VIAGGIO NELLE PRATERIE DEL WEST di Washington Irving

VIAGGIO NELLE PRATERIE DEL WEST di Washington Irving

LA LEGGENDA DEL WEST

Washington Irving (1783-1859) è considerato il padre della letteratura umoristica americana. E questo nonostante sia più famoso per le cupe atmosfere de La leggenda di Sleepy Hollow. Viaggiatore instancabile, visse a lungo in Europa ricoprendo incarichi diplomatici e visitando Spagna, Inghilterra, Italia, Germania e Olanda, narrando le sue esperienze in diversi resoconti di viaggio, che lo resero uno dei grandi spiriti nomadi della letteratura dell’Ottocento. Rientrato negli Stati Uniti, Irving percorse le praterie dell’Oklahoma al seguito di una spedizione militare trovandovi l’ispirazione per il reportage che abbiamo tra le mani: Viaggio nelle praterie del West (titolo originale A Tour on the Prairies).

Pur dato alle stampe nel 1835, il diario di viaggio nell’Oklahoma risale a tre anni prima. Irving lo scrisse praticamente in sella al suo cavallo, con il quale attraversava il selvaggio West americano, con la sola altra compagnia di un fucile e di una coperta. La prima pubblicazione italiana arriva nel 1934 per la collana “Resurgo” di A.B.C. (titolo leggermente diverso: Viaggio nelle praterie del Far West), presentava diversi tagli ed era priva dell’introduzione dell’autore. Nella nuova versione pubblicata da Edizioni Spartaco (che di tematica simile ha già dato alle stampe il bellissimo romanzo E avrai sempre una casa di Piero Malagoli – leggi QUI la recensione), l’introduzione è del saggista Roberto Donati (curatore della collana di cinema Bietti Heterotopia, insegna Linguaggi cinematografici e televisivi nella scuola), la postfazione I verdi pascoli del mito del West è del fumettista Massimiliano “Leomacs” Leonardo (tra le altre cose ha realizzato varie storie per la Sergio Bonelli Editore con protagonista Tex Willer), e con Note al testo del saggista Paolo Graziano (docente di Lettere nella scuola, studioso di teoria e critica letteraria, che conduce il laboratorio di scrittura creativa di Edizioni Spartaco).

Viaggio nelle praterie del West_Libri Senza Gloria
Viaggio nelle praterie del West_Libri Senza Gloria

NELLE TERRE SELVAGGE

I capitoli sono introdotti da una serie di brevi titoli disposti in sequenza, proprio alla “vecchia maniera”. Quello che Irving racconta è un viaggio lungo oltre un mese, al seguito di una piccola spedizione proveniente da St Louis sulle rive del Missouri e lungo la linea di frontiera segnata dalle agenzie indiane e dalle missioni che si estende dal Missouri all’Arkansas. La spedizione è comandata da uno dei commissari incaricati dal governo degli Stati Uniti di supervisionare l’insediamento degli indiani immigrati nel Mississippi. Tra gli altri compagni di viaggio: l’inglese Mr. L. e il suo attendente (un giovane conte svizzero), un piccolo creolo francese con mansioni di tuttofare soprannominato Tony, il meticcio Antoine e infine l’eccentrica guida Beatte.

La squadra si unirà a un gruppo di ranger a cavallo partiti per compiere un ampio giro dall’Arkansas al Red River attraversando il territorio dei pericolosissimi indiani Pawnee. Così incontrano pure i pittoreschi indiani Creek e i più miti cacciatori Osage, popolazione al centro dell’ultimo film di Martin Scorsese, Killers of the Flower Moon. L’autore paragona gli indiani a sculture romane, e Beatte alla rappresentazione di Napoleone, il sole che si insinua tra le chiome di un albero gli ricorda le vetrate variopinte delle cattedrali gotiche: similitudini originali e inedite, che segnalando il suo recente ritorno dall’Europa.

IERI E OGGI

Assistiamo ai momenti topici della vita di frontiera: guadare un fiume all’indiana, la grande battuta di caccia al cavallo selvaggio, la caccia del bisonte, ecc. C’è spazio anche per una descrizione del villaggio dei cani della prateria, che fa viaggiare la nostra immaginazione fino a La collina dei conigli (leggi QUI la recensione). Pure i bivacchi ricoprono un ruolo fondamentale, il momento in cui i ranger possono riposarsi sotto la notte stellata, scherzare e rifocillarsi. Una cosa che sa bene John Ford, che nei suoi classici western mostrava sempre queste scene intorno a un fuoco, dove vediamo i pistoleri ristorarsi e godere di un attimo di pace, prima della prossima sparatoria. Il grand tour di Irving è vivo e dinamico, privo di quel filtro poetico che la letteratura successiva e la cinematografia ci hanno restituito del Far West. Oltre il mito e la leggenda, l’esperienza di Irving ha al contempo nutrito proprio quell’immaginario a venire, tanto che leggendo alcune di queste pagine sembra proprio di assistere a certe scene di Balla coi lupi, dalle più rilassate (gli indiani che scoprono di amare il caffè) alle più spettacolari (la caccia al bisonte per esempio), e anche lì i Pawnee hanno il ruolo di feroci indiani contrapposti ai più pacifici Sioux.

Il taccuino di Irving passa in rassegna usi e costumi degli indiani, i loro canti, come realizzano gli accampamenti, le tecniche di combattimento o per rubare i cavalli. Ma non dimentica le consuetudini degli uomini bianchi. 

Pur dimostrando una certa sensibilità nel trattamento degli indigeni, quello di Irving è chiaramente il punto di vista di un uomo bianco colonizzatore, e sarebbe fuori luogo stare qui a puntare il dito contro i suoi termini desueti e razzisti. Bisogna anzi riconoscergli una grandissima onestà di pensiero, quando ammette che nella vastità delle praterie selvagge, con il fucile in mano, pure lui si faceva trascinare dalla incontrollabile fame del cacciatore.

CONCLUSIONI

Alla frontiera vige la “Legge di Lynch“, come è definita tecnicamente, secondo la quale l’accusatore diventa anche testimone, giuria, giudice ed esecutore della sentenza mentre l’imputato viene punito sulla base di un semplice sospetto. La vera grande legge non scritta della frontiera è però un’altra: la vita di un cacciatore dipende dal valore del suo cavallo. E le tribù locali misurano il valore di un uomo in base alla cattura di un cavallo selvaggio. Da qui si può capire meglio il titolo Cavalli selvaggi (leggi QUI la recensione) per il primo capitolo della Trilogia della Frontiera di Cormac McCarthy.

Man mano che i viaggiatori esplorano questa sconfinata terra, Irving è sempre più sedotto dal fascino della frontiera: allora campo libero di possibilità, aspirazioni e speranze, eppure “mobile” per definizione. Gli ambasciatori di questa “fine imminente” sembrano essere le api, che si spostano in avanti più l’uomo bianco avanza e più il “pellerossa” retrocede.

Finito di leggere: giovedì 1 febbraio 2024.

Nel salutarvi, vi invito a leggere Viaggio nelle praterie del West di Washington Irving, e a tornare su questa pagina per dirmi cosa ne pensate.

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