STORIA DI DUE ANIME di Alex Landragin

STORIA DI DUE ANIME di Alex Landragin

SORPRESA

Storia di due anime è l’esordio più instagrammato del 2020, da più voci indicato come la sorpresa dell’anno. La Prefazione firmata dall’autore Alex Landragin, nella vita anche rilegatore, si apre con quello che è ormai il celebre pay off della copertina: “Non ho scritto questo libro. L’ho rubato“.

Difatti è un rilegatore a scrivere l’introduzione riproponendoci la “fantasiosa” storia del manoscritto ritrovato che, da I promessi sposi in poi ha perso il conto degli epigoni: per mandato di una misteriosa Baronessa, il narratore rilega tre diversi manoscritti redatti da tre diversi autori ma che hanno un misterioso filo conduttore, e non parliamo soltanto di Parigi (città evidentemente amata dal suo autore), bensì di due anime che si rincorrono da secoli.

BIVI

La Nota per il Lettore ci avverte delle due distinte possibilità di lettura: una regolare (che procede semplicemente voltando le pagine così come sono state rilegate) e quella denominata “la sequenza della Baronessa” (che comincia a pag.176, e per mezzo di una parentesi graffa indica la pagina successiva da intercettare) di cui riporta in calce un pratico riepilogo della paginazione. Un esperimento letterario recentemente tentato da 4 3 2 1 di Paul Auster (leggi QUI la recensione) per non parlare del labirintico S. La nave di Teseo di J.J. Abrams e Doug Dorst (leggi QUI la recensione).

Storia-di-due-anime_Libri-Senza-Gloria
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Niente di nuovo insomma, ma stavolta il virtuosismo tecnico regge soprattutto mediante la capacità mimetica di Landragin il quale, ogni volta, scrive in prima persona ma come se fosse realmente una persona diversa; in secondo luogo questo meccanismo ben oliato fa affiorare gradualmente nella mente del lettore la comprensione della struttura d’insieme appena oltre la metà, così da trasformare lo spaesamento iniziale in curiosità intellettiva.

Storia di due anime può essere inteso come romanzo unico o come raccolta di tre racconti, di lunghezza crescente in ordine progressivo (ciascuno è lungo la metà delle pagine del racconto successivo). Scopriamoli uno per volta.

L’EDUCAZIONE DI UN MOSTRO

Un racconto in quattro parti, narrato in prima persona e attribuito a Charles Baudelarie (il quale fa menzione a quest’opera effettivamente nel suo “vero” diario). Nel 1865 Baudelaire è in esilio a Bruxelles. Dopo l’incidente avuto con una carrozza, viene soccorso da un misterioso maggiordomo e si risveglia in una sontuosa villa dove incontra Madame Édmonde, una donna dal viso coperto da un velo di tulle: dietro di esso nasconde un volto sfigurato. La donna, per di più, sostiene di essere Jeanne Duval, la ragazza amata in passato dal poeta: la sua musa ispiratrice, la Venere Nera ritratta da Manet e che aleggia come un fantasma dietro Baudelaire nel dipinto firmato da Courbert.

Charles Baudelaire ritratto da Gustave Courbert

La Madame gli propone una variante del patto con il diavolo: la trasmigrazione dell’anima verso un altro corpo, ossia quello che fece (pentendosene) il vampiro Lestat ne Il ladro di corpi. La coppia passa al vaglio i candidati finché la scelta non ricade sulla sgraziata e sfortunata Mathilde.

Come si dirà più avanti, lo stile “mimetico” di questo scritto richiama quello di Edgar Allan Poe, di cui Baudelaire era il primo ammiratore francese.

LA CITTA’ FANTASMA

Parigi, 1940, siamo all’alba della Seconda Guerra Mondiale. Walter Benjamin è un rifugiato tedesco ebreo che conosce Madeleine mentre la donna si ritrova puntualmente a piangere sulla lapide di Baudelaire. Madeleine è interessata principalmente ad accaparrarsi il racconto inedito del poeta che verrà prossimamente venduto ad un’asta: quale racconto se non L’educazione di un mostro che abbiamo appena letto? Quello sulla metempsicosi: un esperimento di trasmigrazione di anime da tentare da vivi e non da morti.

Coco avant Chanel – L’amore prima del mito (2009) di Anne Fontaine

La Société Baudeliere, nata come associazione letteraria, all’epoca dei fatti presieduta da Madame Gabrielle Chanel detta Coco, sarta di alta moda e donna più ricca di Francia, cerca di mettere loro i bastoni fra le ruote fino alla resa della Francia ai nazisti.

I RACCONTI DELL’ALBATRO

Alua è colei che ricorda mentre l’amato Koahu è colui che dimentica su una sperduta isola del Pacifico (Oaeetee che significa “La Casa dell’Albatro Errante“) al tramonto del XVIII secolo. Solo più avanti verremo a sapere che l’isola è Ile de France, successivamente ribattezzata Mauritius. Otahu è il capo villaggio, Fetu il saggio che insegna la Legge (della trasmigrazione, ovviamente) alla sua allieva prediletta, Alua. L’albatro è il loro totem. Qui il “racconto nel racconto” raggiunge il suo culmine quando Alua ci racconta la leggenda del gabbiano che in futuro Jeanne Duval amerà raccontare a Baudelaire.

Echi di Cloud Atlas si stagliano attraverso una sequenza ininterrotta di reincarnazioni lungo i secoli da parte di Alua: fra solitudine e fede, ella sarà prima un giovane marinaio tuttofare, poi un ritrattista caduto in disgrazia che diventa un debosciato gentiluomo di New Orleans (se ben ricordate è qui che Lestat ha mosso i suoi primi passi letterari in Intervista col vampiro), finalmente Jeanne Duval che da schiava di una piantagione conquisterà il cuore di benefattori europei e soprattutto di Baudelaire. Jeanne/Alua diventa la sua Shéhérazade privata, gli ispira racconti e poesie come (chiaramente) L’albatro. Quindi è il turno di Madame Édmonde (ci riallacciamo al primo racconto) e di un ipnotista dopo di lei (ricollegandoci al secondo racconto).

Cloud Atlas

Avvertenza: spoileroso il fatto che all’inizio di ciascun racconto vengano poste in epigrafe le date di nascita e di morte nonché di ogni “scambio” (di anime) effettuato dal narratore interessato.

CONCLUSIONI

L’autore assume dunque una posizione netta sul fatto che i destini siano determinati dalle inclinazioni del corpo e non dal carattere dell’anima. In fin dei conti la moltitudine di personaggi può ridursi al numero tre, ma aggiungere anche solo una parola in più significherebbe fare giganteschi spoiler.

Edito per Nord con la traduzione di Claudine Turla, Storia di due anime è in realtà una storia d’amore mascherata da giallo, tanto che il noir e il mistery sono presto soppiantati dal genere storico in un mix di romance e fantasy: la storia è quella di tre (non due!) anime in grado di ritrovarsi a dispetto di qualsiasi impedimento spazio-temporale.

Jeanne Duval ritratta da Manet

Nonostante il meccanismo a orologeria di Landragin, il coinvolgimento non è mai altissimo sia perché l’intreccio predomina sulla componente emozionale (che dovrebbe essere quella principale, sin dal titolo) sia perché non vediamo lo svolgersi di questo intreccio (a discapito dell’immedesimazione) ma spesso lo apprendiamo per bocca dei personaggi stessi, sebbene lo stile inaspettatamente retrò contribuisca a rendere il ritmo semplice e immediato.

Finito di leggere: lunedì 21 dicembre 2020.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Storia di due anime di Alex Landragin, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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