazione uscì un omonimo film per il cinema diretto da Nick Grinde e David Nurton con Basil Rathbone per la prima e ultima volta nei panni dell’aristocratico investigatore dilettante.

La penna brillante e sarcastica rivelano quanto sia raffinato e forbito l’autore, ma anche quanto sia geniale e comica la mente del protagonista, detective dandy per eccellenza della letteratura gialla. Seppure in questo libro talvolta le dissertazioni superino il limite: se da un lato ci dicono quanto sia colto Van Dine e quanto sia erudito Vance, dall’alto finiscono per risultare eccessive, come per esempio quella sulla meccanica quantistica.

L’enigma dell’alfiere è uno stupefacente giallo classico, con intreccio avvincente e personaggi ben caratterizzati, inoltre la spiazzante sequenza finale di colpi di scena che svela l’identità del (serial) killer, imbastisce un bel po’ di suspense (che non guasta mai).

Finito di leggere: martedì 21 aprile 2026.

Nel salutarvi vi invito a leggere L’enigma dell’alfiere di S.S. van Dine, ultimo appuntamento della nostra rassegna, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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